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LO SPIRITO SANTO

Lo Spirito Santo, nell’Antico Testamento non è conosciu­to in forma chiara come Persona della SS. Trinità, ma si ri­vela fin dalle prime righe della Genesi come la forza nascosta che pervade la Creazione e prepara l’umanità all’incontro col Messia. La parola che esprime lo Spirito, in ebraico, è “rùah” ed ha significati diversi, ma simili: vento, soffio, respiro, vi­ta, forza. “Rùah” è un “vento” che soffia dove vuole e non si sa da dove venga e dove vada, è una “forza” originale e im­prevedibile, misteriosa, che plasma l’universo e lo anima. Subito dopo la creazione del cielo e della terra “lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Gn 1,2). Dopo aver formato l’uo­mo col fango, Dio soffiò in lui “un alito di vita e l’uomo di­venne un essere vivente” (Gn 2,7). Il libro della Sapienza afferma che “lo Spirito del Signore riempie l’universo” (Sap 1,7). Ogni vivente ha vita solo in forza dello Spirito, rùah, che crea, ispira e rivela al cuore del­l’uomo la Parola di Dio e il suo vero Volto. Questo era ciò che dello Spirito Santo conosceva l’uomo dell’Antico Testamento. Nel Nuovo Testamento, specialmente nel Vangelo di Giovanni (cfr. Gv 16, 4 – 18), lo Spirito viene presentato da Gesù come Persona della SS. Trinità, membro della “famiglia divina”. “Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo vengono nomi­nati chiaramente come Persone, la prima distinta dalla se­conda e dalla terza e anche queste tra loro. Gesù parla della Spirito consolatore usando più volte il pronome personale “egli” e, al tempo stesso, in tutto il discorso di addio, svela quei legami che uniscono reciprocamente il Padre, il Figlio e il Paraclito. Lo Spirito procede dal Padre e il Padre dà lo Spirito. Il Padre “manda” lo Spirito nel nome del Figlio, lo Spirito rende testimonianza al Figlio. Gesù, prima di ascen­dere al Cielo dice: “Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Questa formula rispecchia l’intimo mistero della SS. Trinità. Nella sua vita intima Dio è amore, amore essenziale, comune alle tre Persone: amore personale è lo Spirito Santo, come Spirito del Padre e del Figlio. Per questo egli “scruta le profondità di Dio” come amore-dono increato. Si può dire che nello Spirito Santo la vita intima del Dio Uno e Trino si fa tutta dono, scambio di reciproco amore tra le divine Persone. Lo Spirito Santo è Persona-Amore, è Persona-Dono. Abbiamo qui una ricchezza insondabile della realtà e un approfondi­mento ineffabile del concetto di persona in Dio, che solo la Rivelazione ci fa conoscere. Al tempo stesso lo Spirito Santo, in quanto consostanziale al Padre e al Figlio nella divinità, è amore e dono increato da cui deriva, come da una fonte, ogni elargizione nei riguardi delle creature: la donazione dell’esi­stenza a tutte le cose mediante la creazione, la donazione del­la grazia agli uomini mediante l’intera economia della sal­vezza. Come dice l’apostolo Paolo: “L’amore di Dio è stato ri­versato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato” (Rm 5,5; Dominum et Vivificantem, 8 – 10). Chi è allora lo Spirito Santo? E’ il frutto dell’Amore del Padre e del Figlio, è Persona e al Padre e al Figlio lo unisce la stessa natura divina. Per farsi capire Dio si è rivelato a noi partendo dalle realtà umane che ci sono familiari. E così, senza voler esagerare, noi possiamo paragonare il ruolo dello Spirito Santo a quello di una madre, riconoscendo il suo ruolo materno nella nostra vita spirituale. Un ruolo materno è quello di insegnare al bam­bino a conoscere suo padre. Come se ne preoccupa la madre e  quanto amore mette in questo! A volte dice: “Su, comincia a conoscere papà imparando a sorridergli!”. E quale gioia pro­va quando, mentre il papà si avvicina, il bambino si agita e sorride. Che gioia poi quando, per la prima volta, il bambino chiama papà! Una mamma mi diceva tutta contenta: “Il mio bambino ha detto papà prima di dire mamma!”. Verso le crea­ture Dio si presenta con un amore di padre e di madre, que­sta è l’immagine che ci dà di Lui tutta la Sacra Scrittura. L’uomo che dà nome agli esseri del creato e li sottomette e li organizza, è senz’altro un riflesso del Verbo divino, del Figlio, mentre la donna, che dà la vita e partecipa così intimamente al mistero dell’inizio e dello sviluppo della vita, è più vicina al­lo Spirito, principio di vita. Egli rivela ai cristiani, come una madre rivela al figlio il padre, la dignità di figli di Dio. “Lo Spirito attesta al nostro spirito che noi siamo figli di Dio”

La Parola di Dio e il suo Soffio sono all’origine dell’es­sere e della vita di ogni creatura: “E’ proprio dello Spirito Santo governare, santificare e animare la creazione, perché Egli è Dio consostanziale al Padre e al Figlio. Egli ha potere sulla vita perché, essendo Dio, custodisce la creazione nel Padre per mezzo del Figlio” (Liturgia bizantina). “Quanto al­l’uomo, Dio l’ha plasmato con le sue proprie mani, cioè il Figlio e lo Spirito Santo, e sulla carne plasmata disegnò la sua propria forma, in modo che anche ciò che era visibile, portasse la forma divina” (Sant’Ireneo di Lione, Catechismo Chiesa Cattolica, 702 – 703). La Creazione non si può giu­stamente capire se non si vede come momento della realizza­zione di quel disegno d’amore col quale il Padre, per mezzo di Cristo

 

nello Spirito Santo, chiama e ammette gli uomini alla comunione con sé, alla partecipazione della sua vita divina. Infatti la creazione trova il suo vertice nell’uomo, capace di ri­spondere, ringraziando e adorando, all’atto di amore di Dio. Senza questo amore forte, fedele,infinito, la creazione ri­marrebbe un evento inspiegabile. Questo perché Dio non crea per un suo bisogno, ma per amore gratuito, per donare, per arricchire, per rendere felici altri essere fuori di sé. Nascendo da un atto di amore, ogni creatura è, nel suo essere più profon­do, fatta di amore e trova la sua perfezione amando. Presente nell’anima, lo Spirito le comunica, con la grazia, la vita stes­sa della SS. Trinità. E’ l’amore che edifica, come è l’amore che dopo la Pentecoste, ha fatto dei primi cristiani, una co­munità “assidua alla comunione fraterna”, poiché tutti erano “un cuore solo e un’ anima sola” (Atti 2 e 4). Nell’atto d’amore della creazione, fin dal principio,era nel pensiero di Dio Maria Immacolata che vive in un profon­do ed intimo rapporto con lo Spirito Santo. Maria è la Primogenita dello Spirito, la Nuova creazione. Ecco quanto afferma San Massimiliano Kolbe: “L’Immacolata proviene dal Padre attraverso il Figlio e lo Spirito, poiché è il Creatore che dal nulla chiama gli esseri finiti all’esistenza, ad immagine di se stesso. Lo Spirito Santo è nell’Immacolata come la se­conda Persona della SS. Trinità, il Figlio di Dio, è in Gesù. Ma con questa differenza, che in Gesù vi sono due nature, la natura divina e la natura umana e un’ unica persona, quella di­vina. La natura e la persona dell’Immacolata, invece, sono di­stinte, naturalmente, dalla natura e dalla Persona dello Spirito Santo, ma questa unione tra loro, tuttavia, è così inesprimi­bile e perfetta, che lo Spirito Santo agisce unicamente attra­verso l’Immacolata, sua Sposa Maria, dunque, è una creatura, ma ha un posto speciale nella creazione ed è intimamente unita allo Spirito Santo che l’ha fatta interamente sua fin dal suo concepimento, perché divenisse la Madre di Gesù. La sua vita allora è tutta vissuta nello Spirito, ne è completamente ricolmata di luce e di bel­lezza, tanto che la mente umana non riesce a comprendere l’ampiezza e la profondità di questo mistero. “La Madre di Dio è la più perfetta tra tutte le creature: è l’Immacolata, la tutta Bella, e in lei Dio riceve la gloria più grande della creazione. In questa unione fra Maria e lo Spirito Santo, il Cielo si congiunge alla terra, tutto il Cielo con tutta la terra, tutto l’a­more eterno con tutto l’amore creato: è il vertice dell’amo­re!” (S. M. Kolbe).

 

Maria di Nazareth nella Santissima Trinità

Di chi ha avuto bisogno il Raggio del Sole per raggiungere la terra e posarsi su di lei immacolato? Questo Raggio era partito dalla fonte dell’Eterna Purezza e stava raggiungendo un mondo contaminato dal peccato. Per fare in modo che tutta la Sua perfezione non venisse in qualche modo offuscata ed annebbiata dal peccato, questo Raggio ha chiesto alla Purezza la possibilità di essere generato dalla Purezza stessa: Maria di Nazareth.

Perché non raggiungere il mondo diversamente? Se per Dio tutto è possibile per quale motivo si è dovuto servire di una fanciulla, oltretutto di uno dei paesi più poveri e disprezzati di tutta la Palestina? Non sarebbe potuto comparire, all’improvviso, al centro di Gerusalemme, già adulto, e professarsi Figlio di Dio? Certo. Avrebbe potuto fare questo ed altro, ma non lo fece per Giustizia. Non lo fece perché tutto doveva essere eseguito secondo la Giustizia di Dio la quale non permette sconti neanche a se stesso. La Giustizia Divina è una Giustizia Universale che non muta e non varia secondo i tempi ed i luoghi. Non stiamo parlando di una giustizia terrena, dei nostri giudici. Stiamo parlando di ben altro. I giudici terreni giudicano secondo il colore della pelle, della razza, dei soldi, delle gratificazioni; i giudici terreni giudicano secondo quanto una persona sia in grado di farsi giudicare. I giudici terreni sono intoccabili. Anche il Giudice dei cieli, ma a differenza degli altri le Leggi Eterne che Egli ha promulgato valgono anche e soprattutto per Lui. Il Giudice dei cieli si attiene perfettamente alle Sue Leggi e quindi non poteva scavalcare, per semplice convenienza personale, la propria Giustizia. Quel Raggio di Sole ha quindi preso la natura terrena, la natura umana, limitandosi in maniera inimmaginabile. L’Infinito che si confina in uno spazio finito come il corpo umano. Non si è concesso niente. Ha preso la nostra natura e ne ha fatto il veicolo del Raggio. E perché tutto fosse coerente e perfetto nella Giustizia sì e fatto generare in Purezza dalla donna creata Pura dal pensiero stesso di Dio. Maria è stata la nuova Eva dell’umanità.

Il Raggio di Luce aveva bisogno della pietra preziosa più pura che mai la terra avesse avuto fino allora. Dio aveva pensato a questo istante sin dal peccato originale d’Adamo ed Eva e si era magnificato in Maria permettendo alla Purezza di nascere. Tutte le donne, sino alla fine del mondo, non potranno mai competere in purezza con Maria. Egli è stata l’unica e mai più la mente di Dio ripeterà questo suo gesto d’Amore. Se il Raggio di Luce fosse stato generato da un’altra donna, egli avrebbe dovuto necessariamente attraversare una pietra opaca ed il mondo non avrebbe capito. Perché il mondo, Lui lo sapeva, avrebbe rifiutato la Sua venuta anche passando per la porta della massima Purezza. Come infatti è stato.

Maria era come una brocca di quell’acqua purissima che sgorgava all’inizio dei tempi nel Paradiso Terrestre; le altre donne erano pur sempre acqua, ma contaminate dal peccato. Come se prendessimo una caraffa dell’acqua più pura di tutta la terra e gli aggiungessimo una sola goccia d’inchiostro. Ebbene: dopo qualche istante l’inchiostro si diluisce e scompare mentre l’acqua sembra di nuovo pura. Ma non lo è. Così è il peccato originale nelle nostre anime. Una goccia d’inchiostro d’antichissima data che diluendosi non si vede ma nello stesso tempo è presente.  E se non se ne vede la pianta in compenso se ne vedono i frutti. Il Signore ha così mandato un suo emissario, un angelo, per andare a chiedere a Maria, libera di decidere, di far nascere il Suo unico Raggio di Sole:Gesù. Maria acconsentì e la Luce attraversò lo spazio ed il tempo per passare dal Santissimo Cuore di Dio al Santissimo Cuore di Maria. Maria di Nazareth divenne la porta del cielo: Lei si aprì allo Spirito per lasciarsi immergere in Lui e generare, per semplice e naturale passaggio, la Luce di quel Raggio di Sole. Da Purezza generata eterna ad eterna Purezza creata. Maria di Nazareth fu posta all’inizio della Redenzione dell’uomo. Ma il Suo compito è stato e sarà molto più ampio. Quando, trentatré anni dopo quell’evento, Suo Figlio morì sulla Croce Lei divenne la Madre dell’Umanità. Proprio grazie a quel Figlio da Lei generato. E tutta l’umanità divenne figlia di Maria.  “Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre:”Donna, ecco il tuo figlio!”.Poi disse al discepolo:”Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.” (Gv 19,26) La Madre di Gesù divenne sotto la croce la Madre di tutti gli uomini della terra e, come una madre terrena, fu accanto agli apostoli dopo la morte di Gesù. Quando le speranze erano tutte morte con Gesù trafitto dai chiodi, quando le aspettative divenivano labili ed inconsistenti, quando la forza della fede diminuiva insieme alla forza di Gesù prima di rimettere la Sua anima al Sole Eterno, quando la paura del futuro aumentava col calare delle tenebre ecco che Maria divenne la loro speranza, la loro aspettativa, la loro forza ed il loro coraggio. Chiuse nuovamente il cerchio costruito da Gesù attorno al cenacolo e quando lo Spirito di quel Raggio di Luce venne, durante il giorno di Pentecoste, Maria fu nuovamente la Porta di quell’evento prodigioso e memorabile: da quella prima comunità di cristiani lo Spirito poté soffiare sull’umanità redenta. Gli undici apostoli decisero di sostituire il posto vacante di Giuda e la sorte cadde su Mattia.La Pentecoste era celebrata cinquanta giorni dopo la Pasqua e mentre quel giorno stava per finire “venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”. (Atti 2,1) Il Raggio di Luce emanò il Suo calore. La terza Persona della Santissima Trinità aveva raggiunto la sua destinazione ultima: l’uomo. Ma, adesso come allora, lo Spirito soffia solo dove vuole e dove trova cuori aperti alla Verità proprio perché “altri invece li deridevano e dicevano:”Si sono ubriacati di mosto”.

Il compito di Maria di Nazareth

Dalle dodici tribù d’Israele ai dodici apostoli. In tutto questo Maria rappresenta l’anello perfetto di congiunzione che permise la realizzazione, mediante una perfetta cooperazione, dei piani divini. Ma il Suo compito non ebbe fine con la sua assunzione al cielo: una volta assunta in cielo Maria sublima il suo compito terreno diventando l’annunciatrice divina di suo Figlio. Maria da allora ci richiama al vangelo di Suo Figlio ed alla conversione personale illuminando il cammino della nostra fede, ottenebrata dal peccato e dagli affanni del mondo. La coerente Giustizia divina non si smentisce neanche adesso. Attraverso la persona di Maria è giunto a noi il Figlio ed attraverso di Lei, un giorno, lo rivedremo tornare: non più attraverso il suo seno bensì attraverso il Suo instancabile annuncio. Le apparizioni mariane sono, oggi come ieri, quell’annuncio. Da duemila anni la Madre di Dio si fa portavoce del cielo per dispensare Grazie spirituali e materiali. Una notte di tanti anni fa, nella grotta di Betlemme, Lei si fece mediatrice tra Dio e l’uomo solo per amore. E da allora Maria non smise più d’amare. – Mariadinazareth -

Letture consigliate : L’azione dello Spirito Santo nella nostra vita

 Preghiere e NOVENA ALLO SPIRITO SANTO dal 18 maggio

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