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I VENTI SABATI DEL SANTO ROSARIO in onore della Vergine Maria ✿

 

La pratica dei venti sabati alla Madonna di Pompei ( da recitare ogni periodo dell’anno o secondo le linee guida del Santuario di Pompei )

 

 

 

L’origine

Il Santuario della Madonna del Rosario di Pompei, per merito del fondatore, il beato Bartolo Longo, è il centro che ha contribuito, più di altri, alla diffusione della pratica dei Quindici Sabati del Rosario. Essa ha avuto origine in Francia intorno al 1627 all’epoca delle lotte tra Calvinisti ed Ugonotti. Il re Luigi XIII invitò tutti, il 27 maggio1627, alla recita del Rosario nella chiesa dei PP. Domenicani in S. Onorato, a Parigi. Fu poi continuata tutti i sabati. La risoluzione finale delle lotte e la devozione dei fedeli ispirarono la devozione detta: “Voto dei Quindici Sabati”, propagandata dai Padri Domenicani. Devozione accreditata, poi, da grazie straordinarie e da indulgenze. La pia pratica invitava ad accostarsi alla Santa Comunione per 15 sabati consecutivi e a recitare almeno una terza parte del Rosario, soffermandosi nella meditazione dei misteri a cui conformare la vita quotidiana. Nell’Italia meridionale e, in particolare, a Napoli veniva praticata nelle chiese domenicane. Una devota, la marchesa Filiasi di Somma, per meglio diffondere la pratica aveva tradotto dal francese un libricino, esauritosi in breve tempo. Bartolo Longo la incontrò quando le chiese un’offerta per il costruendo Santuario di Pompei. Il discorso cadde sui Quindici Sabati e la marchesa lo invitò a ristampare il libretto. Il Beato notò la povertà del testo. Pensò, perciò, ad un testo completamente rifatto, intitolandolo: “La devozione dei quindici sabati in onore del SS.mo Rosario” (Napoli, 1877). Il libro ebbe una singolarissima fortuna per l’erudizione e lo spirito di pietà di cui era pervaso. Le edizioni, ampliate ed elaborate di continuo, e le traduzioni in più lingue, si contano in centinaia di migliaia di copie.

 

 

La nuova proposta

I testi conciliari e il magistero pontificio espresso particolarmente nella “Marialis Cultus” di Paolo VI, nella “Redemptoris Mater” e nella “Rosarium Virginis Mariae Qui ” di Giovanni Paolo II, hanno indotto a un ripensamento della devozione proposta dal Fondatore di Pompei. Pur valorizzando tutte le sue intuizioni è sembrato opportuno elaborare una proposta più agile e rispondente ai tempi, che metta in risalto la centralità della Parola di Dio, approfondisca la meditazione del mistero ed accentui, accanto alla dimensione personale della pratica, quella comunitaria, quale vero cammino spirituale, lasciando, poi, alla libertà personale, la recita per intero del Rosario. In sostanza questa devozione consiste nell’impegno di rivivere per Venti Sabati consecutivi i misteri del Rosario, preghiera dal cuore cristologico che <<nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell’intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio. In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l’opera dell’Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all’esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore>> (Giovanni Paolo II, RVM, n. 1). La preghiera del Rosario, preghiera tradizionale, «tanto raccomandata dal Magistero e tanto cara al Popolo di Dio, ha una fisionomia spiccatamente biblica ed evangelica, prevalentemente centrata sul nome e sul volto di Gesù, fissato nella contemplazione dei misteri e nel ripetersi dell’Ave Maria. Il suo andamento ripetitivo costituisce una sorta di pedagogia dell’amore, fatta per accendere l’animo dell’amore stesso che Maria nutre verso il Figlio suo. Per questo, portando a ulteriore maturazione un itinerario plurisecolare, ho voluto che questa forma privilegiata di contemplazione completasse i suoi lineamenti di vero “compendio del Vangelo”» (Mane nobiscum Domine, 9).

La proposta del Santuario di Pompei è supportata da queste autorevoli indicazioni che hanno fatto risaltare maggiormente la mediazione della Madre Divina. Attraverso i Venti Sabati una comunità o il singolo credente, un gruppo di famiglie o di giovani, ha la possibilità di arrivare al cuore stesso della vita cristiana. Essi costituiscono una feconda opportunità spirituale per il cammino personale e comunitario del Popolo di Dio, nel contesto più ampio della nuova evangelizzazione. Inoltre sembra quanto mai fecondo, alla luce degli ultimi documenti magisteriali, riscoprire il valore e l’intuizione del beato Bartolo Longo circa il rapporto tra il Rosario e l’Eucaristia. Tutto nella pratica da Lui rilanciata e rinnovata, conduceva all’Eucaristia, perciò la nuova proposta formulata non esclude tale rapporto, anzi lo rimarca perché lo stesso Rosario, ha scritto Giovanni Paolo II nella “Mane nobiscum Domine”, «potrà essere una via particolarmente adatta alla contemplazione eucaristica, attuata in compagnia e alla scuola di Maria» (n. 18).

 

Quando si pratica la devozione dei 20 sabati?

Ogni periodo dell’anno si presta per questa pratica, ma il Santuario di Pompei la premette alle due grandi giornate dell’8 maggio e della prima domenica di Ottobre, quando, a mezzogiorno, a Pompei e simultaneamente in molte chiese del mondo, si recita la Supplica alla Vergine del Rosario. Per l’8 maggio, l’inizio è il penultimo sabato di dicembre, eccetto l’anno in cui esso cade di sabato. In questo caso si anticipa al terzultimo sabato di dicembre. Per la prima domenica di ottobre, l’inizio dei Venti Sabati corrisponde al penultimo sabato di maggio, escluso gli anni in cui la prima domenica di ottobre cade i giorni 6 o 7. In quel caso, si inizia l’ultimo sabato di maggio.

 

4. Indicazioni metodologiche

La pratica dei Venti Sabati promossa dal Santuario di Pompei va nella linea di una celebrazione prevalentemen­te comunitaria. E questo emerge dalle indicazioni pontifi­cie ma anche dalle proposte pastorali che il Santuario stes­so suggerisce. A tal riguardo, l’Unione Famiglie del Ro­sario e l’Unione Giovani del Rosario, nel loro cammino di formazione, possono essere veicoli per una celebra­zione comunitaria dei Venti Sabati.

È ovvio che non è esclusa la devozione personale, ma chi può, inviti altri amici per pregare insieme met­tendosi alla scuola di Maria. Il testo che qui proponiamo contiene sia la celebrazione personale, sia quella comu­nitaria, così come avviene nel Santuario di Pompei.

I MISTERI DELLA GIOIA

Il primo ciclo, quello dei `misteri gaudiosi’, è effetti­vamente caratterizzato dalla gioia che irradia dall’even­to dell’Incarnazione. Ciò è evidente fin dall’Annuncia­zione, dove il saluto di Gabriele alla Vergine di Nàzareth si riallaccia all’invito alla gioia messianica: «Rallegrati, Maria». A questo annuncio approda tutta la storia della salvezza, anzi, in certo modo, la storia stessa del mondo. Se infatti il disegno del Padre è di ricapitolare in Cristo tutte le cose (cfr Ef 1,10), è l’intero universo che in qual­che modo è raggiunto dal divino favore con cui il Padre si china su Maria per renderla Madre del suo Figlio. A sua volta, tutta l’umanità è come racchiusa nel fiat con cui Ella prontamente corrisponde alla volontà di Dio.

All’insegna dell’esultanza è poi la scena dell’incon­tro con Elisabetta, dove la voce stessa di Maria e la pre­senza di Cristo nel suo grembo fanno «sussultare di gioia» Giovanni (cfr Lc 1,44). Soffusa di letizia è la sce­na di Betlemme, in cui la nascita del Bimbo divino, il Salvatore del mondo, è cantata dagli angeli e annuncia­ta ai pastori proprio come «una grande gioia» (Lc 2,10).

Ma già i due ultimi misteri, pur conservando il sa­pore della gioia, anticipano i segni del dramma. La pre­sentazione al tempio, infatti, mentre esprime la gioia del­la consacrazione e immerge nell’estasi il vecchio Si­meone, registra anche la profezia del «segno di contrad-

dizione» che il Bimbo sarà per Israele e della spada che trafiggerà l’anima della Madre (cfr Lc 2,34-35). Gioioso e insieme drammatico è pure l’episodio di Gesù dodicenne al tempio. Egli qui appare nella sua di­vina sapienza, mentre ascolta e interroga, e sostanzial­mente nella veste di colui che `insegna’. La rivelazione del suo mistero di Figlio tutto dedito alle cose del Padre è annuncio di quella radicalità evangelica che pone in crisi anche i legami più cari dell’uomo, di fronte alle esi­genze assolute del Regno. Gli stessi Giuseppe e Maria, trepidanti e angosciati, «non compresero le sue parole» (Lc 2,50).

Meditare i misteri ‘gaudiosi’ significa così entrare nelle motivazioni ultime e nel significato profondo della gioia cristiana. Significa fissare lo sguardo sulla concre­tezza del mistero dell’Incarnazione e sull’oscuro prean­nuncio del mistero del dolore salvifico. Maria ci condu­ce ad apprendere il segreto della gioia cristiana, ricor­dandoci che il cristianesimo è innanzitutto euanghelion, `buona notizia’, che ha il suo centro, anzi il suo stesso con­tenuto, nella persona di Cristo, il Verbo fatto carne, unico Salvatore del mondo.

(Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariae, 20)

 

PRIMO SABATO

1 ° Mistero della Gioia: Annunciazione a Maria

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

O Dio, Padre buono, tu hai rivelato la gratuità e la potenza del tuo amore, scegliendo il grembo purissimo della Vergine Maria per rivestire di carne mortale il Ver­bo della vita: concedi anche a noi di accoglierlo e gene­rarlo nello spirito con l’ascolto della tua parola, nell’ob­bedienza della fede. Per Cristo nostro Signore. Amen. (Messale Romano, Colletta della IV domenica di Avvento, A)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Luca (1,26-38)

Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzareth, a una ver­gine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. En­trando da lei disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Si­gnore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto, l’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia pres­so Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Al­tissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Si­gnore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Dall’Enciclica Redemptoris Mater di Giovanni Paolo 11, n. 8

Maria viene definitivamente introdotta nel mistero di Cristo mediante questo evento: l’annunciazione dell’angelo. Esso si verifica a Nàzareth, in precise circostanze della storia d’Israele, il popolo destinatario delle pro­messe di Dio. Il messaggero divino dice alla Vergine: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1, 28). Maria “rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto” (Lc 1,29): che cosa significassero quelle straordinarie parole e, in particolare, l’espressione “piena di grazia”. Se vogliamo meditare insieme a Maria su queste parole e, specialmente, sull’espressione “piena di grazia”, possiamo trovare un significativo riscontro proprio nel passo della Lettera agli Efesini (Ef 1,3-4). E se dopo l’annuncio del celeste messaggero la Vergine di Nàzareth è anche chiamata “la benedetta fra le donne” (Lc 1,42), ciò si spiega a causa di quella benedizione di cui “Dio Padre” ci ha colmati “nei cieli, in Cristo”. È una benedizione spirituale, che si riferisce a tutti gli uomini e porta in sé la pienezza e l’universalità.(“ogni benedi­zione”), quale scaturisce dall’amore che, nello Spirito Santo, unisce al Padre il Figlio consostanziale. Nello stesso tempo, è una benedizione riversata per opera di Gesù Cristo nella storia umana sino alla fine: su tutti gli uomini. A Maria, però, questa benedizione si riferisce in misura speciale ed eccezionale: è stata, infatti, salutata da Elisabetta come “la benedetta fra le donne”.

La ragione del duplice saluto, dunque, è che nell’a­nima di questa “figlia di Sion” si è manifestata, in un certo senso, tutta la “gloria della grazia”, quella che “il Padre… ci ha dato nel suo Figlio diletto”. Il messaggero saluta, infatti, Maria come “piena di grazia”: la chiama così, come se fosse questo il suo vero nome. Non chia­ma la sua interlocutrice col nome che le è proprio all’a­nagrafe terrena: Miryam (= Maria), ma con questo nome nuovo: “piena di grazia”. Che cosa significa questo no­me? Perché l’arcangelo chiama così la Vergine di Nàza­reth?

Quando leggiamo che il messaggero dice a Maria “piena di grazia”, il contesto evangelico, in cui conflui­scono rivelazioni e promesse antiche, ci lascia capire che qui si tratta di una benedizione singolare tra tutte le “be­nedizioni spirituali in Cristo”. Nel mistero di Cristo ella è presente già “prima della creazione del mondo”, come colei che il Padre “ha scelto” come Madre del suo Figlio nell’incarnazione ed insieme al Padre l’ha scelta il Fi­glio, affidandola eternamente allo Spirito di santità. Ma­ria è in modo del tutto speciale ed eccezionale unita a Cristo, e parimenti è amata in questo Figlio diletto eter­namente, in questo Figlio consustanziale al Padre, nel quale si concentra tutta “la gloria della grazia”. Nello stes­so tempo, ella è e rimane aperta perfettamente verso que­sto “dono dall’alto” (Gc 1,17). Come insegna il Concilio, Maria “primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono da lui la salvez­za”.

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Dona­ci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amia­mo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, concepito per opera dello Spirito Santo … Santa Ma­ria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

O parole benedette, che hanno consumato il mistero dell’Incarnazione, compiute le profezie, riparata la disubbidienza dei nostri primi padri. Parole ammirabili in cui risplende la fede più viva, l’umiltà più profonda, l’obbedienza più sommessa, l’amore più tenero, l’abbandono più perfetto alla volontà divina. O regina umilissima, Dio ti salvi; per te e da te cominciò l’opera della nostra redenzione. Quanto è grande la tua umiltà!

Beati saremo noi, se vivremo sotto la tua protezione ed invocandoti otterremo il perfetto amore di te e del tuo Figlio Gesù. (Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici di riconoscere sempre pronta­mente la voce di Dio, e di fare sempre la sua volontà. Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

SECONDO SABATO

2 ° Mistero della Gioia: Visita di Maria ad Elisabetta

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

 

PREGHIAMO CON LA CHIESA

Dio onnipotente ed eterno, che nel tuo disegno di amore hai ispirato alla Beata Vergine Maria, che portava in grembo il tuo Figlio, di visitare sant’Elisabetta, con­cedi a noi di essere docili all’azione del tuo Spirito per magnificare con Maria il tuo Santo nome. Per Cristo no­stro Signore. Amen. (Messale Romano, Colletta della Visitazione della Beata Vergine Maria)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Luca (1,39-56)

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la mon­tagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisa­betta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussul­tò nel grembo.

Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giun­ta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.

Allora Maria disse: “L’anima mia magnifica il Si­gnore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua miseri­cordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensie­ri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha in­nalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha ri­mandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre”. Maria ri­mase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Da I Quindici Sabati di Bartolo Longo

La grazia dello Spirito Santo non ammette lungo ri­tardo: vuole fedele corrispondenza, ed esige pronta riso­luzione. E Maria, docile ai movimenti dello Spirito Santo, corrisponde subito a Dio. Non appena concepisce nel suo seno il Redentore degli uomini, è pronta a sod­disfare il desiderio di Lui, di beneficare il genere umano e distruggere il peccato. Iddio voleva santificare il Pre­cursore Giovanni, manifestare la gloria e la potenza del suo Figlio fin dai primi momenti della sua Incarnazione e riempire le due avventurate madri di una nuova letizia e di nuove grazie. Maria, tutta piena di amor di Dio e di carità del prossimo, sollecitamente lascia la sua umile dimora di Nàzareth in Galilea, e intraprende il lungo e faticoso viaggio sino ai monti della Giudea. Pensa alle numerose ispirazioni buone che hai soffocate nel tuo cuore, cui forse erano legati disegni particolari di Dio per la gloria sua, per la salvezza tua, e per il vantaggio del prossimo! Guarda: Elisabetta, già inoltrata negli anni, attende un figlio; ella ha bisogno di una confidente che l’aiuti e la consoli. E l’amorosa Vergine che vince in amore e in bellezza i Serafini, non indugia nella decisio­ne, non va lenta nel suo viaggio, ma con fretta. Le è forte stimolo la carità del prossimo. L’amore di Dio, quando regna nel cuore, non resta mai ozioso, spinge sempre l’a­nimo al bene del prossimo senza avere rispetto alle pro­prie inquietudini; poiché l’amore di Dio e quello del prossimo è uno stesso amore, il quale si rivolge ora al Creatore ora alle creature. Questa virtù sola guida ed ani­ma Maria, e non l’amore dello svago e del piacere, non quel desiderio di vedere e di essere veduta, quella curio­sità e quella ostentazione, che sono, per non dire di più, i frequenti motivi delle visite che noi facciamo. Consi­dera come Maria salutò Elisabetta. La vera carità pre­viene gli altrui desideri senza alcun temporale interesse. Se la carità divina non ci avesse prevenuti, e non ci pre­venisse tutti i giomi, avremmo noi conosciuto Iddio?

Penseremmo noi a Lui? Al saluto di Maria, a quella voce fatta strumento del Verbo di Dio, segue il più gran­de di tutti i miracoli: Gesù, dal seno di sua Madre, santi­fica Giovanni che esulta nel seno della propria madre, e riempie Elisabetta di Spirito Santo. Impara che ciò che aspetti dal Cielo, solo per mezzo di Maria lo puoi otte­nere. La prima grazia comunicata agli uomini dal Verbo incamato l’ha fatta dal seno e alla voce di Maria. O Ma­dre di grazie, quanto è mai potente la tua voce! Falla sen­tire al mio cuore, o almeno falla sentire al tuo Figlio in favore mio!

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che portasti in grembo nella visita a Sant’Elisabetta … San­ta Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

O Maria, per la virtù di questo Mistero del tuo Rosario, che Tu ci dia grazia di amare assai Gesù Cristo per raggiungere la salvezza; giacché Tu sei la dispensatrice delle grazie,

e perciò la Speranza di tutti e la Speranza nostra.

O Maria, prega per noi, e raccomandaci al tuo Figlio. Le tue preghiere non hanno rifiuto: sono preghiere di Madre presso un Figlio che tanto ci ama. E Tu meglio di noi conosci le miserie e le necessità nostre, né sappiamo quali grazie più ci occorrono. Nelle tue mani ci abbandoniamo, in te confidiamo. (Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici di sentire la tua ansia apostolica, per portare Cristo ai nostri fratelli e metterci a loro servizio nell’amore.

Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

TERZO SABATO

3° Mistero della Gioia: Gesù nasce a Betlemme

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

 

PREGHIAMO CON LA CHIESA

Padre buono, che in Maria, vergine e madre, bene­detta fra tutte le donne, hai stabilito la dimora del tuo Verbo fatto uomo fra noi, donaci il tuo Spirito, perché tutta la nostra vita nel segno della tua benedizione si renda disponibile ad accogliere il tuo dono. Per Cristo nostro Signore. Amen. (Messale Romano, Colletta di Maria SS. Madre di Dio)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Luca (2,2-12)

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della fami­glia di Davide, dalla città di Nàzareth e dalla Galilea sali in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era in­cinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compiro­no per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una man­giatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

C’erano in quella regione alcuni pastori che veglia­vano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un ange­lo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce.

Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Dai Discorsi di Sant’Agostino

Svegliati, o uomo: per te Dio si è fatto uomo. “Sve­gliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illumi­nerà” (Ef 5,14). Per te, dico, Dio si è fatto uomo. Saresti morto per sempre, se egli non fosse nato nel tempo. Non avrebbe liberato dal peccato la tua natura, se non avesse assunto una natura simile a quella del peccato. Una per­petua miseria ti avrebbe posseduto, se non fosse stata e­largita questa misericordia. Non avresti riavuto la vita, se egli non si fosse incontrato con la tua stessa morte. Sa­resti venuto meno, se non ti avesse soccorso. Saresti pe­rito, se non fosse venuto.

Prepariamoci a celebrare in letizia la venuta della no­stra salvezza, della nostra redenzione; a celebrare il gior­no di festa in cui il grande ed eterno giorno venne dal suo grande ed eterno giorno in questo nostro giorno tempo­raneo così breve. Egli è diventato per noi giustizia, san­tificazione e redenzione perché, come sta scritto, chi si vanta si vanti nel Signore (cfr 1 Cor 1,30-31).

La verità è germogliata dalla terra (cfr Sal 84,12): nasce dalla Vergine Cristo, che ha detto: Io sono la veri­tà (cfr Gv 14,6). E la giustizia si è affacciata dal cielo (cfr Sal 84,12). L’uomo che crede nel Cristo, nato per noi, non riceve la salvezza da se stesso, ma da Dio. La verità è germogliata dalla terra, perché “il Verbo si fece carne” (Gv 1,14). E la giustizia si è affacciata dal cielo, perché “ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall’alto” (Gc 1,17). La verità è germogliata dalla terra: la carne da Maria. E la giustizia si è affacciata dal cielo, per-ché l’uo­mo non può ricevere nulla se non gli è stato dato dal cielo (cfr 3,27).

“Giustificati per la fede, noi siamo in pace con Dio” (Rm 5,1) perché la giustizia e la pace si sono baciate (cfi­Sal 84,11) per il nostro Signore Gesù Cristo, perché la verità è germogliata dalla terra (cfr Sal 84,12). Per mez­zo di lui abbiamo l’accesso a questa grazia in cui ci tro­viamo e di cui ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio (cfr Rm 5,2). Non dice della nostra gloria, ma della gloria di Dio, perché la giustizia non ci venne da noi, ma si è affacciata dal cielo. Perciò colui che si gloria si glori nel Signore, non in se stesso.

Dal cielo, infatti per la nascita del Signore dalla Ver­gine… si fece udire l’inno degli angeli: Gloria a Dio nel­l’alto dei cieli e pace sulla terra agli uomini di buona vo­lontà (cfr Lc 2,14). Come poté venire la pace sulla terra, se non perché la verità è germogliata dalla terra, cioè Cristo è nato dalla carne? Egli è la nostra pace, colui che di due popoli ne ha fatto uno solo (cfr Ef 2,14) perché fossimo uomini di buona volontà, legati dolcemente dal vincolo dell’unità.

Rallegriamoci dunque di questa grazia perché nostra gloria sia la testimonianza della buona coscienza. Non ci gloriamo in noi stessi, ma nel Signore. È stato detto: “Sei mia gloria e sollevi il mio capo” (Sal 3,4): e quale grazia di Dio più grande ha potuto brillare a noi? Avendo un Figlio unigenito, Dio l’ha fatto figlio dell’uomo, e così viceversa ha reso il figlio dell’uomo figlio di Dio. Cerca il merito, la causa, la giustizia di questo, e vedi se trovi mai altro che grazia.

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, da­to alla luce a Betlemme … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

Noi ti adoriamo, o Verbo Incamato!

Noi ti adoriamo, o Figlio del Dio vivente! Noi ti adoriamo, o Dio vero, rivestito della nostra came e soggetto volontariamente alle nostre miserie.

Vieni con la tua grazia nell’anima nostra, e sii il nostro vero Salvatore.

Signore, noi siamo poveri!

ma non sei Tu si ricco e potente da farci in un momento ricchi della tua grazia? Ti offriamo, dunque, quel che abbiamo. Questi cuori li doniamo a te; rendili puri, umili e poveri come il tuo.

Ti doniamo la nostra volontà e tutte le facoltà dell’anima nostra; Ti doniamo noi stessi affinché non viviamo che per te, non desideriamo che te, non amiamo altro che te.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici di essere casa accogliente, dove il tuo Figlio divino, nato in noi col Battesimo, possa abi­tare sempre col Padre e lo Spirito Santo. Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

QUARTO SABATO

4° Mistero della Gioia: Gesù è offerto al Padre nel tempio

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

 

PREGHIAMO CON LA CHIESA

O Dio, tu hai manifestato al mondo fra le braccia della Vergine Madre il tuo Figlio, gloria di Israele e luce delle genti; fa’ che alla scuola di Maria rafforziamo la nostra fede in Cristo e riconosciamo in lui l’unico me­diatore e il salvatore di tutti gli uomini. Per Cristo nostro Signore. Amen. (Messale della Beata Vergine Maria, Colletta di Maria Vergine nell’Epifania del Signore)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Luca (2,22-32)

Quando venne il tempo della loro purificazione se­condo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Ge­rusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeo­ne, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il con­forto d’Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte sen­za prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dun­que dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo pre­se tra le braccia e benedisse Dio: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; per­ché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e glo­ria del tuo popolo Israele”.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Da Il mistero di Maria di Giovanni Moioli

È il mistero della Presentazione di Gesù, su cui vo­gliamo meditare. II nostro sguardo sia soprattutto sul Si­gnore, per potergli dire, facendo eco ad Anna e Simeo­ne, che rappresentano tutto il cammino, tutta l’attesa di Israele: “Tu sei la mia luce, tu sei la mia attesa, tu sei il mio incontro”.

Simeone e Anna sono l’espressione di questa attesa, di questa lunga attesa, di questa lunga pazienza. E il Signore in tante maniere può presentarsi a noi così. Vi sono i momenti in cui il Signore sembra essere lì, quasi a portata di mano, e vi sono i momenti in cui il Signore fa pazientare. Ma anche noi facciamo “pazientare” il Si­gnore. Anche il Signore ha tanta pazienza: aspetta i mo­menti giusti, aspetta i tempi, ci incontra là dove neppure sospettiamo che ci possa trovare. Però è anche vero che il Signore tante volte ci fa pazientare. Come Simeone. Ci fa pazientare, forse, tutta una vita, tutti questi lunghi an­ni, in attesa di vederlo, di incontrarlo.

È la lunga attesa dei nostri Padri, da Abramo in su. È l’attesa di Mosè, che si avvicina al roveto ardente e vor­rebbe vedere il Signore e, invece, “sente” soltanto la sua voce, deve aspettare ancora (cfr Es 3).

Finalmente, nel Signore Gesù Cristo, il Signore si fa “vedere”: nel senso che un’esistenza umana, un volto u­mano, una personalità umana diventano come il “luo­go”, la mediazione della visione di Dio. La festa della Presentazione di Gesù diviene allora come un richiamo

a ritrovare il senso che l’incontro con il Signore è anche l’incontro di una pazienza: “Tu sei la mia attesa”.

E, intanto, questa attesa purifica i nostri desideri, an­che quando sembra che tanti distacchi vengano doman­dati, vengano realizzati. Perché, a poco a poco, noi ritro­viamo quello che apparentemente perdiamo: lo ritrovia­mo in una maniera ancora più profonda, ancora più vici­na, più interiore. Perché, soprattutto con sempre mag­giore verità, noi scopriamo che il nostro desiderio ulti­mo, il senso ultimo del nostro desiderio è il Signore. Que­sto mistero non è soltanto il mistero dell’attesa, ma la fe­sta dell’incontro. Dobbiamo vivere in questa speranza.

E anche quando diciamo al Signore nella notte: “Tu sei la mia luce”, perché, paradossalmente il buio ci fa dire questo, anche quando sembra che i nostri desideri vengano come disancorati e perdano la loro forza, que­sto non rimane perennemente interlocutorio. Qualche vol­ta, anche in una maniera profonda, pur non visibile e sensibile, il Signore ci dà il senso che egli è il nostro “in­contro”: perché ci sorregge, perché ci dà una pace, una tranquillità; perché ci dà una speranza.

In ogni caso, la nostra vita è fatta per l’incontro. Co­me per Simeone e Anna. A questo incontro ci introduce Maria, “presentandoci” il Signore.

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, of­ferto al Padre nel tempio … Santa Maria … (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

O Madre della salute e della luce divina, per quell’amore con cui hai offerto il tuo Figlio all’Eterno Padre per tutti gli uomini, offri anche noi a questo Dio di amore, affinché non ci allontaniamo durante il nostro esilio né dalla sua volontà, né dal suo amore.

O Gesù nostro, vieni e non differire la tua venuta; poiché tutti i beni che desideriamo, ci verranno con te. Vieni, o dolce Gesù, spezza i legami della nostra schiavitù, dacci la libertà dei figli tuoi, infondendoci lo spirito di fortezza e di distacco dalle cose della terra, affinché possiamo appartenerti, e ti seguiamo e ti abbracciamo e ti possediamo. E così, possedendoti, cantiamo, col santo vecchio Simeone e con Anna, la profetessa, il cantico della gioia e dell’ardente brama di riposare eternamente in seno a te.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici di essere vero tempio dello Spi­rito Santo, consacrando la nostra vita all’amore di Dio e dei fratelli.

Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

QUINTO SABATO

5° Mistero della Gioia: Gesù insegna ai dottori nel tempio

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

 

PREGHIAMO CON LA CHIESA

Assisti i tuoi fedeli, Signore, nel cammino della vita, e per l’intercessione materna della beata Vergine Maria, madre e maestra, fa’ che giungiamo felicemente al tuo santo monte, Cristo Gesù, nostro Signore. Amen.

(Messale della Beata Vergine Maria, Colletta di Maria Vergine Madre e Maestra spirituale)

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Luca (2,41-50)

I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalem­me per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i ge­nitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fe­cero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, torna­rono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue ri­sposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, an­gosciati, ti cercavamo”. Ed egli rispose: “Perché mi cer­cavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma essi non compresero le sue parole.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Da Celebrare e vivere la Parola di Gianfranco Ravasi II nucleo centrale della scena è Gesù “seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava” (v. 46). E questo dato emblematico è commentato dalla fra­se essenziale che Gesù rilancia all’ansia di Maria e Giu­seppe: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”.

Gesù ha dodici anni e a quest’età l’ebreo entrava nel­la pienezza della responsabilità nei confronti della Legge e della religione. Gesù, giunto alla sua maturità ufficia­le, svela la sua autentica realtà di Maestro e di Figlio, prendendo le distanze dalla cornice limitata e quotidiana entro cui è pure inserito.

È, quindi, la prima grande autorivelazione che Gesù fa del suo destino e il vero fedele, simile a Maria, per co­gliere questo mistero celato sotto le spoglie di un giova­ne ebreo deve “serbare queste cose nel cuore” meditan­dole. Maria capisce ora che anche per lei deve iniziare quel faticoso itinerario di fede che le farà scoprire il mi­stero nascosto nel suo ragazzo e che le farà perdere sem­pre più il figlio come suo possesso per averlo come dono salvifico di Dio ai piedi della croce.

La vicenda di Maria è, allora, quella di ogni genitore che deve accettare nel figlio un progetto non suo ma li­bero e nuovo d’una persona diversa. Perciò non potrà mai considerare il figlio un possesso personale a cui imporre un destino già stabilito.

Ma soprattutto la vicenda di Maria è quella di ogni

credente che “trova Gesù nella casa del Padre dopo tre giorni” (2, 46). Ritrovare Gesù nella “casa del Padre” dopo tre giorni è lo sbocco ultimo della fede, è un annun­zio pasquale, è un invito a cercare sempre Gesù dove realmente è.

Gesù introduce una distinzione netta tra la sua fami­glia terrena e quella misteriosa che è alla sua origine. Pro­nunziando questa parola “Padre”, Gesù rivela il suo mi­steso divino. La sua vocazione non è quella di essere al servizio di una pur santa famiglia di creature umane ma quella di essere a disposizione del Padre celeste.

Eppure questo ragazzo che fa una simile, sconvol­gente dichiarazione è lo stesso che segue obbediente i ge­nitori che salgono ogni anno per la Pasqua a Gerusa­lemme, è lo stesso che riceve il rimprovero: “Figlio, per­ché ci hai fatto così?”; è lo stesso che segue obbediente i genitori sulla strada di Nàzareth; è lo stesso che “sta loro sottomesso”, anche se è maggiorenne e dotato della stessa sapienza di Dio e dell’intelligenza di Salomone, anche se la sua sapienza cresce progressivamente con la maturità, con l’età, la statura e la grazia.

L’obbedienza di Gesù nell’intemo di questa modesta famiglia diventa, perciò, esemplare. L’atteggiamento di Gesù è il segno della sua donazione all’uomo, del suo mettersi al servizio e non del voler essere servito.

D’altro canto Maria inizia a comprendere in modo sperimentale e vissuto che il suo distacco dal Figlio non è segno di lontananza ma di vicinanza perché con la fede essa entra sempre più nel progetto di salvezza che il Cri­sto sta attuando. C’è, comunque, nell’interno di questo quadro un elemento che può essere accettato da ogni famiglia. Se il figlio deve saper accogliere con rispetto e devozione l’amore dei genitori, i genitori devono sapere che il loro figlio ha un destino che essi non possono pre­determinare. Essi possono sognare il figlio a loro imma­gine e somiglianza o come l’artefice di progetti grandio­si ma alla fine devono saperlo accogliere cosi come egli è, coi suoi piccoli o grandi doni, col suo modesto o glo­rioso destino. Saper accettare e saper donare sempre, questo è il segno dell’amore.

È questo lo stile della famiglia eccezionale di Nà­zareth, è questo lo stile del “codice domestico” steso da Paolo: “Come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti. E voi, mari­ti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa. Figli, obbedite ai genitori nel Signore… e voi, padri, non inasprite i vostri figli” (Ef 5,24-25; 6,1-4).

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che insegna ai dottori nel Tempio … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

O Maria, o Giuseppe, per quei tre giomi di angoscia che passaste senza Gesù, e per quella ineffabile allegrezza che sentiste allorché lo ritrovaste nel tempio, otteneteci da questo vostro Figlio, che mai più l’offendiamo.

E Tu, Sapienza e Amore infinito, ascoltaci in questo momento. Quello che Tu richiedi da noi sopra ogni altra cosa, è che noi ti obbediamo; e la prima cosa che ci comandi è che noi ti amiamo.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici di seguire in tutto gli insegna­menti del tuo Figlio divino, testimoniando il Vangelo con le parole e con le opere. Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

 

MISTERI DELLA LUCE

Passando dall’infanzia e dalla vita di Nàzareth alla vita pubblica di Gesù, la contemplazione ci porta su quei misteri che si possono chiamare, a titolo speciale, ‘mi­steri della luce’. In realtà, è tutto il mistero di Cristo che è luce. Egli è “la luce del mondo” (Gv 8,12). Ma questa dimensione emerge particolarmente negli anni della vita pubblica, quando Egli annuncia il vangelo del Regno. Volendo indicare alla comunità cristiana cinque momen­ti significativi – misteri ‘luminosi’ – di questa fase della vi­ta di Cristo, ritengo che essi possano essere opportuna­mente individuati: 1. nel suo Battesimo al Giordano; 2. nella sua auto-rivelazione alle nozze di Cana; 3. nell’an­nuncio del Regno di Dio con l’invito alla conversione; 4. nella sua Trasfigurazione e, infine, 5. nell’istituzione dell’Eucaristia, espressione sacramentale del mistero pa­squale.

Ognuno di questi misteri è rivelazione del Regno or­mai giunto nella persona stessa di Gesù. È mistero di luce innanzitutto il Battesimo al Giordano. Qui, mentre il Cristo scende, quale innocente che si fa ‘peccato’ per noi (cfr 2 Cor 5,21), nell’acqua del fiume, il cielo si apre e la voce del Padre lo proclama Figlio diletto (cfr Mt 3, 17 e par), mentre lo Spirito scende su di Lui per inve­stirlo della missione che lo attende. Mistero di luce è l’i­nizio dei segni a Cana (cfr Gv 2,1-12), quando Cristo, cambiando l’acqua in vino, apre alla fede il cuore dei discepoli grazie all’intervento di Maria, la prima dei cre­denti. Mistero di luce è la predicazione con la quale Ge­sù annuncia l’avvento del Regno di Dio e invita alla con­versione (cfr Mc 1,15), rimettendo i peccati di chi si ac­costa a Lui con umile fiducia (cfr Mc 2,3-13; Lc 7,47­48), inizio del ministero di misericordia che Egli conti­nuerà ad esercitare fino alla fine del mondo, specie attra­verso il sacramento della Riconciliazione affidato alla sua Chiesa (cfr Gv 20,22-23). Mistero di luce per eccel­lenza è poi la Trasfigurazione, avvenuta, secondo la tra­dizione, sul Monte Tabor. La gloria della Divinità sfol­gora sul volto di Cristo, mentre il Padre lo accredita agli Apostoli estasiati perché lo ascoltino (cfr Lc 9,35 e par) e si dispongano a vivere con Lui il momento doloroso della Passione, per giungere con Lui alla gioia della Ri­surrezione e a una vita trasfigurata dallo Spirito Santo. Mistero di luce è, infine, l’istituzione dell’Eucaristia, nel­la quale Cristo si fa nutrimento con il suo Corpo e il suo Sangue sotto i segni del pane e del vino, testimonian­do “sino alla fine” il suo amore per l’umanità (cfr Gv 13,1), per la cui salvezza si offrirà in sacrificio.

In questi misteri, tranne che a Cana, la presenza di Maria rimane sullo sfondo. I Vangeli accennano appena a qualche sua presenza occasionale in un momento o nel­l’altro della predicazione di Gesù (cfr Mc 3,31-35; Gv 2, 12) e nulla dicono di un’eventuale presenza nel Cena­colo al momento dell’istituzione dell’Eucaristia. Ma la funzione che svolge a Cana accompagna, in qualche mo­

do, tutto il cammino di Cristo. La rivelazione, che nel Battesimo al Giordano è offerta direttamente dal Padre ed è riecheggiata dal Battista, sta a Cana sulla sua boc­ca, e diventa la grande ammonizione materna che Ella rivolge alla Chiesa di tutti i tempi: “Fate quello che vi di­rà” (cfr Gv 2,5). È ammonizione, questa, che ben intro­duce parole e segni di Cristo durante la vita pubblica, co­stituendo lo sfondo mariano di tutti i `misteri della luce’.

(Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II, Rosarium Vir ginis Mariae, 2 1)

 

SESTO SABATO

1° Mistero della Luce: Gesù è battezzato nel Giordano

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

Padre d’immensa gloria, tu hai consacrato con po­tenza di Spirito Santo il tuo Verbo fatto uomo, e lo hai stabilito luce del mondo e alleanza di pace per tutti i popoli; concedi a noi di vivere come fedeli imitatori del tuo Figlio prediletto, in cui il tuo amore si compiace. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(Messale Romano, Colletta del Battesimo del Signore)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Marco (1,4-11)

Si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, pre­dicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battez­zare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro pec­cati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico e predicava: “Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinar­mi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho bat­tezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo”.

In quei giorni Gesù venne da Nàzareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si senti una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Dai Discorsi di San Gregorio Nazianzeno

Cristo nel Battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissia­moci con lui per poter con lui salire alla gloria.

Giovanni dà il battesimo, Gesù si accosta a lui, forse per santificare colui dal quale viene battezzato nell’ac­qua, ma anche di certo per seppellire totalmente nelle acque il vecchio uomo. Santifica il Giordano prima di san­tificare noi e lo santifica per noi. E poiché era spirito e carne santifica nello Spirito e nell’acqua.

Il Battista non accetta la richiesta, ma Gesù insiste. Sono io che devo ricevere da te il battesimo (cfr Mt 3,14), così dice la lucerna al sole, la voce alla Parola, l’a­mico allo Sposo, colui che è il più grande tra i nati di donna a colui che è il primogenito di ogni creatura, colui che nel ventre della madre sussultò di gioia a colui che, ancora nascosto nel grembo materno, ricevette la sua ado­razione, colui che precorreva e che avrebbe ancora pre­corso, a colui che era già apparso e sarebbe nuovamente apparso a suo tempo.

“Io devo ricevere il battesimo da te” e, aggiungi pure, “in nome tuo”. Sapeva infatti che avrebbe ricevuto il bat­tesimo del martirio o che, come Pietro, sarebbe stato la­vato non solo ai piedi. Gesù sale dalle acque e porta con sé in alto tutto intero il cosmo. Vede scindersi e aprirsi i cieli, quei cieli che Adamo aveva chiuso per sé e per tut­ta la sua discendenza, quei cieli preclusi e sbarrati come il paradiso lo era per la spada fiammeggiante.

E lo Spirito testimonia la divinità del Cristo: si pre­senta simbolicamente sopra Colui che gli è del tutto u­guale. Una voce proviene dalle profondità dei cieli, da quelle stesse profondità dalle quali proveniva Chi in quel momento riceveva la testimonianza.

Lo Spirito appare visibilmente come colomba e, in questo modo, onora anche il corpo divinizzato e quindi Dio. Non va dimenticato che molto tempo prima era sta­ta pure una colomba quella che aveva annunziato la fine del diluvio. Onoriamo il battesimo di Cristo, e celebria­mo come è giusto questa festa.

Purificatevi totalmente e progredite in questa purez­za. Dio di nessuna cosa tanto si rallegra, come della con­versione e della salvezza dell’uomo. Per l’uomo, infatti, sono state pronunziate tutte le parole divine e per lui so­no stati compiuti i misteri della rivelazione.

Tutto è stato fatto perché voi diveniate come altret­tanti soli cioè forza vitale per gli altri uomini. Siate luci perfette dinanzi a quella luce immensa. Sarete inondati del suo splendore soprannaturale. Giungerà a voi, limpi­dissima e diretta, la luce della Trinità, della quale finora non avete ricevuto che un solo raggio, proveniente dal Dio unico, attraverso Cristo Gesù nostro Signore, al quale va­dano gloria e potenza nei secoli dei secoli.

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che fu battezzato nel Giordano … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

Quanto sei amabile, o nostro Dio, e come è vero che la tua bontà è infinita!

Tu hai dato il tuo Figlio per il riscatto di tutti gli uomini!, sì di tutti, ed in particolare di noi, che siamo peccatori. Questo Figlio unico del Padre ci ha amati, benché noi siamo degli ingrati, e si è per amor nostro dato alla morte. Eh! come corrispondere, o nostro Dio, all’amore che hai avuto per noi avanti a tutti i secoli! Da tutta l’eternità Tu hai pensato a noi per farci del bene; nessuna cosa è sfuggita al tuo amore e alla tua sapienza. In ogni tempo e avanti a tutti i tempi hai preveduto e determinato il momento della nostra nascita, quello della nostra rigenerazione spirituale, mediante il Battesimo.

O bontà che non ha eguale e che è incomprensibile!, chi mai ti renderà amore per amore?

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici che contemplando Gesù battez­zato nelle acque del Giordano, ascoltiamo la voce del Padre che lo proclama Figlio prediletto, e prendiamo viva coscienza del nostro Battesimo, che ci ha reso fi­gli di Dio, unendoci a Gesù nello Spirito Santo. Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

SETTIMO SABATO

2° Mistero della Luce: Gesù cambia l’acqua in vino alle nozze di Cana

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

 

PREGHIAMO CON LA CHIESA

O Padre, che nella tua provvidenza mirabile hai volu­to associare la Vergine Maria al mistero della nostra sal­vezza, fa’ che, accogliendo l’invito della Madre, mettia­mo in pratica ciò che il Cristo ci ha insegnato nel Van­gelo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(Messale della Beata Vergine Maria, Colletta di Santa Maria di Cana)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Giovanni (2,1-11)

Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Ga­lilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze an­che Gesù con i suoi discepoli.

Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”.

Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le giare”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. E come eb­be assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavo­la, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i ser­vi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli dis­se: ‘Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai con­servato fino ad ora il vino buono”.

Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credet­tero in lui.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Da Seguendo Te, luce della vita di Bruno Forte

Il racconto delle nozze di Cana (Giovanni 2,1-12) ha un chiaro intento teologico, evidenziato dal v. 11: “Que­sto inizio dei segni compi Gesù in Cana di Galilea e ma­nifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui”. Data l’attenzione che Giovanni presta ai segni rivelativi del mistero che si compie nel Verbo incarnato, la carat­terizzazione dell’evento di Cana come inizio e prototipo di essi, dà al racconto un notevole rilievo nell’intero Van­gelo: siamo di fronte alla chiave dell’intera rivelazione di Cristo. Di conseguenza, l’attenzione riservata alla Ma-dre di Gesù in questo brano situa Maria in una posizione di particolare importanza rispetto alla totalità del mi-stero del Redentore.

Il segno di Cana rivela Gesù come lo Sposo divino del nuovo popolo di Dio, con il quale conclude l’allean­za nuova e definitiva nel suo mistero pasquale. Si è alla svolta decisiva della storia della salvezza: in essa la Ma­dre di Gesù ha un ruolo, che certamente non a caso l’E­vangelista ha voluto evidenziare.

E Maria a notare il bisogno che si è venuto a deter­minare: “Non hanno più vino” (v. 3). Sia che si tratti di una semplice constatazione, sia che queste parole riveli­no una domanda ispirata dalla fiducia che il Figlio potrà intervenire, si manifesta qui l’attenzione tenera e con­creta della Madre, che presenta al Figlio la necessità de­gli amici.

La risposta apparentemente tagliente di Gesù: “Che vi è fra me e te, o donna? Non ancora è giunta la mia ora”

(v. 4), indica che la divergenza è fra il vino di cui Maria segnala il bisogno e il “vino nuovo” che sarà dato nel­F«ora» di Gesù. Questa «ora» è l’evento pasquale della passione, morte e resurrezione di Gesù (cfr Giovanni 7,30; 8,20; 12,23.27; 13,1; 17,1; 19,27): essa percorre tutto il Vangelo di Giovanni come indicazione del mo­mento supremo, atteso, annunciato e preparato, del pas­saggio di Gesù da questo mondo al Padre. Le parole che la Madre rivolge ai servi sono di grande importanza: “Fa­te quello che vi dirà” (v. 5). Esse evocano il contesto del­l’alleanza del Sinai: come il popolo dell’antico patto ri­sponde alla rivelazione divina assentendo nella fede – “Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo” (Esodo 19,8; 24,3.7) -, così Maria manifesta la sua fiducia incondi­zionata nel Figlio, che ha appena evocato il mistero della sua «ora». L’invito, poi, che ella rivolge ai “servi” mo­stra il ruolo di modello e madre nella fede che ella avrà nella comunità dell’alleanza: in Maria l’antico patto pas­sa nel nuovo, Israele nella Chiesa, la Legge nel Vangelo, per via della sua fede totale e incondizionata nel Figlio, al quale orienta se stessa e gli altri: “Fate quello che vi dirà”. Nella Chiesa nata dalla Pasqua della nuova e per­fetta alleanza, la Vergine Madre è colei che presenta al Figlio i bisogni dell’attesa e conduce alla fede in lui, condizione necessaria perché il vino nuovo riempia le giare dell’antica purificazione. La via per entrare nelle nozze messianiche – sigillate dal sangue dell’Agnello, offerto sul monte del sacrificio – è la fede, cui chiama la Madre, esempio vivente di questa salutare obbedienza credente: “Fate quello che vi dirà”.

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che cambiò l’acqua in vino … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

O Amore senza principio, che ci hai amati per secoli infiniti, anche quando non potevamo né sentirti, né conoscerti! O Amore senza misura, che ci hai dato quel che abbiamo, la tua vita e ce ne prometti ancora di più!

O Amore senza interruzione e senza incostanza, che tutte le acque amare delle nostre iniquità non hanno potuto estinguere!

Abbiamo noi un cuore, o mio Dio, se non siamo penetrati dalla riconoscenza e tenerezza per Te? Un Dio, che viene a cercarci fin dove ci ha fatto discendere il nostro peccato. Un Dio che prende la forma di schiavo per liberarci dalla schiavitù del peccato. Un Dio che si fa povero per arricchirci. Un Dio che ci chiama per nome.

Un Dio che spira nei tormenti per strapparci dalle braccia della morte e per darci la sua stessa vita: e noi spesso non vogliamo nè Lui, nè la vita che ci presenta!

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici di ascoltare sempre la voce di Gesù, perché egli trasformi la nostra vita nella sua, come alle nozze di Cana cambiò l’acqua in vino mo­strando la sua gloria.

Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, prega per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

OTTAVO SABATO

3° Mistero della Luce: Gesù annuncia il Regno di Dio e perdona i peccati

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la féde della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

O Dio, che nella vocazione battesimale ci chiami ad essere pienamente disponibili all’annunzio del tuo re­gno, donaci il coraggio apostolico e la libertà evangeli­ca, perché rendiamo presente in ogni ambiente di vita la tua parola di amore e di pace. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(Messale Romano, Colletta della XIV Domenica del Tempo Ordinario, C)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Marco (1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e cre­dete al vangelo”.

Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: “Seguite­mi, vi farò diventare pescatori di uomini”. E subito, la­sciate le reti, lo seguirono. Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare. Da La vita nella Signorìa di Cristo di Raniero Can­talamessa

Quando Gesù diceva: “Convertitevi e credete al Van­gelo”, sulla sua bocca, il significato morale passa in se­condo piano (almeno all’inizio della sua predicazione), rispetto a un significato nuovo, finora sconosciuto. Con la venuta del Messia si è realizzata la promessa di Dio che dice: Non ricordate più le cose passate, non pensa­te più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? (Is 43,18­19). Solo con Gesù la parola conversione poteva assu­mere questo significato nuovo, rivolto più al futuro che al passato; solo con lui, infatti, il baricentro della storia si è spostato e la cosa più importante non è più dietro di sé, ma davanti a sé.

Convertirsi, dunque, significa fare un salto in avanti, entrare nella nuova alleanza, afferrare questo Regno che è apparso, entrarvi. Ed entrarvi mediante la fede. “Con­vertitevi e credete” non significa due cose diverse e suc­cessive, ma la stessa azione: convertitevi, cioè credete; con­vertitevi credendo! Conversione e salvezza si sono scam­biate di posto: non più prima la conversione e poi la sal­vezza (“Convertitevi e sarete salvi; convertitevi e la sal­vezza verrà a voi”), ma prima la salvezza e poi la con­versione (“Convertitevi perché siete salvi; perché la sal­vezza è venuta a voi”). Prima c’è l’opera di Dio e poi la risposta dell’uomo, non viceversa. Gli avversari della pre­dicazione di Gesù – gli scribi e i farisei – hanno inciam­pato esattamente su questo punto: Ignorando – dice Pao­lo – la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio (Rm 10,3). Dio ha preso, lui, l’iniziativa della salvezza: ha fatto ve­nire il suo regno; l’uomo deve solo accogliere, nella fede, l’offerta di Dio e viverne, in seguito, le esigenze. E co­me di un re che apre la porta del suo palazzo, dove è apparecchiato un grande banchetto e, stando sull’uscio, invita tutti i passanti a entrare, dicendo: “Venite, tutto è pronto!”. “Convertitevi e credete” significa dunque: pas­sate dall’antica alleanza basata sulla legge, alla nuova al­leanza basata sulla fede. La prima e fondamentale conversione è dunque la fede. Per essa si entra nella sala del Regno. Se ti fosse detto: la porta è l’innocenza, la porta è l’osservanza esatta dei comandamenti, la porta è la tale o la talaltra virtù, avresti potuto trovare delle scuse e dire: Non è per me! lo non sono innocente, non ho quella virtù. Ma ti viene detto: la porta è la fede. Credi! Questa possibilità non è troppo alta per te, né troppo lontana da te, non è “di là del mare”; al contrario, vicino a te è la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore. cioè la parola della fede che noi predichiamo. Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo (Rm 10,8-9).

L’Apostolo Paolo afferma che tutto questo avviene “gratuitamente”, per grazia, per dono. Quello che l’Apo­stolo esprime con l’avverbio “gratuitamente”, Gesù lo esprimeva, in altro modo, con l’immagine del bambino: diceva che bisogna accogliere il Regno “come un bam­bino” (cf. Mc 10,15). Accogliere il Regno come un bam­bino vuole dire accoglierlo gratuitamente, come dono, non a titolo di merito. Un giorno in cui i discepoli discu­tevano su “chi era il più grande nel regno dei cieli” – cioè su chi di loro poteva accampare più diritti di occupare in esso il posto d’onore -, Gesù chiamò un bambino, lo po­se in mezzo a loro e disse che, se non si convertivano e non diventavano come i bambini, nel Regno dei cieli non ci sarebbero entrati affatto (cf. Mt 18,1-3). Lascia-mo, dunque, a Dio la preoccupazione dei nostri meriti, pur facendo tutto il bene che possiamo.

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amia­mo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che ha annunciato il Regno di Dio … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

Signore Gesù, l’annuncio della novità del tuo regno, deve spingerci ad una perfetta conversione a Te. Facci, dunque, la grazia di morire a noi stessi, e condurre una vita simile alla tua, una vita nuova.

Opera in noi, con il tuo Santo Spirito, questo cambiamento.

Facci passare dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce, da una vita imperfetta ad una degna di Te.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici di accogliere con prontezza l’an­nuncio del Vangelo perché la nostra vita si converta pienamente a Gesù in un vero cammino di santità.

Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

NONO SABATO

4° Mistero della Luce: Gesù è trasfigurato sul monte Tabor

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

O Dio, Padre buono, che non hai risparmiato il tuo Figlio unigenito, ma lo hai dato per noi peccatori; raf­forzaci nell’obbedienza della fede, perché seguiamo in tutto le sue orme e siamo con lui trasfigurati nella luce della tua gloria. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(Messale Romano, Colletta della II Domenica di Quaresima, anno B)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Luca (9,28-36)

Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomi­ni parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nel­la loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avreb­be portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava cosi, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero pau­ra. E dalla nube uscì una voce, che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo”. Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non rife­rirono a nessuno ciò che avevano visto.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Dal Discorso sulla Trasfigurazione del Signore di Ana­stasio Sinaita

Il mistero della sua Trasfigurazione Gesù lo mani­festò ai suoi discepoli sul monte Tabor. Egli aveva parla­to loro del regno di Dio e della sua seconda venuta nella gloria. Ma ciò forse non aveva avuto per loro una suffi­ciente forza di persuasione. E allora il Signore, per ren­dere la loro fede ferma e profonda e perché, attraverso i fatti presenti, arrivassero alla certezza degli eventi futuri, volle mostrare il fulgore della sua divinità e così offrire loro un’immagine prefigurativa del regno dei cieli. E proprio perché la distanza di quelle realtà a venire non fosse motivo di una fede più languida, li preavverti dicendo: Vi sono alcuni fra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nella glo­ria del Padre suo (cfr Mt 16,28).

L’evangelista, per parte sua, allo scopo di provare che Cristo poteva tutto ciò che voleva, aggiunse: “Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E là fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il so­le e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui” (Mt 17,1-3). Ecco le realtà meravigliose della solennità presente, ecco il mistero di salvezza che trova compi­mento per noi oggi sul monte, ecco ciò che ora ci riuni­sce: la morte e insieme la gloria del Cristo.

Per penetrare il contenuto intimo di questi ineffabili e sacri misteri insieme con i discepoli scelti e illuminati da Cristo, ascoltiamo Dio che con la sua misteriosa voce ci chiama a sé insistentemente dall’alto. Portiamoci là solle­citamente. Anzi, oserei dire, andiamoci come Gesù, che ora dal cielo si fa nostra guida e battistrada. Con lui sare­mo circondati di quella luce che solo l’occhio della fede può vedere. La nostra fisionomia spirituale si trasformerà e si modellerà sulla sua. Come lui entreremo in una con­dizione stabile di trasfigurazione, perché saremo partecipi della divina natura e verremo preparati alla vita beata.

Corriamo fiduciosi e lieti là dove ci chiama, entriamo nella nube, diventiamo come Mosè ed Elia, come Giaco­mo e Giovanni. Come Pietro lasciamoci prendere total­mente dalla visione della gloria divina. Lasciamoci tra­sfigurare da questa gloriosa trasfigurazione, condurre via dalla terra e trasportare fuori del mondo. Abbandoniamo la came, abbandoniamo il mondo creato e rivolgiamoci al Creatore, al quale Pietro in estasi e fuori di sé disse: “Si­gnore, è bello per noi restare qui” (Mt 17,4).

Realmente, o Pietro, è davvero “bello stare qui” con Gesù e qui rimanervi per tutti i secoli. Che cosa vi è di più felice, di più prezioso, di più santo che stare con Dio, conformarsi a lui, trovarsi nella sua luce?

Certo ciascuno di noi sente di avere con sé Dio e di es­sere trasfigurato nella sua immagine. Allora esclami pu­re con gioia: “È bello per noi restare qui”, dove tutte le cose sono splendore, gioia, beatitudine e giubilo. Restare qui dove l’anima rimane immersa nella pace, nella sere­nità e nelle delizie; qui dove Cristo mostra il suo volto,

qui dove egli abita col Padre. Ecco che egli entra nel luo­go dove ci troviamo e dice: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa” (Lc 19,9). Qui si trovano ammassati tut­ti i tesori eterni. Qui si vedono raffigurate come in uno specchio le immagini delle primizie e della realtà dei se­coli futuri.

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che fu trasfigurato sul Tabor … Santa Maria … (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

Che spettacolo! quale meraviglia!

I discepoli non avevano mai veduto cosa più stupenda e non compresero la novità del tuo volto trasfigurato. O nostro Gesù, pieni di riconoscenza e di amore, ci rallegriamo con te della tua gloria e del tuo trionfo. Ma ricordati, o nostro divin Salvatore, che Tu per riconciliarci spargesti tutto il tuo Sangue adorabile.

Rendici degni di contemplarti un giorno nella tua gloria. Sostienici con la tua grazia, affinché noi possiamo pervenire a questo celeste e desiderato regno. Armaci della tua fortezza, affinché noi superiamo tutte le difficoltà che lo vorranno impedire. Maria, Madre della bella speranza, rendici agevole col tuo amore e con la tua grazia la via che deve condurci al cielo.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici di vivere con lo sguardo sempre rivolto a Cristo, per gustare già su questa terra la bel­lezza del suo volto, in attesa di poterlo contemplare per sempre nella gloria. Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

DECIMO SABATO

5° Mistero della Luce: Gesù dona il suo corpo e il suo sangue nell’Eucaristia

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pa­squa, fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Per Cristo nostro Signore. Amen. (Messale Romano, Colletta del SS. Corno e Sangue di Cristo)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Luca (22,14-20)

Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: “Ho desiderato ardentemente di man­giare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. E preso un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi di­co: da questo momento non berrò più del frutto della vi­te, finché non venga il regno di Dio”. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il cali­ce dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Dall’Enciclica Ecclesia de Eucharistia di Giovanni Pao­lo 11, nn. 53-58

Se vogliamo riscoprire in tutta la sua ricchezza il rap­porto intimo che lega Chiesa ed Eucaristia, non possia­mo dimenticare Maria, Madre e modello della Chiesa. Nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, ad­ditando la Vergine Santissima come Maestra nella con­templazione del volto di Cristo, ho inserito tra i misteri della luce anche l’istituzione dell’Eucaristia. In effetti, Maria ci può guidare verso questo Santissimo Sacra­mento, perché ha con esso una relazione profonda.

A prima vista, il Vangelo tace su questo tema. Nel racconto dell’istituzione, la sera del Giovedì Santo, non si parla di Maria. Si sa invece che Ella era presente tra gli Apostoli, “concordi nella preghiera” (At 1,14), nella prima comunità radunata dopo l’Ascensione in attesa della Pentecoste. Questa sua presenza non poté certo mancare nelle Celebrazioni eucaristiche tra i fedeli della prima generazione cristiana, assidui “nella frazione del pane” (At 2,42).

Ma al di là della sua partecipazione al Convito euca­ristico, il rapporto di Maria con l’Eucaristia si può indi­rettamente delineare a partire dal suo atteggiamento inte­riore. Maria è donna “eucaristica” con l’intera sua vi­ta. La Chiesa, guardando a Maria come a suo modello, è chiamata ad imitarla anche nel suo rapporto con que­sto Mistero santissimo. In certo senso, Maria ha eserci­tato la sua fede eucaristica prima ancora che l’Eucaristia fosse istituita, per il fatto stesso di aver offerto il suo grem­bo verginale per l’incarnazione del Verbo di Dio. L’Eu­caristia, mentre rinvia alla passione e alla risurrezione, si pone al tempo stesso in continuità con 1′Incamazione. Maria concepì nell’Annunciazione il Figlio divino nella verità anche fisica del corpo e del sangue, anticipando in sé ciò che in qualche misura si realizza sacramental­mente in ogni credente che riceve, nel segno del pane e del vino, il corpo e il sangue del Signore. C’è pertanto un’analogia profonda tra il fiat pronun­ciato da Maria alle parole dell’Angelo, e l’amen che o­gni fedele pronuncia quando riceve il corpo del Signore. A Maria fu chiesto di credere che colui che Ella conce­piva “per opera dello Spirito Santo” era il ‘Figlio di Dio” (cfr Lc 1,30-35). In continuità con la fede della Vergine, nel Mistero eucaristico ci viene chiesto di credere che quello stesso Gesù, Figlio di Dio e Figlio di Maria, si rende presente con l’intero suo essere umano-divino nei segni del pane e del vino.

Se Chiesa ed Eucaristia sono un binomio inscindibi­le, altrettanto occorre dire del binomio Maria ed Euca­ristia. Anche per questo il ricordo di Maria nella Cele­brazione eucaristica è unanime, sin dall’antichità, nelle Chiese dell’Oriente e dell’Occidente.

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che ci ha donato il suo corpo e il suo sangue … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

O Salvatore del mondo, o Gesù nostro, eccoti il nostro cuore.

Vieni in noi, o sommo nostro Bene, e muta questo nostro cuore.

Ti ringraziamo, o Gesù nostro, perché ci hai amati fino alla morte e hai offerto tutto te stesso per amore di noi povere creature. Ti ringraziamo per la tua bontà. Ammaestraci perché noi possiamo trovare la luce nei tuoi occhi e il fuoco sacro nel tuo sangue per noi versato.

Fa’ che ti amiamo con tutto il nostro affetto in questa vita e per l’eternità.

Maria, madre nostra, regina del nostro cuore, stampa in noi l’immagine del tuo dolce Figlio, perché mai più ci allontaniamo da Lui.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici di apprezzare sempre più il do­no dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristia­na, nutrendoci del corpo e del sangue di Cristo per divenire con lui una cosa sola.

Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

 

MISTERI DEL DOLORE

Ai misteri del dolore di Cristo i Vangeli danno gran­de rilievo. Da sempre la pietà cristiana, specialmente nella Quaresima, attraverso la pratica della Via Crucis, si è soffermata sui singoli momenti della Passione, in­tuendo che è qui il culmine della rivelazione dell’amore ed è qui la sorgente della nostra salvezza.

Il Rosario sceglie alcuni momenti della Passione, in­ducendo forante a fissarvi lo sguardo del cuore e a ri­viverli. Il percorso meditativo si apre col Getsemani, lì dove Cristo vive un momento particolarmente angoscio­so di fronte alla volontà del Padre, alla quale la debolez­za della carne sarebbe tentata di ribellarsi. Lì Cristo si pone nel luogo di tutte le tentazioni dell’umanità, e di fronte a tutti i peccati dell’umanità, per dire al Padre: “Non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22,42 e par). Questo suo `sì’ ribalta il `no’ dei progenitori nell’Eden. E quanto questa adesione alla volontà del Padre debba costargli emerge dai misteri seguenti, nei quali, la salita al Calvario, con la flagellazione, la coronazione di spi­ne, la morte in croce, Egli è gettato nella più grande a­biezione: Ecce homo!

In questa abiezione è rivelato non soltanto l’amore di Dio, ma il senso stesso dell’uomo. Ecce homo: chi vuol conoscere l’uomo, deve saperne riconoscere il senso, la radice e il compimento in Cristo, Dio che si abbassa per amore “fino alla morte, e alla morte di croce” (Fil 2,8). 1 misteri del dolore portano il credente a rivivere la mor­te di Gesù ponendosi sotto la croce accanto a Maria, per penetrare con Lei nell’abisso dell’amore di Dio per l’uo­mo e sentime tutta la forza rigeneratrice.

(Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariae, 22)

 

UNDICESIMO SABATO

1° Mistero del Dolore: Gesù agonizza nel Getsemani

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

O Dio, che nel sangue prezioso del tuo Figlio hai riconciliato a te il mondo, e ai piedi della croce hai costi­tuito la Vergine Maria riconciliatrice dei peccatori, per i suoi meriti e le sue preghiere, concedi a noi il perdono delle colpe e una rinnovata esperienza del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(Messale della Beata Vergine Maria, Colletta di Maria vergine Madre di riconciliazione)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Matteo (26,39-45)

E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”. Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormiva­no. E disse a Pietro: “Così non siete stati capaci di ve­gliare un’ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”.

E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: “Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà”. E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: “Dormite ormai e riposate! Ec­co, è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori”.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Da I Misteri del Rosario di Padre Giovanni Semeria

Gesù ha pregato per tutto il corso della sua vita. La sua vita stessa fu in certo modo una preghiera continua. Amò singolarmente di pregare solo, in qualche luogo al­to, la notte; e con una nottuma preghiera solitaria al Mon­te degli Olivi, nell’orto del Getsemani, si chiude la Sua vita, si prepara la Sua dolorosa morte. Questa preghiera è la preghiera del dolore, cioè la più spontanea, la so-la che alcuni conoscono. l più, nei giorni della gioia si scor­dano di Dio, non pensano come da Lui solo discende il raggio dell’allegrezza, non pensano a ridare a Lui il dolce tributo della riconoscenza. Ma quando la luce del­la gioia si oscura e subentra nero, tetro il dolore, gli ani­mi, anche depressi, sono ricondotti a Dio, vengono a Lui, Lo pregano.

Questo bisogno di preghiera, nell’ora del dolore, ci mostra quanto essa sia santa ed il dolore provvido. Di questa preghiera, Gesù ci vuol essere maestro.

Appressandosi l’ora fatale della Passione, Egli non cerca conforto da parte degli uomini. Ahimè gli uomini! Gli uni per viltà lo abbandoneranno, gli altri lo tradisco­no per interesse, e sono i migliori, sono i suoi apostoli, i suoi amici. Il conforto lo cerca pregando, lontano dagli uomini, lo cerca in Dio.

La Sua preghiera è piena di Fiducia. Al Padre Ce­leste che proprio in quell’ora tragica egli sente a sé più vicino, espone il suo bisogno, il suo desiderio tutto in­tero: “Padre, se è possibile passi da me questo calice”.

Questo calice, cioè la morte precoce, cioè i dolori da cui quella terribile morte sarà accompagnata.

È questa la prece che viene fuori dal cuore addolora­to di Gesù, viene fuori con la spontaneità medesima con la quale erompono dalla sorgente le polle dell’acqua. Ma Gesù non vuole imporre il suo desiderio al Padre, glielo vuole semplicemente esporre.

Il Padre farà quello che Egli crede e sa essere il me­glio. Alla volontà del Padre, Gesù si abbandona fidente, come un fanciullo nell’oscurità della notte si abbandona alla guida della madre. Qualunque cosa il Padre dispor­rà, anche se disporrà di non esaudire il desiderio esposto dal Figlio, Questi si chiamerà contento. “Non si faccia la mia volontà, ma la tua”.

È proprio l’abbandono pieno, incondizionato che cor­risponde a una fiducia senza limiti nella bontà e sapien­za celeste. Ed è questa la lezione sublime dell’orto del Getsemani, per noi.

Dobbiamo imparare a mettere in Dio tutta la fiducia nostra. Volere sempre l’adempimento della sua volontà. È la parola del Figlio Gesù, che corrisponde a quella del­la Madre Maria: Eccomi sono la serva del Signore, av­venga di me quello che hai detto.

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il fiotto del tuo seno Gesù, che agonizzò nel Getsemani per noi … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

O benedetta Madre di Dio e sempre Vergine Immacolata Maria, quanto acerba fu la croce del tuo Cuore in quella tristissima notte, in cui Gesù, abbandonato dai suoi amici e Discepoli, versava in mortale agonia!

Tu lo guardasti trafitto nell’anima. Perché non si strugge l’anima nostra a tanto amore, a tanto dolore?

O Madre pietosa e addolorata più di tutte le madri, noi ti vogliamo seguire.

Tu rivedrai, sì, un’altra volta il tuo Diletto, ma sul Golgota,

sul monte del dolore, pendente da una croce, moribondo senza conforto.

Per queste tue angosce, per la tua perfetta uniformità al volere divino,

mutaci questo cuore, brucialo del tuo amore e rendilo conforme al tuo, e tutto uniforme ai santi voleri di Dio.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici di affrontare le angosce della vi­ta abbandonandoci alla volontà di Dio e sentendoci consolati dalla sua tenerezza paterna. Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, prega per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

DODICESIMO SABATO

2° Mistero del Dolore: Gesù flagellato

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

O Dio, che nel tuo misterioso disegno di salvezza hai voluto continuare la passione del tuo Figlio nelle mem­bra piagate del suo corpo, che è la Chiesa, fa’ che, uniti alla Madre Addolorata ai piedi della croce, impariamo a riconoscere e servire con amore premuroso il Cristo, sof­ferente nei fratelli. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(Messale della Beata Vergine Maria, Colletta di Maria vergine presso la croce del Signorell )

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Giovanni (18,33-40.19,1)

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: “Tu sei il re dei Giudei?”. Gesù rispose: “Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul mio con­to?”. Pilato rispose: “Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?”. Rispose Gesù: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei ser­vitori avrebbero combattuto perché non fossi consegna­to ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù”. Allora Pilato gli disse: “Dunque tu sei re?”. Rispose Gesù: “Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”. Gli dice Pilato: “Che cos’è la verità?”. E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: “lo non trovo in lui nes­suna colpa. Vi è tra voi l’usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giu­dei?”.

Allora essi gridarono di nuovo: “Non costui, ma Ba­rabba!”. Barabba era un brigante. Allora Pilato fece pren­dere Gesù e lo fece flagellare.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Dall’Enciclica Redemptor Hominis di Giovanni Pao­lo 11, n.12

Gesù Cristo va incontro all’uomo di ogni epoca, an­che della nostra epoca, con le stesse parole: “Conosce­rete la verità, e la verità vi farà liberi”. Queste parole rac­chiudono una fondamentale esigenza ed insieme un ammonimento: l’esigenza di un rapporto onesto nei ri­guardi della verità, come condizione di un’autentica li­bertà; e l’ammonimento, altresì, perché sia evitata qual­siasi libertà apparente, ogni libertà superficiale e unilate­rale, ogni libertà che non penetri tutta la verità sull’uomo e sul mondo.

Anche oggi, dopo duemila anni, il Cristo appare a noi come Colui che porta all’uomo la libertà basata sulla verità, come Colui che libera l’uomo da ciò che limita, menoma e quasi spezza alle radici stesse, nell’anima del­l’uomo, nel suo cuore, nella sua coscienza, questa liber­tà. Quale stupenda conferma di ciò hanno dato e non cessano di dare coloro che, grazie a Cristo e in Cristo, hanno raggiunto la vera libertà e l’hanno manifestata per­fino in condizioni di costrizione esteriore! E Gesù Cristo stesso, quando comparve prigioniero dinanzi al tribuna­le di Pilato e fu da lui interrogato circa l’accusa fattagli

dai rappresentanti del Sinedrio, non rispose forse: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità”? Con queste paro­le pronunciate davanti al giudice, nel momento decisivo, era come se confermasse, ancora una volta, la frase già detta in precedenza: “Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi”. Nel corso di tanti secoli e di tante genera­zioni, cominciando dai tempi degli Apostoli, non è forse Gesù Cristo stesso che tante volte è comparso accanto ad uomini giudicati a causa della verità, e non è andato forse alla morte con uomini condannati a causa della verità? Cessa Egli forse di essere continuamente portavoce e avvocato dell’uomo, che vive “in spirito e verità”? Pro­prio come non cessa di esserlo davanti al Padre, così lo è anche nei confronti della storia dell’uomo. E la Chiesa, a sua volta, nonostante tutte le debolezze che fanno parte della sua storia umana, non cessa di seguire Colui che ha detto: “È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri a­doratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo ado­rano devono adorarlo in spirito e verità”.

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che fu flagellato per noi … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

Ecco l’ora, o mio Gesù, nella quale la tua carne così pura e così innocente fu lacerata per noi e il tuo Sangue sparso per la nostra salvezza.

Ti contempliamo Gesù sempre umile, sempre paziente; ti fai condurre come agnello mansueto dove la perfidia degli uomini ti tormenta. O Maria, o Madre afflittissima, Tu udisti i colpi della crudele flagellazione: Tu eri nel Pretorio quando la tempesta dei peccati

degli uomini si scaricava sulle spalle innocenti di Gesù. Tu vedesti sparso quel Sangue che gli avevi donato: abbi pietà di noi, che siamo stati la causa dei flagelli di Gesù. Ottienici la grazia di sentire vivamente i dolori di tuo Figlio, di odiare i nostri peccati.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici di non essere mai causa di soffe­renza per i nostri fratelli e di prenderci cura di quan­ti sono provati dall’ingiustizia e dal dolore.

Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, prega per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

TREDICESIMO SABATO

3° Mistero del Dolore: Gesù ò coronato di spine

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghianio con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

O Dio, che per redimere il genere umano, sedotto dagli inganni del maligno, hai associato alla passione del tuo Figlio la Madre Addolorata, fa’ che tutti i figli di Adamo, risanati dagli effetti devastanti della colpa, siano partecipi della creazione rinnovata in Cristo redentore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(Messale della Beata Vergine Maria, Colletta di Maria Vergine presso la croce del Signore!)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profòndità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Giovanni (19,2-11)

E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela po­sero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpo­ra; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: “Salve, re dei Giudei!”. E gli davano schiaffi. Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: “Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa”. Allora Ge­sù uscì, portando la corona di spine e il mantello di por­pora. E Pilato disse loro: “Ecco l’uomo!”. Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”.

Disse loro Pilato: “Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa”. Gli risposero i Giudei: “Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio”.

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: “Di dove sei?”. Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pi­lato: “Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?”. Rispose Gesù: “Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato nel­le tue mani ha una colpa più grande”.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Da I Quindici Sabati di Bartolo Longo

Contempla Gesù ferocemente lacerato. È costretto ad attraversare tutto il Pretorio e soffrire, passando, le beffe e le insolenze dei soldati che aggiungevano l’in­sulto alla crudeltà. Egli sopporta i loro oltraggi, come a­veva sopportato i loro colpi, con una dolcezza, modestia e pazienza invincibile. Benché fosse in uno stato da muo­vere a compassione i cuori più duri, per tormentarlo di nuovo, inventarono un genere di supplizio, che era fin allora sconosciuto. Ecco l’effetto che produce il peccato nell’anima, la quale lo commette con sfrontatezza e con piacere. Un peccato commesso lascia dopo di sé il desi­derio di commetteme altri. Anche quando uno è stanco nel peccato, non però ne resta sazio; e benché ne sia per­duto il potere, si conserva la volontà di peccare.

Una delle più grandi illusioni dei peccatori è di cre­dere che si libereranno dalla tentazione col soddisfarla. Il commettere il peccato non fa che aumentare in noi l’in­clinazione che ci porta ad esso, perché, il peccato, che non è distrutto dalla penitenza, ci trascina col suo peso a un altro peccato. L’anima, che, peccando perde la grazia di Dio, perde anche la forza di resistere alle occasioni del peccato. I Giudei avevano accusato Gesù Cristo di aver voluto farsi e dirsi re dei Giudei. Ora, battutolo e resolo infame, lo espongono, come re da burla, ai fischi del po­polo.

Entra tu pure in questo cortile del Pretorio: unisciti a Maria, che, fedele compagna dei dolori di Gesù, si trova anch’ella qui in mezzo a questa folla furibonda, e ne ode le grida e le bestemmie. Domandale la grazia di com­prendere questo profondo mistero e di profittarne, e ad­dolcisci in parte il suo dolore. Tolgono dunque a Gesù nuovamente i suoi abiti, lo coprono di un lacero manto color di porpora, formano una corona tessuta di lunghe spine e acutissime, e gliela pongono sul capo: e, affinché non gli cada, gliela conficcano a furia di colpi di basto­ne. Le spine penetrano da ogni parte, per la fronte e per le tempia; quelle spine gli cagionano dolori si acuti, che gli avrebbero dato la morte, se la virtù divina non lo a­vesse sostenuto sino alla croce.

Mi prostro ai tuoi piedi, ti adoro, ti ringrazio, ti lodo, ti confesso tutte le mie miserie, e ti ripeterò cento volte: Ecco l’Uomo. Le mie mani, o Signore, con l’operare l’i­niquità ti hanno conficcato queste spine. Ma tutte le mi­serie non possono togliere la fiducia che ho nelle tue mi­sericordie. Come potrò diffidar di cotesto abisso di ca­rità? Posso io mancare di speranza in te, o mio Dio, ve­dendo quello che soffri per me? Ecco l’Uomo, per il quale Tu ti sei fatto Uomo. O Madre SS. di Dio, imita­trice perfetta del Salvatore, o Rifugio dei peccatori, ot­tienimi la volontà e la forza di sopportare tutte le pene della vita, per godere con te la gloria in Cielo.

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che fu coronato di spine per noi… Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

Adoriamo, o Dio del nostro cuore, adoriamo l’amore ineffabile che ti ha ridotto in questo stato, e grazie infinite ti rendiamo di tante misericordie. O poveri che siamo!

Questo ancora non basta per farci amare la croce, le ingiurie, le sofferenze e tutto ciò che ci rende simile a te, o Dio dell’anima nostra?

Quando sopravvengono patimenti, ne siamo atterriti; quando durano, ne restiamo abbattuti; quando ce ne sentiamo liberi, ne godiamo.

Quando distruggerai Tu, o nostro Dio, la debolezza della nostra came con la forza del tuo amore?

O Madre nostra amareggiata per i nostri peccati, noi vogliamo aver parte al tuo gran dolore facendoci compagni della tua pena, pregandoti di scolpirla nel nostro cuore, unendoci con più forte amore al tuo prediletto Figlio. Offrigli insieme col tuo Cuore il nostro cuore addolorato, e digli quelle parole ineffabili di amore che non sappiamo dire.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici che, contemplando Gesù corona­to di spine, sentiamo grande dolore per i nostri pec­cati e crediamo al suo vangelo come fonte e misura di vera umanità.

Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

QUATTORDICESIMO SABATO

4° Mistero del Dolore: Gesù porta la croce

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

O Padre, che hai voluto salvare gli uomini con la Croce del Cristo tuo Figlio, concedi a noi che abbiamo conosciuto in terra il suo mistero di amore, di godere in cielo i frutti della sua redenzione. Per Cristo nostro Si­gnore. Amen.

(Messale Romano, Colletta dell’Esaltazione della Santa Croce)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dai vangelo di Giovanni (19,12-17)

Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: “Se liberi costui, non sei amico di Ce­sare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare”.

Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Preparazione della Pasqua, ver­so mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: “Ecco il vostro re!”. Ma quelli gridarono: “Via, via, crocifiggilo!”. Disse loro Pilato: “Metterò in croce il vostro re?”. Risposero i sommi sacerdoti: “Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare”.

Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò ver­so il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Dalla Via crucis del povero di Primo Mazzolari

Gesù abbraccia la croce. Si è offerto perché ha volu­to. La croce non è un’apparizione improvvisa sulla stra­da del Cristo. Egli è il Crocifisso: l’uomo della croce. “Chi vuol venirmi dietro, prenda la sua croce e mi segua”. Da secoli, cammina davanti a tutti, con la croce sulle spalle. I suoi nemici lo condannano alla croce: Egli l’abbraccia. L’abbraccio trasforma la condanna in dichiarazione d’a­more: il patibolo, in sponsali. Per la strada dell’amore, e­gli vince la nostra tristezza. Di fronte alla croce vi son due comportamenti: o farne una clava, o piegarvisi sotto bestialmente. Col primo, si aumenta la tristezza: col se­condo, viene attutita la sensibilità, e spento l’uomo. Ma ci vuole nel cuore un fuoco di carità che consumi ogni aspetto cattivo delle creature e ci aiuti a vedere in ogni av­venimento una volontà dall’alto. “Tu non avresti nessu­na podestà in me, se non ti fosse stata data dall’alto” (Gio­vanni 19).

Il povero che crede, non obbedisce all’uomo. Soffre per l’uomo, ma non è in suo nome che egli accetta di sof­frire. Questa è la rivolta ideale. Non si supera la croce, non si evade dal dolore: si fugge l’odio e la schiavitù per amore dell’amore e della libertà. I santi abbracciano la cro­ce. Molti poveri sono santi: tutti i santi sono poveri.

La carità che muove Gesù a stringersi alla croce, non cancella, se non davanti al suo misericordiosissimo sguar­do, il gesto della mia brutalità, che gliela butta sulle spal­le e ve la cala sopra. Che ci hanno guadagnato i capi dei farisei con il loro inumano infierire contro l’Agnello?

Poiché a loro importava unicamente che Egli moris­se, quel sovraccarico di umiliazioni, di patimenti, d’igno­minie, è una stoltezza. La croce è già tanto sproporzionata di per sé! Quando una croce è la croce di tutti, nes­suno la può misurare. Ma dev’essere difficile anche ai tri­sti, particolarmente ai tristi, il trovare la misura, perché, più che commettere il male, essi hanno bisogno di ricor­rere agli eccessi per far tacere ciò che nessuno è mai riu­scito a far tacere. “Capite quel che v’ho fatto? … Se dunque io, che sono il Maestro e il Signore, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri”. “Por­tare il peso gli uni degli altri…” II vangelo è un po’ diverso.

Il cristiano può, vuole, deve portare il peso dei fratel­li, sull’esempio del Signore: ma nessuno per questo ha il diritto di mettergli sulle spalle il proprio peso, per la sola ragione che portare non è comodo. L’ingiustizia viene colmata dalla carità dei santi; ma l’ingiustizia rimane con tutta la sua responsabilità.

“Certo, il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui; ma guai a quell’uomo per cui il Figlio dell’uomo è tradito” (Matteo 26,24). Dal male si può ricavare un bene; ciò non toglie che il male sia male e quindi dete­stabile. Il vangelo è una carità che abbraccia tutte le ingiu­stizie e condanna tutte le iniquità.

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che portò la croce per noi … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

O Gesù Signore, o Salvatore nostro, su questa croce Tu porti tutti i peccati del mondo: circonda i nostri cuori delle tue spine per umiliarli, bruciali delle tue fiamme per amarti; stampa in essi o Divina bontà, la tua croce per sostegno nelle tentazioni.

O fuoco che sempre ardi nel Cuore di Gesù, né mai ti consumi, quanto ammirabili sono le invenzioni della tua carità! Conducici con te, Signore, trascinaci dietro di te, affinché non perdiamo mai di vista né te, né la tua croce.

Vogliamo seguirti e imitarti: crocifissi con Te, Signore (Dagli Scritti di Bartolo Longo) La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici che portiamo con fortezza le cro­ci della vita, sentendoci accompagnati da te e soste­nendo i nostri fratelli.

Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

QUINDICESIMO SABATO

5° Mistero del Dolore: Gesù muore in croce

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

O Padre, che accanto al tuo Figlio, innalzato sulla croce, hai voluto presente la sua Madre Addolorata: fa’ che la santa Chiesa, associata con lei alla passione del Cristo, partecipi alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(Messale Romano, Colletta della Beata Vergine Maria Addolorata)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profóndità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Luca (23,39-48)

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In ve­rità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.

Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: “Veramente quest’uomo e­ra giusto”. Anche tutte le folle che erano accorse a que­sto spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo u­na breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Dalle Conferenze di san Tommaso d’Aquino

Fu necessario che il Figlio di Dio soffrisse per noi? Molto, e possiamo parlare di una duplice necessità: co­me rimedio contro il peccato e come esempio nell’agi­re.

Fu anzitutto un rimedio, perché è nella passione di Cristo che troviamo rimedio contro tutti i mali in cui possiamo incorrere per i nostri peccati. Ma non minore è l’utilità che ci viene dal suo esempio. La passione di Cristo infatti è sufficiente per orientare tutta la nostra vita. Chiunque vuol vivere in perfezione non faccia altro che disprezzare quello che Cristo disprezzò sulla croce, e desiderare quello che egli desiderò. Nessun esempio di virtù infatti è assente dalla croce. Se cerchi un esempio di carità, ricorda: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13).

Questo ha fatto Cristo sulla croce. E quindi, se egli ha dato la sua vita per noi, non ci deve essere pesante sostenere qualsiasi male per lui. Se cerchi un esempio di pazienza, ne trovi uno quanto mai eccellente sulla croce. La pazienza infatti si giudica grande in due circostanze: o quando uno sopporta pazientemente grandi avversità, o quando si sostengono avversità che si potrebbero evi­tare, ma non si evitano.

Ora Cristo ci ha dato sulla croce l’esempio dell’una e dell’altra cosa. Infatti “quando soffriva non minacciava” (1 Pt 2,23) e come un agnello fu condotto alla morte e non aprì la sua bocca (cfr At 8,32). Grande è dunque la pazienza di Cristo sulla croce: “Corriamo con perseve­ranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, auto­re e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprez­zando l’ignominia” (Eb 12,2). Se cerchi un esempio di umiltà, guarda il crocifisso: Dio, infatti, volle essere giu­dicato sotto Ponzio Pilato e morire.

Se cerchi un esempio di obbedienza, segui colui che si fece obbediente al Padre fino alla morte: “Come per la disobbedienza di uno solo, cioè di Adamo, tutti sono sta­ti costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti” (Rm 5,19).

Se cerchi un esempio di disprezzo delle cose terrene, segui colui che è il re dei re ed il Signore dei signori, “nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza” (Col 2,3). Egli è nudo sulla croce, schernito, spu­tacchiato, percosso, coronato di spine, abbeverato con a­ceto e fiele. Non legare dunque il tuo cuore alle vesti ed alle ricchezze, perché “si son divise tra loro le mie vesti” (Gi, 19,24); non agli onori, perché ho provato gli oltrag­gi e le battiture (cfr Is 53,4); non alle dignità, perché intrecciata una corona di spine, la misero sul mio capo (cfr Mc 15,17) non ai piaceri, perché “quando avevo sete, mi han dato da bere aceto” (Sal 68,22).

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che è morto in croce per noi … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

Ecco, Eterno Padre, il Figlio tuo che hai dato alla morte per noi: ti lodi e ti ringrazi per noi

questo tuo medesimo Figlio. Concedici, per amore di questo Figlio morto in croce, lo spirito di amore, lo spirito di mortificazione, lo spirito di sacrificio, lo spirito di abbandono alla tua volontà, lo spirito di fedeltà per seguire i suoi esempi.

Sì, mio Dio, tutto è compiuto: il dono e il perdono.

Facci ricchi della tua grazia, né permettere che ci allontaniamo da te: o nostro Dio, nostro sposo, nostro re, nostro liberatore, nostra unica speranza.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici che, contemplando la morte di Gesù, sentiamo in noi i frutti della sua redenzione e la testimoniamo con la santità ai nostri fratelli. Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

 

MISTERI DELLA GLORIA

“La contemplazione del volto di Cristo non può fer­marsi all’immagine di Lui crocifisso. Egli è il Risorto!”. Da sempre il Rosario esprime questa consapevolezza della fede, invitando il credente ad andare oltre il buio della Passione, per fissare lo sguardo sulla gloria di Cri­sto nella Risurrezione e nell’Ascensione. Contemplando il Risorto il cristiano riscopre le ragioni della propria fede (cfr X or 15,14), e rivive la gioia non soltanto di coloro ai quali Cristo si manifestò – gli Apostoli, la Mad­dalena, i discepoli di Emmaus -, ma anche la gioia di Maria, che dovette fare un’esperienza non meno intensa della nuova esistenza del Figlio glorificato. A questa glo­ria che, con l’Ascensione, pone il Cristo alla destra del Padre, Ella stessa sarà sollevata con l’Assunzione, giun­gendo, per specialissimo privilegio, ad anticipare il de­stino riservato a tutti i giusti con la risurrezione della carne. Coronata infine di gloria – come appare nell’ulti­mo mistero glorioso – Ella rifulge quale Regina degli An­geli e dei Santi, anticipazione e vertice della condizione escatologica della Chiesa.

Al centro di questo percorso di gloria del Figlio e della Madre, il Rosario pone, nel terzo mistero glorioso, la Pentecoste, che mostra il volto della Chiesa quale fa­miglia riunita con Maria, ravvivata dall’effusione poten­te dello Spirito, pronta per la missione evangelizzatrice.

La contemplazione di questo, come degli altri miste­ri gloriosi, deve portare i credenti a prendere coscienza sempre più viva della loro esistenza nuova in Cristo, al­l’interno della realtà della Chiesa, un’esistenza di cui la scena della Pentecoste costituisce la grande ‘icona’. 1 mi­steri gloriosi alimentano così nei credenti la speranza della meta escatologica verso cui sono incamminati co­me membri del Popolo di Dio pellegrinante nella storia. Ciò non può non spingerli ad una coraggiosa testimo­nianza di quel “lieto annunzio” che dà senso a tutta la lo­ro esistenza.

(Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariae, 23)

 

SEDICESIMO SABATO

1° Mistero della Gloria: Gesù risorge dal sepolcro

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine concedi a noi di godere la gioia della vita senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(Messale della Beata Vergine Maria, Colletta di Santa Maria nella Risurrezione del Signore)

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Marco (16,1-8)

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giaco­mo e Salome comprarono oli aromatici per andare a im­balsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. Esse dice­vano tra loro: “Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?”.

Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il cro­cifisso. E risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’aveva­no deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”. Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero nien­te a nessuno, perché avevano paura.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo u­na breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Da Gesù Sacerdote di Bartolo Longo

Nella piccola comunità cristiana, accasciata dal dolo­re, come una corrente di vita e di tripudio, passa il divi­no annunzio: – È risorto! È risorto! – Le pie donne lo han­no raccolto, il grande annunzio, dalle labbra di Angeli. Egli stesso, il Risorto, è apparso nel Cenacolo agli Apo­stoli esterrefatti, e, calmo nel trionfo come era stato nella lotta, ha rivolto loro la più dolce delle parole: “La pace sia con voi!” Anche la morte è sconfitta, è la vittoria della vita! La Risurrezione di Gesù, o fratelli, è storia e profezia.

La Risurrezione di Gesù è l’argomento più forte per la nostra vita di fede. Gesù è il Figlio dell’uomo, Egli è il secondo Adamo, è l’Uomo-Umanità. Quanto avviene in Lui dovrà ripetersi dunque in quanti lo seguiranno per le vie dell’amore, per le aspre ma sublimi vie del sacri­ficio.

Gesù è risorto nel suo Corpo, l’umanità deve risor­gere nel suo spirito. “Io son venuto nel mondo – Egli di­ceva – perché gli uomini abbiano di nuovo la vita e l’ab­biano, anzi, con una maggiore abbondanza”.

L’Alleluia di Gesù deve completarsi nell’Alleluia del­l’umanità. Come in lui ritorna la vita, così la sua vita de­ve ritornare in tutte le grandi arterie della storia. Altri­menti il trionfo di Gesù sarebbe effimero, la Redenzione di lui sarebbe un poema spezzato a metà.

San Paolo, che meglio di ogni altro apostolo con la profondità del suo sguardo è penetrato nei misteri della

risurrezione, con frase concisa, densa di pensiero, scrive: Gesù è morto per i nostri peccati ed è risorto per la no­stra giustificazione.

Egli, è la causa esemplare di questa giustificazio­ne. Egli, risorgendo, in se stesso ci dà l’annunzio di quel­lo, che in virtù del suo Sangue, dovrà essere nei secoli l’u­manità nuova.

Il peccato era stato la nostra morte; aveva spento tutte le fiamme, aveva estinto tutte le sorgenti della vita soprannaturale e divina.

L’impeto però che abbatte la pietra dinanzi al se­polcro di Gesù, abbatte insieme la pietra che era dinanzi alla tomba dell’umanità, la corrente di vita nuova che ri­desta il suo Corpo reale, insieme risveglia ed agita tutto il suo Corpo mistico. Vita soprannaturale e quindi, co­me per riverbero, vita morale, vita sociale, vita artistica. Tutto risorge con lui, la donna, il fanciullo, l’operaio, l’ar­te, la morale, il diritto.

Tutta questa risurrezione, che trasforma profonda­mente la storia, che rinnova l’umanità in tutto il suo es­sere, in tutta la sua vita, da parte di Gesù Mediatore fra Dio e gli uomini, di Gesù che porta alla terra i doni del cielo, è il dono, il gran dono della Pasqua cristiana.

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati (la Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il canore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templalione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che è risorto per noi … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLOLONGO

O vero Figlio di Dio, che consolazione è questa per noi tutti, che in Te fermamente crediamo! La tua Risurrezione, o glorioso nostro Salvatore ci infonde gioia e consolazione,

perché ci assicura la nostra riconciliazione con Dio. E come Tu risorgendo prendesti nuova vita, così noi, risorti dal peccato alla grazia, viviamo, in Te, di una vita nuova.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici di credere fortemente alla risurrezione di Cristo e di risorgere ogni giorno con Lui a vita nuova.

Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

DICIASSETTESIMO SABATI)

2° Mistero della Gloria: Gesù ascende al cielo

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

 

PREGHIAMO CON LA CHIESA

Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro Capo, nella gloria. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(Messale Romano, Colletta dell’Ascensione del Signore)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Luca (24,41-52)

Ma poiché per la grande gioia ancora non credeva­no ed erano stupefatti, disse: “Avete qui qualche cosa da mangiare?”. Gli offrirono una porzione di pesce arrosti­to; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: “So­no queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi”. Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse: “Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, comincian­do da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di poten­za dall’alto”. Poi li condusse fuori verso Betània e, alza­te le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo ado­rato, tomarono a Gerusalemme con grande gioia.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo u­na breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Dai Discorsi di Sant’Agostino

Il nostro Signore Gesù Cristo è asceso al cielo. Con lui salga pure il nostro cuore.

Ascoltiamo l’apostolo Paolo che proclama: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio. Pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra” (Col 3,1-2). Come egli è asceso e non si è allontanato da noi, così anche noi già siamo lassù con lui, benché nel nostro corpo non si sia ancora avverato ciò che ci è promesso.

Cristo è ormai esaltato al di sopra dei cieli, ma soffre qui in terra tutte le tribolazioni che noi sopportiamo co­me sue membra. Di questo diede assicurazione facendo sentire quel grido: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (At 9,4). E cosi pure: “Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare” (Mt 25,35).

Perché allora anche noi non fatichiamo su questa ter­ra, in maniera da riposare già con Cristo in cielo, noi che siamo uniti al nostro Salvatore attraverso la fede, la spe­ranza e la carità? Cristo, infatti, pur trovandosi lassù, re­sta ancora con noi. E noi, similmente, pur dimorando quaggiù, siamo già con lui. E Cristo può assumere que­sto comportamento in forza della sua divinità e onnipo­tenza. A noi, invece, è possibile, non perché siamo esse­ri divini, ma per l’amore che nutriamo per lui. Egli non abbandonò il cielo, discendendo fino a noi; e nemmeno si è allontanato da noi, quando di nuovo è salito al cielo. Infatti egli stesso dà testimonianza di trovarsi lassù mentre era qui in terra. Nessuno è mai salito al cielo fuorché colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo, che è in cielo (cfr Gv 3,13).

Questa affermazione fu pronunciata per sottolineare l’unità tra lui nostro capo e noi suo corpo. Quindi nessu­no può compiere un simile atto se non Cristo, perché an­che noi siamo lui, per il fatto che egli è il Figlio dell’uo­mo per noi, e noi siamo figli di Dio per lui.

Così si esprime l’Apostolo parlando di questa realtà: “Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte mem­bra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo” (I Cor 12,12). L’Apostolo non dice: “Così Cristo”, ma sottolinea: “Così anche Cristo”. Cristo dunque ha molte membra, ma un solo corpo.

Perciò egli è disceso dal cielo per la sua misericordia e non è salito se non lui, mentre noi unicamente per gra­zia siamo saliti in lui. E così non discese se non Cristo e non è salito se non Cristo. Questo non perché la digni­tà del capo sia confusa nel corpo, ma perché l’unità del corpo non sia separata dal capo.

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che è asceso al cielo per noi … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

O Vergine Immacolata e Madre nostra amatissima, che, piena di celesti speranze e di smisurato amore, vedesti il tuo Diletto ascendere al cielo, accendi la nostra Fede, ravviva la nostra Speranza e rinvigorisci la nostra Carità; benedici, accetta le nostre fatiche, ed ottienici la perseveranza finale per meritarci la corona eterna del cielo.

E Tu, Vergine fedele, che sei beata perché credesti, specchio di viva fede e modello di ogni cristiano, ottienici da questo tuo Figlio che stacchiamo il nostro cuore dai falsi piaceri del mondo, e agiamo alla luce di quella fede, che è il fondamento delle cose che noi speriamo, cioè dell’eterno premio.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici di camminare con giustizia e san­tità per le strade del mondo, tenendo risso lo sguardo alla patria del cielo.

Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

DICIOTTESIMO SABATO

3° Mistero della Gloria: Gesù invia lo Spirito Santo

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

O Dio, che agli Apostoli riuniti nel Cenacolo con Maria madre di Gesù hai fatto dono del tuo Spirito, con­cedi a noi con il suo materno aiuto di servirti fedelmen­te, per diffondere in parole e opere la gloria del tuo no­me. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(Messale della Beata Vergine Maria, Colletta di Maria Vergine Regina degli Apostoli)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dagli Atti degli Apostoli (1,14. 2,1-11)

Gli apostoli erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui. Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempi tutta la casa dove si tro­vavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si di­videvano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furo­no tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’espri­mersi.

Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osser­vanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fra­gore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascu­no li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: “Costoro che parla­no non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Me­di, Elamìti e abitanti della Mesopotàmia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panlilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vici­no a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le gran­di opere di Dio”.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Da Per servire la Parola del Cardinale Michele Pelle­grino

È lui, lo Spirito Santo, il primo dono della Penteco­ste, promesso da Gesù prima di salire al cielo, quando ordinò agli apostoli «di non allontanarsi da Gerusa­lemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre “quella, disse, che voi avete udito da me: Gio­vanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battez­zati in Spirito Santo, fra non molti giorni”» (At 1,4-5). “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi” (v. 8).

Prima ancora, la sera del giorno stesso in cui era ri­sorto, aveva comunicato lo Spirito Santo ai discepoli: «Alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo” ».

Lo Spirito Santo è donato ai credenti – ci assicura Paolo – dall’unico “Dio, che opera tutto in tutti”, con “u­na manifestazione particolare per l’utilità comune” . Nel battesimo tutti, senza distinzione, l’abbiamo ricevuto, co­me una bevanda che disseta.

La sequenza che si proclama nella solennità della Pentecoste, moltiplica le immagini per farci capire cos’è questo dono: luce, consolazione, sollievo, forza, purifi­cazione, calore, ecc.

Per questo preghiamo: “Vieni Santo Spirito!”; nella preghiera sulle offerte: “Manda, Signore, lo Spirito San­to promesso dal tuo Figlio”; e in quella dopo la comu­nione: “Sia sempre operante in noi la potenza del tuo Spi­rito”.

Ci lamentiamo che le cose vanno male perché non c’è giustizia, onestà, amore; vanno male solo fuori di noi o anche dentro di noi? Ma, senza voler ignorare i gravi problemi che dobbiamo affrontare giorno per giorno, siamo convinti, come cristiani, che per il miglioramento della società e delle coscienze c’è bisogno dell’aiuto di Dio, dell’opera dello Spirito Santo? È la domanda che si faceva, in occasione della Pentecoste, Lamberto Valli, morto a 42 anni nel 1974, che molti ricorderanno per a­verlo ascoltato alla radio: “Se oggi abbia senso parlare di Spirito Santo”. Rispondeva, cercando di farsi capire da tutti, col riferirsi allo Spirito Santo come amore: “La Pentecoste ricorda a tutti – a chi crede e a chi rifiuta – che esiste l’amore: sia esso, per chi crede, l’amore di Dio; sia, per chi non crede nella religione rivelata da Cristo, l’a­more che riscalda il cuore di ogni uomo e gli rende cari una donna o un ideale, una patria o un’amicizia; l’amo­re ha, comunque, nella Pentecoste la sua festa”.

Se i primi credenti davano stupendi esempi di unio­ne fraterna, nella comunione di vita e di beni, nella leti­zia semplice e schietta, sì da attirarsi la simpatia di tutto il popolo (cf At 2,42-48; 4,12-16), era perché avevano ricevuto lo Spirito Santo e corrispondevano fedelmente alla sua grazia. La Chiesa e il mondo d’oggi hanno biso­gno d’una nuova effusione dello Spirito, e tutti dobbia­mo pregare: “Vieni, Santo Spirito!”.

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che ha effuso lo Spirito Santo sopra di noi … Santa Ma­ria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

O Maria, che fosti sempre Maestra della Chiesa, e piena di tutti i doni dello Spirito Santo, insegnaci Tu a ben pregare: prega Tu stessa per noi, e suscita nei nostri cuori quei gemiti e quei sospiri che valgono ad attirare in noi lo Spirito Santo. Poni sulle nostre labbra le preghiere più conformi al tuo Cuore, che giungano più gradite a Te, e pienamente siano esaudite da questo Dio di bontà. O Spirito di Bontà e di Amore, penetra anche il nostro cuore, affinché non cessi mai dal pregare, secondo il consiglio del Salvatore, con fede viva, con umiltà profonda, con generosa perseveranza.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del nri stero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici di essere sempre docili all’azione dello Spirito Santo, perché egli compia in noi, nella Chiesa e nel mondo i prodigi di una rinnovata Pente­coste.

Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

DICIANNOVESIMO SABATO

4° Mistero della Gloria: Maria è assunta in cielo

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

O Dio, che volgendo lo sguardo all’umiltà della Ver­gine Maria l’hai innalzata alla sublime dignità di madre del tuo unico Figlio fatto uomo e l’hai coronata di gloria incomparabile, fa’ che, inseriti nel mistero di salvezza, anche noi possiamo per sua intercessione giungere fino a te nella gloria del cielo. Per il nostro Signore Gesù Cri­sto, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’uni­tà dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen. (Messale Romano, Colletta dall’Assunzione della Beata Vergine Maria)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profóndità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal Cantico dei Cantici (2,8-14)

Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline. Somiglia il mio diletto a un capriolo o ad un cerbiatto. Eccolo, egli sta dietro il no­stro muro; guarda dalla finestra, spia attraverso le infer­riate. Ora parla il mio diletto e mi dice: “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Perché, ecco, l’inverno è passa­to, è cessata la pioggia, se n’è andata; i fiori sono appar­si nei campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna. Il fico ha messo fuori i primi frutti e le viti fiorite spandono fra­granza. Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! O mia co­lomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascon­digli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro”.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Dai Discorsi di Paolo VI

La Madonna ci ascolta, ci vede, ci protegge, ci è vici­na. È la madre di tutti i viventi, la madre della Chiesa, per cui siamo non solo autorizzati, ma invitati al collo­quio con Lei.

Il mistero dell’Assunzione, che esalta Maria nelle sue vette più alte e inaccessibili, ci esorta a rinnovare questo rapporto confidenziale con Lei, nella consapevo­lezza di essere tanto bisognosi di soccorso, di aiuto, di luce, di forza, di conforto.

Dobbiamo rinverdire quella che con il linguaggio della pietà cristiana chiamiamo la devozione alla Ma­donna: Siamo devoti di Maria? Diciamo bene 1′Ave Ma­ria, che è la preghiera programmatica della nostra de­vozione? Diciamo il Rosario?

Come fanciulli come anime pie, come anime sempli­ci, come anime alcune volte doloranti, disperate, dob­biamo ritornare alla pietà, alla misericordia, al soccorso della Madonna. Madonna, aiutaci, sii vicina ai nostri ca­si, alle nostre sventure, ai nostri bisogni, alle nostre espe­rienze.

Vedi in che mondo viviamo, specialmente laddove vediamo profanata la vita umana da sentimenti, azioni, co­stumi che non sono quelli cristiani. Non c’è rispetto per la vita, per la dignità delle persone, per l’innocenza dei no­stri costumi.

Dobbiamo perciò tornare ad essere capaci di discor­rere in ogni momento con Maria Santissima. Non è dif­ficile né per le anime grandi, né per le anime piccole. E il rapporto trascendente e sublime che la pietà cristiana concede a quelli che hanno la fede: poter colloquiare con quelli che stanno già in Paradiso, e specialmente con la Regina del Paradiso che è Maria Santissima.

Questo vi raccomando. Rinnovate nelle vostre anime la devozione semplice, ma stabile, seria e fondata sulla dot­trina vera, non sulla superstizione, sull’interesse, sulla fantasia, bensì su quello che il Vangelo ci insegna e che la Chiesa commenta con tanta provvidenziale frequenza e con tanta precisione: amare, pregare, venerare, imitare Maria Santissima.

Raccogliamo il messaggio che la Madonna Assunta in cielo manda al mondo, manda alla Chiesa, manda ad ogni vita, animata dalla grazia del battesimo e dei sacra­menti e continuamente confortata, come scrive S. Paolo, ad essere santi ed immacolati al cospetto di Dio nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per o­pera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua vo­lontà” (Ef. 1,4-6).

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­teniplasione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che ti ha portata in cielo in anima e corpo … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIAMO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

O santa immacolata Verginità di Maria, non sappiamo con quali parole lodarti!

O Signora nostra dolcissima, Tu hai già lasciato la terra, e sei giunta al tuo regno dove siedi Regina sopra tutti i cori degli Angeli.

Ci rallegriamo con te di sì alto privilegio della tua Assunzione in Cielo.

Ma ricordati che fu per noi peccatori che Tu fosti elevata a tanta dignità e gloria; perciò non hai perduto, anzi in Te è cresciuta la compassione verso di noi poveri figli di Adamo. Dal gran trono, dunque, dove regni, rivolgi, o Maria, anche sopra di noi gli occhi tuoi pietosi, ed abbi pietà di noi. Guardaci e soccorrici.

Per i meriti dunque della tua beata morte, impetraci l’amore alla perfezione con una fede forte, una coscienza retta, un cuore puro nelle intenzioni, per uscire da questa vita in grazia di Dio: e così venire in paradiso, a lodarti e a cantare le tue glorie, come Tu meriti.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici che, contemplando il tuo volto, più bello del sole, ci sentiamo rapiti dalla bellezza di Dio e ci impegniamo a costruire il mondo secondo il suo cuore.

Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.

 

VENTESIMO SABATO

5° Mistero della Gloria: Maria è incoronata regina

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

 

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

O Padre, che ci hai dato come nostra madre e regina la Vergine Maria, dalla quale nacque il Cristo, tuo Figlio, per sua intercessione donaci la gloria promessa ai tuoi fi­gli nel regno dei cieli. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(Messale della Beata Vergine Maria, Colletta di Maria Regina dell’universo)

 

ASCOLTA LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Luca (1,46-SS)

Allora Maria disse: “L’anima mia magnifica il Si­gnore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di genera­zione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi del­la sua misericordia, come aveva promesso ai nostri pa­dri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre”.

 

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di .silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Da Maria cammino di fedeltà di Stefano De Fiores

La regalità di Maria è l’opposto dell’oppressione e della schiavitù, perché è partecipazione ad un progetto di speranza ed espressione di amore misericordioso e pro­mozionale. Maria è regina in quanto esercita un ruolo di guida nei riguardi del popolo di Dio. Come prima cri­stiana e tipo della Chiesa, ella rappresenta un punto di riferimento necessario per i fedeli che intendono ritrova­re la propria identità regale di figli di Dio.

Maria è regina per almeno due motivi di ordine evan­gelico:

- Maria ha dominato le forze del male. Nulla ha con­cesso al peccato, fin dalla sua immacolata concezione. Maria è la creatura non solidale con la vita dei peccato­ri. Non è stata dispersa e divisa dall’influsso del diavolo (= il divisore), né dalla schiavitù del peccato che è rottu­ra con Dio e con il prossimo. Al contrario di Eva, Maria ha ascoltato solo il messaggero di Dio consentendo a lui totalmente. Con la sua assunzione, ella partecipa alla vit­toria di Cristo perfino sull’ultima nemica: la morte (1 Cor 15,26); e collabora con lui perché il mondo sia liberato dal male.

- Maria ha inteso la sua vita come “servizio”, in cui consiste evangelicamente la regalità (Lc 22,24-30). Ma­ria non ha interpretato la sua maternità in chiave di do­minio, ma si è proclamata “serva del Signore”, in quan­to adoratrice dell’unico Dio e pienamente disponibile al­la sua proposta di salvezza.

Mentre la regalità mondana si esprime nel dominio, nell’imposizione e nella ricerca egoistica, quella di Cri­sto si manifesta nel rifiuto della violenza, nell’amore e nel servizio fino al completo dono di sé (Gv 18,36-37).

Nel suo significato evangelico il regno di Dio è la so­vranità del Signore nella vita degli uomini (Mt 7,21), che implica sia la filiazione divina, sia la fratemità universa­le, sia le azioni di “potenza”, come guarigioni e miraco­li. Tale regno però è riservato unicamente a chi lo acco­glie con fede, apertura di cuore, povertà, sofferenza (Mt 5,3-10; 18,3-4).

In questa prospettiva Maria è colei che eredita il re­gno di Dio. Ella infatti è, in modo eminente, povera, di­sponibile, credente. E perciò partecipa al potere conces­so dallo Spirito di liberare il mondo dai mali (guarigio­ni e conversioni ottenute nei santuari mariani lo confer­mano) e di formare gli uomini alla figliolanza divina e alla maturità cristiana. «Maria viene esaltata – come scri­ve H.U. von Balthasar – come colei che è piccola e umi­le. Viene detta regina degli angeli, perché, con il Figlio, è discesa al di sotto di loro nel servizio dell’umanità e nella sofferenza per essa. Viene detta regina degli apo­stoli, perché si è impegnata per l’opera del Figlio, per la Chiesa, prima, più profondamente e radicalmente di lo­ro. Gli apostoli e i loro successori hanno nella loro qua­lità di uomini solo un ministero nella Chiesa, ma Maria come donna rappresenta l’intera Chiesa davanti al suo Si­gnore e Sposo. E regina di tutti i santi, perché la sua “pic­cola via”, la sua via della fede semplice ma radicale di­viene unità di misura per la valutazione di tutte le gran­dissime e piccolissime vie della santità, di tutti i mistici e i martiri, di tutti i carismatici e missionari, di tutti i cri­stiani di ogni ordine e di tutto il mondo».

 

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria, fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che ti ha incoronata Regina del cielo e della terra … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

 

PREGHIANIO CON IL BEATO BARTOLO LONGO

O Maria, da questa terra d’esilio, ove geme esiliata l’anima nostra, noi alziamo gli occhi a te, che abiti nei cieli. Ecco, come gli occhi dell’ancella sono rivolti alle mani della padrona,

così gli occhi nostri a Te son rivolti, o Regina, o Signora e Madre nostra, fino a che non abbi di noi pietà. O Madre dolcissima ed amabilissima, oggi è l’ultimo dei sabati dedicati ad onorare i Misteri del tuo Rosario: noi ti domandiamo le grazie più gradite al tuo Cuore.

O nostra Regina, ottienici di essere umili, distaccati dalla terra, docili alla divina volontà; impetraci il santo amore di Dio, la buona morte, il Paradiso.

O dolce Signora, vogliamo venire a vederti in paradiso: mutaci da peccatori in santi.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo) La giaculatoria che ora recitiamo ci aiuti ad unire il significa­to del mistero che abbiamo pregato con l’impegno di vita.

Regina del Santo Rosario di Pompei, Madre nostra dolcissima, ottienici di camminare con perseveranza nella via del bene, per godere in eterno con te della gioia della Trinità, nella gloria degli angeli e dei santi. Beato Bartolo Longo, apostolo del Santo Rosario, pre­ga per noi.

 

PICCOLA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Dopo aver meditato e contemplato il mistero, concludiamo la nostra preghiera rivolgendoci con amore filiale a Colei alla cui scuola impariamo a immergerci nel mistero di Dio e a vi­vere come a Lui piace.

Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli umile serva del Signore proclamata Regina del mondo dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a Te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo. Coronata di dodici stelle, Tu ci porti al mistero del Padre, Tu risplendi di Spirito Santo, Tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario Tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio. Madre e modello della Chiesa, Tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore. O Rosario benedetto di Maria catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.


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