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La porta stretta

( da uno scritto di B. Marzano )


Quando Gesù pronunciò queste parole, probabilmente aveva in mente le mura che circondavano lacittà di Gerusalemme sulle quali erano aperte delle porte.

Alcune erano molto ampie, spaziose e vi poteva

passare molta gente, altre invece più strette, disagevoli, denominate addirittura “cruna di ago”

per le quali  non era possibile che vi passassero i cammelli.
È probabile che quando Gesù disse:

“È più facile che un cammello entri attraverso

una cruna di un ago che non un ricco in paradiso”, abbia fatto allusione a questa porta.

Gesù raccomanda a tutti quelli che vogliono seguirLo di entrare per la porta stretta, perché “larga è la porta e spaziosa è la via che conduce alla perdizione”.La via e la porta che conducono alla perdizione ben possono identificarsi con la via che percorsero gli abitanti di Sodoma e Gomorra che furono distrutti dal fuoco. È la via della ribellione al Signore. Anche il diluvio universale fu causato perché tutto il popolo, tranne Noè e la sua famiglia, seguiva questa via.
È scritto nella Bibbia: “Vi è tal via che all’uomo pare diritta ma finisce col menare alla morte” (Proverbi 16:25). Un primo aspetto dunque della via larga è la via del peccato e della disubbidienza, simbolo della vita senza fede che porta alla perdizione. Ma vi è un’altra via, percorsa da intere nazioni. È la via del cristianesimo di “moda”.
Gesù disse ad un dottore di Gerusalemme: “Se uno non è nato di nuovo non può vedere il Regno di Dio”, indicando un fatto necessario ed assoluto che deve realizzarsi nella vita di tutti i cristiani: una rivoluzione che scarta i sistemi dell’uomo ed accetta quelli di Dio. Questa rivoluzione è detta “conversione” o “nuova nascita” o “rigenerazione”.
Ma sono veramente vissute queste cose da tutti i credenti, oppure il cristianesimo per la maggior parte della gente è un fatto di moda dei nostri tempi? Forse pochi di noi ricordano il falso cristianesimo che Hitler volle imporre in Germania. Si volle identificare la dottrina di Gesù con la dottrina del nazismo e ciò allo scopo di dominare le masse. Si costituì una cosiddetta chiesa tedesca.Ma contro questo tipo di chiesa insorse la Chiesa confessante, perseguitata e clandestina, la quale fece questa solenne dichiarazione: “Gesù Cristo, nel mondo in cui viene testimoniato dalla Sacra Scrittura è l’unica Parola di Dio che noi dobbiamo ascoltare ed a cui dobbiamo fiducia ed obbedienza in vita ed in morte. Rigettiamo la falsa dottrina secondo cui la Chiesa può e deve riconoscere come fonte di predicazione.. altri avvenimenti, forze, figure e verità quali rivelazioni di Dio”.


Molti furono imprigionati e chiusi in campi di concentramento. Il pastore Bonhoeffer mentre era in prigione così diceva ad un suo compagno di prigionia: “Se mi trovassi a passare per una delle vie principali di Berlino e mi venisse incontro un pazzo alla guida di un’automobile che investe i passanti, quale sarebbe il mio compito di pastore? Seppellire i morti e curare i feriti, o cercare di fermare quel pazzo?”.

 

 

 

Ed il pazzo nella mente del pastore Bonhoeffer era Hitler che aveva trascinato la Germania alla guerra. Questo testimone di Cristo, morì martire perché faceva parte della chiesa clandestina. La mattina del 9 aprile 1945 fu impiccato. Prima di salire al patibolo disse: “È la fine, ma per me è l’inizio della vita”.
Il pastore Bonhoeffer si era aggiunto ai martiri della Chiesa. Aveva seguito la via stretta della rinunzia e della croce, perché gli era data la possibilità di starsene in America, ma Egli ritornò in Germania, perché qui il Signore lo chiamava. Questo esempio illustra bene il pensiero di Cristo: “Larga è la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione… Stretta invece è la porta ed angusta la via che mena alla vita, e pochi son quelli che la trovano”.Queste parole devono mettere tutti i cristiani in guardia affinché si domandino continuamente come meglio possono servire Gesù. A ciascuno piace vivere secondo le regole del mondo e le cose che fanno i molti: vivere una vita tranquilla, con soli svaghi e divertimenti. Una vita cristiana regolata in questo senso, non è conforme all’insegnamento di Gesù Cristo: questa è proprio la via larga!
Gesù dice che bisogna imboccare la via stretta. E la via stretta è Lui stesso, che dopo tre anni di ministero terreno si è trovato attorniato soltanto da poche donne ed un esiguo gruppo di discepoli. “Io sono la via” e per molta gente non torna troppo a loro comodo seguire Colui che è la via che l’ha fatto essere l’uomo di dolori, vilipeso e sputato, coronato di spine e fatto morire su una croce. Ancora un giorno Egli così si espresse: “Gli uccelli del cielo hanno i loro nidi, le volpi hanno le loro tane, ma il figliuolo dell’uomo non ha neanche una pietra su cui posare il capo”. Essere discepolo di Gesù significa vivere e “camminare come Egli camminò”. Domandiamolo a tutte le genti della terra se siano disposte ad accettare con allegrezza questo insegnamento.
Se a tutti piace passare per la porta larga, dove non sono previste difficoltà, Gesù viene a capovolgere i nostri pensieri e ci dice di entrare per la porta stretta e camminare per la via angusta. È la via della fede secondo cui l’uomo non può più seguire la propria volontà egoistica ma segue il Signore ubbidendoGli in ogni cosa. È la via stretta dell’osservanza dei precetti evangelici, del lasciare tutto e diventare “ultimo” per amore dei fratelli.
Ricordiamoci però che il Regno dei cieli non è una conquista fatta da carne e sangue, ma un dono della grazia di Dio. Pertanto continua sarà la nostra preghiera a Dio affinché ci sostenga nel nostro cammino con Lui.

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Pedofilia: rimango nella Chiesa perchè è mia madre.

 

Questa è la mia Chiesa. Una Chiesa che annuncia il Vangelo, che sia fedele a Gesù Cristo, che abbia il coraggio di convertirsi sempre, che non dimentichi mai di stare dalla parte dei piccoli e dei bambini.
Benedetto XVI, durante la conferenza stampa in viaggio per la Germania, ha detto: “Posso capire che, di fronte a crimini come gli abusi su minori commessi da sacerdoti, se le vittime sono persone vicine uno dica: questa non è la mia Chiesa, la Chiesa è una forza di umanizzazione e moralizzazione e se loro stessi fanno il contrario io non posso più stare con questa Chiesa”. Vera, disarmante e forte affermazione. Neanch’io mi ritrovo in questa Chiesa che, attraverso dei Pastori non lungimiranti, hanno coperto simili abusi. Per chi li ha compiuti – solo la loro coscienza – dovrebbero lasciare il ministero sacerdotale. Il Concilio di Elvira, al canone 71 (PL 84,292, online) diceva: “Agli stupratori di bambini (stupratoribus puerorum) non deve essere data la comunione nemmeno in punto di morte”. Chissà perchè!?
Io rimango nella Chiesa, dentro la Chiesa … perchè è mia madre, rimane sempre mia madre anche se ci sono figli degeneri e vomitevoli che hanno fatto e continuano a compiere atti desecrabili contro l’innocenza. Ti chiedo Signore di donarmi la forza di non abbandonare mia Madre.

(Don Fortunato Di  Noto)

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Giornata delle Comunicazioni Sociali 2012 sul tema “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione.”

“Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”: è questo il tema scelto da Benedetto XVI per la prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che si svolgerà il 20 maggio 2012, nella domenica che precede la Pentecoste. Il Messaggio del Papa per questo evento viene tradizionalmente pubblicato il 24 gennaio, nella memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.
“La straordinaria abbondanza di stimoli della società della comunicazione – afferma una nota del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali – porta in primo piano” il silenzio, “un valore che, a prima vista, sembrerebbe addirittura in antitesi ad essa”. Nel pensiero di Benedetto XVI – prosegue il testo – “il silenzio non è presentato semplicemente come una forma di contrapposizione a una società caratterizzata dal flusso costante e inarrestabile della comunicazione, bensì come un necessario elemento di integrazione. Il silenzio, infatti, proprio perché favorisce la dimensione del discernimento e dell’approfondimento, può esser visto come un primo grado di accoglienza della parola”.
“Nessun dualismo, quindi – rileva la nota – ma la complementarità di due funzioni che, nel loro giusto equilibrio, arricchiscono il valore della comunicazione e la rendono un elemento irrinunciabile al servizio della nuova evangelizzazione. Emerge, poi, con una certa evidenza – conclude il comunicato – il desiderio del Santo Padre di sintonizzare il tema della prossima Giornata Mondiale, con la celebrazione del Sinodo dei Vescovi che avrà come tema, appunto, “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della Fede cristiana”.
(La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali è stata stabilita dal Concilio Vaticano II con il Decreto Inter Mirifica del 1963.) (Font: Radio vaticana)

Silenzio e parola
“Sia ognuno pronto ad ascoltare,
lento a parlare” (Gc 1,19)

Un essere in relazione

L’uomo è creato per la relazione. Egli è un essere comunque in relazione: con se stesso, con la realtà che lo circonda, con gli altri, con l’Altro. Per essere felice, deve imparare a vivere in modo costruttivo e positivo questa sua insita e costitutiva relazionalità, dono del Creatore alla sua creatura “fatta a sua immagine e somiglianza”.

Silenzio e parola sono strumenti / mezzi che, in ultima analisi, sono finalizzati a questo scopo, a quella che è la grande vocazione dell’uomo: il dono di sé. Silenzio e parola: due strumenti che vanno conosciuti e usati.

Per poter essere usato adeguatamente, ogni strumento deve chiaramente essere scoperto, conosciuto in tutte le sue potenzialità; a ciascuno, poi, compete la responsabilità personale di decidere come usarne. Silenzio e parola sono potenti mezzi di comunicazione; la parola è per la relazione, ma anche il silenzio è a servizio della relazione. Essi devono interagire con saggezza ed equilibrio. La “medaglia” della relazione-dono di sé ha due “facce”: il silenzio e la parola.

Il silenzio e la parola: due realtà contrapposte?

Questi due vocaboli e realtà dell’uomo possono sembrare antitetici e, in effetti, è apparentemente così, perché chi fa silenzio non parla e, chi parla, non tace. Fondamentalmente, però, sia il silenzio che la parola sottintendono una realtà più profonda e misteriosa – quella ontologica dell’uomo – né possono definirsi incompatibili, ma l’uno illumina e dà senso all’altra. Dal punto di vista di un atteggiamento interiore, profondo, essi sono – allora – complementari.

Silenzio e vita – parola e desiderio

Mentre è più facile pensare al concetto di parola e affiancarla, con naturalezza, all’idea di relazione, rimane più difficile concepire il silenzio come uno strumento che conduca o faciliti un rapporto interpersonale.

La domanda è: può il silenzio creare, stabilire, un rapporto, una relazione? Se, come molti sperimentano, talvolta anche una sola parola può addirittura mettere fine ad un rapporto d’amore, d’amicizia, familiare, ecc… dobbiamo pensare che anche il silenzio possa servire a creare e mantenere un vero rapporto interpersonale. D’altronde, come forse tutti ne abbiamo l’esperienza, davanti a grandi drammi o a sofferenze inspiegabili e atroci (come una malattia terminale o una morte improvvisa), si preferisce non parlare o parlare tacendo. Il silenzio, in questo caso, diviene presenza espressiva e affettuosa.

Esiste, dunque, un silenzio che chiameremo “loquace” e una parola “silente”. Cioè un silenzio che parla, capace di dire qualcosa e una parola muta, che non dice nulla a chi ascolta. Un testo di psicologia afferma che “noi siamo quello che diciamo”, ma parimenti siamo anche “quello che viviamo”, che “facciamo”, senza bisogno di tante parole.

Dire o fare? Si può dire e fare, ma si può anche fare senza dire nulla, è possibile “costruire” in silenzio e “demolire” parlando. E’ la nostra vita che deve parlare a noi stessi e agli altri. Talvolta il nostro silenzio si rivela costruttivo, fattivo e loquace più di mille parole.

A volte ci sono silenzi che sono parole e parole che sono silenzio. Capita, a volte, di dire tante parole, ma non ciò che dobbiamo dire e, quindi, si parla, ma è come se si tacesse. Ci sono, invece, silenzi carichi

di parole.

Un silenzio può essere una risposta – naturalmente da interpretare – ma pur sempre espressione di qualcosa che si vuole dire, comunicare all’altro. Tacendo, a volte, si evita di dire ciò che è meglio omettere e quindi, in realtà, si comunica, seppur con una “assenza” di parole.

 

Cosa insegna a riguardo la psicologia

“Saper frenare la lingua” (Salmo 39, 2), “Porre una custodia alla proprio bocca” (Salmo 141, 3), preserva da tanta faciloneria, dalla superficialità, dall’avventatezza e dall’imprudenza. Dovremmo educarci a frapporre – come anche la psicologia insegna – un “intervallo” tra stimolo e risposta, tra azione e reazione, affinché la nostra parola – sia verbale che interiore – non scaturisca da impulsività o automatismi dell’inconscio, ma sia frutto di una scelta libera e consapevole. Per parlare con libertà e coscienza, bisogna sapersi educare al silenzio, inteso come una predisposizione all’ascolto profondo di se stessi e dell’altro.

Il silenzio

Il silenzio può dunque essere lo spazio che prepara la parola. Interpretato come fine a se stesso, non avrebbe senso; o, meglio, agirebbe nella nostra vita con una valenza negativa di chiusura, fuga, ripiegamento su se stessi, visto che abbiamo affermato che l’uomo è un essere in relazione e la parola è un mezzo di relazione.

Il silenzio, ancor prima di essere possibilità di riflessione (quindi vi è un silenzio prima e un silenzio dopo la parola), deve essere spazio per l’ascolto, capacità di accoglienza, recettività senza pregiudizi, disponibilità libera dalla presunzione di sé. Il silenzio, così inteso, può paragonarsi a quel terreno buono di cui leggiamo nel Vangelo (Luca 8, 8) capace di ricevere il seme della parola: della Parola di Dio e della parola (a volte un po’ inquinata) dei propri simili.

Il silenzio, ancora, educa e rafforza nella vigilanza, che è attenzione al vissuto fin nei dettagli, capaci di rivelare – ad uno sguardo penetrante – la novità che si nasconde persino nella monotonia, nel quotidiano banalizzato ma mai banale e che sfugge ai più. Per il cristiano questo atteggiamento ha un nome: è l’atteggiamento contemplativo. L’uomo è reso capace di vedere l’invisibile (Ebrei 11, 27).

In una bellissima preghiera, Etty Hillesum scrive: “Tutto avviene secondo un ritmo più profondo … che si dovrebbe insegnare ad ascoltare: è la cosa più importante che si può imparare in questa vita. Il silenzio può così essere strada che conduce alla profondità. Ecco perché le grandi donne e i grandi uomini dello spirito hanno amato e vissuto il silenzio” (Diario di Etty Hillesum, Adepti Edizioni, Milano 1985).

Vari tipi di silenzio (positivo e negativo)

Abbiamo visto come l’atteggiamento di silenzio sia capace di costruire una relazione; anzi, ne ponga decisamente le fondamenta, tanto quanto la parola espressa, intesa come manifestazione esterna di se stessi all’altro. Si vengono così a delineare vari tipi di silenzio, che possono avere una valenza più o meno negativa, tanti quanti sono i modi personali di interpretazione a cui va soggetto il termine medesimo.

- Il silenzio di ascolto è quello che ci permette di ascoltare l’altro fino in fondo, per capire cosa vuole dire e accogliere il messaggio che ci sta trasmettendo. Permette all’altro di esprimere completamente se stesso e il suo pensiero, quando non viene interrotto nel suo parlare.

- Il silenzio reciproco è quello di chi si comprende senza bisogno di troppe parole e avviene quando c’è una conoscenza e comunione profonda fra le due persone che comunicano.

- Il silenzio di carità è quello che volutamente tace tutto ciò che può nuocere all’altra persona, che non mette in evidenza il male, non mormora.

- Il silenzio di indifferenza è quello in cui non si vuole comunicare all’altro, non interessa ciò che l’altro ci dice.

- C’è un silenzio offeso e risentito, proprio di chi non è in pace con se stesso e con gli altri e si isola.

- C’è un tipo di silenzio che è peccato, perché si omette ciò che si dovrebbe dire, oppure che può esprimere indifferenza e lontananza da Dio: il silenzio di chi non prega e non comunica con il Creatore.

- C’è il silenzio del perdono, che si instaura quando si evita di sottolineare, rinfacciare, ripetere continuamente gli sbagli e i difetti altrui.

Il silenzio: dono o penitenza?

Il silenzio può essere un dono o una sorta di penitenza, concepito quasi come un’ammenda o come una limitazione, dipende da come lo si concepisce, lo si vive, dal contesto in cui si è chiamati a incarnarlo.

E’ un dono quando diventa lo spazio per incontrare Dio, per comunicare con Lui e, in Lui, con gli altri. E’ più facile “incontrare” il Signore in questo contesto silente che in mezzo a tanti rumori. Dio ci parla attraverso il suo silenzio. La contemplazione è l’incontro di due silenzi: quello di Dio e quello dell’uomo. Chi impara a pregare veramente, impara ad ascoltare il Verbo silenzioso e incontra il Silenzio che interpella, impara ad ascoltare e sa veramente relazionarsi anche con gli altri uomini.

A volte, però, il silenzio può essere una penitenza. Ci sono momenti in cui è difficile non parlare, perché ciò diventa un bisogno. E’ difficile tacere quando non si è compresi, quando si è stati offesi, quando l’altro vuole avere sempre ragione e vuole sempre l’ultima parola sulle decisioni, quando vediamo comportamenti sbagliati negli altri, quando abbiamo una sofferenza, quando capiamo che l’altro ci giudica male.

Quando si riesce a vincere il bisogno di parlare e si sa tacere, il silenzio diventa “penitenza” che ci insegna a dominare le nostre passioni e che, anche con dolore, ci apre la via ad una forma di ascesi che conduce ad una vera maturità umana e cristiana. Si sperimenta, allora, una grande pace e si riesce a dominare anche i propri pensieri rettificandoli e trasformandoli in positivi, ritrovando l’equilibrio interiore.

Importanza e rischi del silenzio

Il silenzio, allora, diventa predisposizione all’ascolto, all’accoglienza e alla comunicazione con gli altri e con l’Altro. Ci aiuta ad evitare il male che facilmente si potrebbe commettere parlando; ma nasconde anche dei rischi. Un silenzio può essere una contro-testimonianza. Infatti, ci sono cose che vanno dette al momento opportuno e anche non opportuno.

Altro pericolo è quello dell’isolamento. Chi tace, non si confronta con gli altri, rimane con le proprie idee e con il proprio modo di essere, non si apre all’alterità. Chi tace, non dona se stesso e, quindi, si impoverisce.

Il silenzio del Signore

Innumerevoli sono gli esempi del silenzio nella Persona di Gesù e del suo riferimento al silenzio. Gesù ha fatto silenzio pur parlando e ha parlato pur facendo silenzio. Gesù “tace” quando manifesta al Padre il suo perdono per gli uomini. Negli anni della sua formazione umana e spirituale a Nazareth non predicava ancora come fece in seguito, ma anche dopo il suo annuncio pubblico fu con il silenzio della sua stessa vita (Luca 2, 51) che si fece conoscere.

Gesù sceglie spesso luoghi solitari in cui andare a pregare (Luca 5, 16). Gesù insegna a far tacere i sentimenti negativi amando i propri nemici (Luca 6, 27). Ascoltando Gesù che parla, folle intere tacciono, non parlano, ma ascoltano (Luca 10, 39). Alla domanda che gli porrà Pilato, Gesù non risponderà nulla (Luca 23, 9) o, in altri frangenti, risponde senza dire ciò che gli altri avrebbero voluto sapere e sentire dire da Lui. Gesù tace con la sua morte (Luca 23, 46) per tornare a parlare dopo la Resurrezione. Gesù ci mostra un esempio da imitare nell’equilibrio e discernimento con cui va usata la parola e il silenzio.

La Parola di Dio

Nella Sacra Scrittura si trovano innumerevoli esempi che esprimono il valore della Parola di Dio e le caratteristiche della parola dell’uomo. I Libri sapienziali sono quelli che più ampiamente trattano questo tema. E’ qui, infatti, che troviamo l’invito ad ascoltare, accogliere, custodire, meditare, non dimenticare, non allontanarsi dalla Parola di Dio e chiaramente viene affermato che i vantaggi derivanti da questo atteggiamento di fede sono quelli di essere fin d’ora considerati beati, di vivere tranquilli e a lungo.

La parola dell’uomo

Attraverso le parole, l’uomo esprime se stesso, i suoi pensieri, i sentimenti, le sue opinioni. Nei Libri sapienziali viene descritto il parlare dell’uomo nei suoi aspetti positivi e negativi.

Come bisogna parlare? Con prudenza, sapienza, scienza, amabilità, calma, controllo di sé, saggezza, rettitudine, sincerità, lealtà, gentilezza, pesando le parole, frenando la bocca.

Come non si deve parlare? E’ consigliato non essere arroganti, non fabbricare menzogne e calunnie, non parlare troppo, non ingannare, non adulare, non usare parole dure e pungenti.

Similitudini

La parola dell’uomo è positivamente paragonata ad un albero di vita, ad un favo di miele; negativamente ad un pavimento su cui si scivola, ad un laccio, ad una spada, alla morte, a ghiotti bocconi, ad una ferita al cuore, ad acque profonde.

Pericoli e danni nel parlare

Parlare porta delle conseguenze che bisogna attentamente valutare, le parole possono aiutare gli altri, ma possono anche danneggiarli e lo stesso vale per se stessi. Con molta facilità si sbaglia quando si parla, per questo è necessario riflettere prima di parlare. Chi non usa rettamente delle sue parole va incontro alla rovina, danneggia se stesso, diventa vittima delle proprie labbra; si incorre nel pericolo di essere egoisti, gli altri possono ripetere quanto hanno udito da noi e c’è il rischio di rivelare segreti, di tradire, di perdere la fiducia. Facilmente cade in colpa chi parla. (Fon:Moscati.com)

 

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 INDIA SI CONVERTE E TRADUCE LA BIBBIA IN KASHMIRI

La Bibbia, uno dei testi sacri più antichi e quello più tradotto del mondo da oggi esiste anche in lingua kashmiri.L’opera è stata pubblicata dalla Società Biblica dell’India, di Bangalore. Il lavoro di traduzione della Bibbia – riferisce l’agenzia Fides – è opera di Joseph K. Predhuman Dhar, pedagogista, giornalista e scrittore. L’autore, ex bramino convertitosi al cattolicesimo, è stato premiato con una medaglia d’oro, ha parlato del suo percorso di fede all’Agenzia Fides, «Quando entrai nella IX classe cominciai a visitare la Chiesa di nascosto, per timore che i miei genitori lo venissero a sapere». «Ero sbalordito nel vedere che i cristiani veneravano la Croce e mi chiedevo perché quell’uomo era stato messo a morte in quel modo e perché non era stato in grado di salvarsi e, soprattutto, che gente erano i suoi seguaci».La nuova pubblicazione ha come obiettivo quello di rendere la Parola di Dio il motore della missione; rinnovare gli sforzi di dialogo e cooperazione tra la maggioranza musulmana e  la piccola comunità cristiana in Kashmir. Nel Kashmir indiano vivono circa quattro milioni di musulmani. I cristiani sono circa 5.000. I governanti e i leader religiosi si impegnano attivamente per promuovere un clima di serena convivenza fra la maggioranza musulmana e le minoranze cristiane e indù.

 

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Bill Gates e il significato del suo nome

 

 

 

di Vittorio Pasteris

 

Numerologia, citazioni apocalittiche, Dipartimento della Giustizia statunitense: tutto sembra complottare contro il presidente della Microsoft.

 

Qualche anno fa, quando mi occupavo di ricerche di marketing, uno dei miei passatempi preferiti consisteva nell’andare in un supermercato e guardare, guardare, guardare che cosa facessero gli indaffarati clienti nascosti dietro a mastodontici carrelli. Più che una ricerca sul campo era un vero safari nei comportamenti dei consumatori. Oggi che mi occupo di Internet, curiosare nella rete è ancora più comodo, basta sedersi davanti al proprio computer, lanciare il proprio programma di posta elettronica e fra i messaggi degli amici, quelli legati al lavoro, le promesse di guadagni facili, qualcosa d’interessante salta sempre fuori.

Due giorni fa un amico mi ha forwardato questo messaggio che riporto integralmente. Leggete con attenzione.

 

Notizie agghiaccianti

Sai che il vero nome di Bill Gates è William Henry III? Oggi lo si conosce come Bill Gates (III) dove III sta per “terzo”. Allora, cosa c’è di agghiacciante in questo nome?

Se prendi tutte le lettere del nome Bill Gates III e ottieni il corrispondente codice ASCII (American Standard Code for Information Interchange) di ogni lettera e le sommi tutte… otterrai il numero 666 che è il numero della bestia, dell’anticristo nell’Apocalisse!!! 

Lo stesso vale per Windows 95 e MS-DOS 6.21 !!!

Sei sicuro che questo sia una coincidenza? Per quelli di voi che hanno Excel 95 in versione americana (non l’Excel di Office 97), provate questo:

·            Apri una nuova scheda

·            Posizionati nella fila 95

·            Clicca col mouse il bottone col numero 95 così la linea completa rimane selezionata

·            Premi il tasto di tabulazione per muoverti alla seconda colonna

·            Adesso, col mouse seleziona nel menù Help l’opzione About Microsoft Excel

·            Premi i tasti ctrl-alt-shift insieme e col mouse premi su Technical Support

·            Comparirà una finestra col titolo The Hall of Tortured Souls (La sala delle anime torturate). Questo è veramente agghiacciante, d’accordo. È un programma simile al gioco Doom e si può fare scorrere con i cursori. Nei muri compaiono in movimento i nomi delle anime torturate…

·            Adesso dirigiti verso le scale e girati verso il muro che era alle tue spalle all’inizio del gioco. È bianca e a quadri. Batti excelkfa. Questo apre il muro e rivela un altro passaggio segreto. Entra nello stesso e cerca di non cadere dal sentiero a zig-zag sopraelevato, e quando arriverai alla fine vedrai qualcosa di veramente terrificante.

 

A questo punto, innumerevoli testimoni in tutto il mondo hanno verificato che questa è una vera rivelazione che ti fa aprire gli occhi. Potrebbe essere uno scherzo dei programmatori di Microsoft, o no? Non sarebbe sorprendente che Bill Gates fosse consacrato a satana! Dopo tutto, anche nella Bibbia c’è scritto che qualcuno potente verrà e guiderà il mondo alla distruzione. Bill Gates senza ombra di dubbio possiede questo potere nelle proprie mani.

Più dell’80% dei computer nel mondo hanno Windows e DOS installati (inclusi quelli del Pentagono!). Se tutti questi prodotti avessero qualche tipo di piccolo programma embedded (come quello di Hall of Tortured Souls) questo potrebbe dargli il controllo di configurare gli arsenali nucleari facendo stragi nei sistemi di sicurezza, nei sistemi finanziari del mondo. Tutto questo lo si può fare dalla sua sede e non è molto lontano dalla realtà! Usando Internet Explorer possiamo permettergli di spiare quello che abbiamo nel nostro computer bit a bit ogni volta che ci connettiamo.

Dice la Bibbia : “E lui obbligò a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi a ricevere un marchio nella loro mano destra o nella loro fronte, in modo tale che nessuno poté né comprare né vendere senza il marchio che è il nome della bestia od il numero del suo nome. [...] Questo numero è 666” (Apocalisse 13,16-18).

Questo è qualcosa sulla quale devi riflettere… se la Bibbia nel libro dell’Apocalisse dice che senza il segno della bestia non si potrebbe ne vendere, ne comprare, ne fare transazioni commerciali, ecc. allora la mia domanda è: E’ oggi Internet una necessità per fare business?

Questo mi fa pensare… Microsoft non sta tentando sempre di avere il monopolio della tecnologia che la riguarda ed adesso di Internet? (vedi l’antitrust americana con Windows ’98).

L’Apocalisse dice anche che il marchio della bestia lo si porterà nella mano e nella fronte di ognuno… se Internet fosse in realtà il segno della bestia, non stiamo iniziando a portarlo nelle nostre mani (usando il mouse) e nelle nostre fronti (schermi)?

 

Abbiamo esagerato

Dopo essermi ripreso dalla lettura, e aver scacciato il panico, dato che uso prodotti Microsoft da anni e non vorrei dover esorcizzare il mio computer o addirittura cercare un esorcista che si occupi direttamente di me, ho cercato di verificare i fatti. Calcolatrice alla mano ho rifatto i conti con i codici ASCII ed effettivamente quadrano. Mi sono procurato l’Apocalisse e mi sono riletto i passi citati. In effetti è un po’ inquietante pensare al marchio Microsoft sui nostri mouse e nei nostri monitor. Purtroppo non dispongo di una versione inglese di Excel per verificare se funziona il giochetto satanico di cui si parla nella mail. Se qualche lettore ne ha una copia e vuole sperimentare se funziona, mi scriva con urgenza, la curiosità mi corrode.

Resta il fatto che la simpatia di Bill Gates (terzo) e della Microsoft in questo periodo non sono all’apice. Il fatto che la ditta di Redmond sia da un po’ di tempo sulle pagine giudiziarie americane e non, non ha sicuramente aiutato, dato che il partito degli anti Microsoft era già abbastanza ricco di seguaci. Essere i più forti, essere i più ricchi, essere de facto lo standard di mercato non rende simpatici.

Poi ci sono ragioni economiche che muovono interessi da milioni di dollari. Morale della favola: Bill Gates e la sua azienda-creatura sono diventati agli occhi di molti la reincarnazione del diavolo (economico) anche prima che qualcuno andasse a prendere a prestito l’Apocalisse per argomentare le sue accuse.

E Microsoft che cosa fa ? Si lascia intimorire ? Nulla di tutto questo. Diciamo che ha un po’ rettificato le sue strategie, ed ha avviato una campagna di stampa in grande stile per difendersi dalle accuse. Ma soprattutto non ha rinunciato a lanciare il 25 giugno il suo nuovo gioiello ovvero Windows 98. Certo non ha fatto le cose in stile hollywoodiano come aveva fatto per Windows 95, ma un po’ di understatement serve per evitare noie e guadagnare in simpatia.

Il prodotto è sostanzialmente un forte upgrade di Windows 95, più stabile, con qualche aggiunta a corredo, e soprattutto con la famigerata (per il DoJ e per molti utenti) integrazione fra la propria scrivania e Internet mediata da Internet Explorer.

In Italia Windows 98 è arrivato il 10 luglio. Le vendite previste del prodotto su scala mondiale parlano di più di 12 milioni di pacchetti per il ’98, e di 66 milioni di pezzi nel 2000. In Italia le vendite attese si aggirano attorno al milione e mezzo di copie.

Per la cronaca la somma dei codici ASCII di Windows 98 è 669, se qualcuno ne sa il significato arcano lo spieghi.

Oggi siamo giunti nel febbraio del 2005 (quando è stato scritto questo articolo). Windows XP imperversa sull’80% dei computer del mondo e l’inquietante mistero non è ancora stato chiarito.

 

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