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Solo rimanendo uniti a Gesù la Fede aumenta e viviamo sempre da risorti.

 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro al Vangelo di oggi

Mercoledì 9 maggio 2012

5ª Settimana di Pasqua

+ VANGELO (Gv 15,1-8)

Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». Parola del Signore

 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

È impegnativo rimanere uniti a Gesù, non è cosa facile, solo dopo un cammino serio ed impegnato diventa più facile controllare gli istinti e sottometterli alla volontà. Gesù ci invita a rimanere obbedienti in Lui, seguendo il suo Vangelo per non sbagliare scelte e direttive. Il verbo rimanere spiega una solidità spirituale, una determinata volontà che resiste alle sirene del mondo corrotto.

Ogni giorno aumentano le insidie contro la vita spirituale, le tentazioni si annidano un po’ ovunque.

È assolutamente indispensabile ricorrere alla preghiera e ai buoni proponimenti quotidiani, occorre alimentare il fuoco del fervore anche con brevi preghiere che sono come dardi d’amore, sono chiamate giaculatorie. Alle volte una sola breve preghiera oltre a scacciare la tentazione, porta nuovo vigore spirituale per l’intervento di Gesù,

“Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla”.

Non ci può essere per un cristiano un buon cammino se non è fatto in comunione con Gesù. Sorprendono spesso quelle persone che ostentano una grande Fede e contemporaneamente nella vita vivono in modo opposto, addirittura ci sono credenti che si dedicano anche a pratiche occulte, frequentando maghi o coltivando una mentalità che elabora e manda maledizioni agli altri.

Nella prima lettura della Liturgia delle Ore di oggi che riguarda l’Apocalisse, Gesù afferma: “Per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte”.

La prima morte è spirituale, è quella causata dal peccato grave e l’anima può risuscitare ricorrendo alla Confessione, ma in molti casi non si è più in grado di ricercare il confessore per la debolezza e l’abitudine ai vizi, i quali diventano i padroni della volontà.

Questa prima morte spirituale si può vincere ricorrendo ogni volta alla Confessione, invece quanti non possono per le situazioni di peccato in cui si trovano, chiedano perdono a Gesù e si propongano di lottare più di prima il peccato. Anche se non possono accostarsi ai Sacramenti, possono sempre sperare nella misericordia di Gesù.

È pericolosissimo rimanere in peccato mortale e non ricorrere alla Confessione, non solo si rimane senza Grazia di Dio, ma si diventa vulnerabile ad ogni attacco satanico. “Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano”.

Noi invece vogliamo portare molti frutti nella Casa del Signore, abbellire le nostre anime con le Grazie Divine e curare l’unione incessante con Gesù. Solo rimanendo uniti a Gesù la Fede aumenta e viviamo sempre da risorti.

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