Medjugorje , le mani colme

Ho chiesto cosa mi sarei dovuto aspettare da Medjugorje, mi è stato risposto: «Chi va a Medjugorje non torna mai a mani vuote».

 

Con questa fiducia inizia il mio viaggio, il nostro viaggio.

 

 

 

Le mani colme

 

Pieni di tante valigie ci rendiamo subito conto che avremo tante e tante emozioni da caricare nel cuore e tutto questo senza mai stancarci. Si prospetta un viaggio lungo: più di trenta ore di pullman, tra imbarchi e dogane, ma la gioia del traguardo trasformerà ben presto tutto in un canto.Non tutti conoscevamo la storia di Medjugorje, ma tutti, chissà perché, avevamo l’impressione di farne parte da sempre.Consapevoli di avere Maria come guida e illuminati dallo Spirito Santo sempre presente in tutti i momenti avevamo la sensazione di vivere in una nuvola di paradiso.Medjugorje non è soltanto un’esperienza di fede, è una rinascita, è il ritorno ad un’anima pura, unita in Cristo, nel ventre di Maria..

Medjugorje è una chiamata, una chiamata personale. È un viaggio dentro di noi, nella nostra fede, nei nostri cuori, nella nostra anima.

Dall’Istituto “Maria Ausiliatrice” partimmo in dodici, un numero che ci ricondusse presto verso un’altra chiamata: era giunta l’ora, pronti o meno toccava a noi rispondere. La Beata Vergine Maria ci salutava gioiosa con un messaggio nel quale c’invitava ad essere aperti alla volontà di Dio e a pregare fin quando la nostra preghiera non divenisse gioia, e noi accettammo… ed è in questo clima che ha inizio il nostro viaggio.

 

“Diario di bordo”

10-11 agosto

 

Il viaggio durò più del previsto, ma fu un’ottima occasione per conoscere tutti i pellegrini del pullman. Per noi era la prima esperienza, ma il «Pregate, pregate, pregate» che la Madonna ripete spesso nei suoi messaggi era già scandito bene dentro di noi. E fu proprio la preghiera del rosario il fuoco che tenne accesi i nostri cuori e i nostri animi per tutto il viaggio.

Durante la traversata in mare Ancona-Spalato celebrammo la messa e fu il primo tuffo al cuore. In un mare un po’ agitato, le parole di Cristo: «Fatevi animo, sono io; non temete!», ascoltate nel Vangelo e rivolte agli apostoli spaventati, ci fece capire quanto fosse forte e amorevole la sua presenza. Il mare si calmò. Ci stava chiamando per nome, eravamo i suoi apostoli.

 

Arrivammo a Medjugorje di notte, erano le 00.30 dell’11 agosto e dopo una cena calda andammo a dormire. Finalmente a casa!

 

 

12 agosto

Medjugorje era colma di pellegrini di tutte le nazionalità. La messa in italiano era alle ore 11.00, la successiva in francese. Intorno alla chiesa di S. Giacomo (la parrocchia di Medjugorje) c’erano sempre tanti sacerdoti per le confessioni e, accanto ad ognuno, dei cartelli che indicavano le lingue da loro conosciute; la loro disponibilità era una porta sempre aperta.Dopo le lodi mattutine, la messa ed il pranzo, nel pomeriggio salimmo sul Podbrdo (la collina delle apparizioni). Lì la Madonna il 24 giugno del 1981 apparve per la prima volta ad Ivanka, Ivan e Vicka. Dal racconto dei veggenti Maria si presentò in abito grigio, con un velo bianco e dodici stelle a coronarle il capo, capelli neri ed un’età tra i diciotto e i venti anni; tra le braccia teneva il bambino Gesù. I ragazzi ebbero timore di questa visione e scapparono, ma si ripromisero di tornare l’indomani alla stessa ora. Questa volta insieme a loro c’erano anche Marÿa, Jakov e Mirjana. La Madonna li accolse dicendo: «Non preoccupatevi, io sono la Beata Vergine Maria, Regina della Pace». Durante le varie successive apparizioni, ai veggenti la Madonna “diede in consegna” dieci segreti riguardanti delle profezie dopo le quali avverrà il trionfo del cuore immacolato della Beata Vergine Maria. Ancora oggi la Madonna appare ogni giorno ed il 25 di ogni mese lascia a Marya un messaggio per tutti noi.

Iniziammo la scalata del Podbrdo. È un colle roccioso con un percorso non facile, molti erano scalzi, ma nessuno alla fine era stanco. Salendo s’incontra una croce sul punto in cui durante il terzo giorno delle apparizioni, il 26 giugno 1981, la Vergine è apparsa alla veggente Marÿa Pavlovic che quella sera, dopo l’apparizione collettiva nel solito luogo, era scesa a valle un po’ prima degli altri veggenti. In quel luogo Marÿa vide nuovamente la Vergine con il volto mesto e dietro le spalle una grande croce; agitava le mani dicendo: «Pace, pace, pace e soltanto pace! La pace deve regnare tra Dio e gli uomini ed in mezzo agli uomini!»

 

Sul percorso vi sono site delle icone in bronzo raffiguranti i misteri gaudiosi e dolorosi del rosario. Ad ogni icona, ci fermavamo a contemplare la vita di Maria e di Gesù aiutati da toccanti catechesi e nel cammino recitavamo il rosario. È un percorso dove ad ogni passo ti senti cambiare dentro.

Torni bambino e avverti quasi la mano di Maria che ti conduce dolcemente a Gesù. http://www.nelcuoredimaria.it/images/krizevac_salita.jpgNon hai più nessuna delle tue paure, la pace abita in te. In cima si trova una statua della Vergine quasi ai piedi di un crocifisso in legno e immersa in un cielo limpido così grande da perderti.La discesa servì per ridurre i battiti del cuore non abituato a scoprire di continuo gioie sempre più grandi.

 

13 agosto

In programma al mattino c’era l’incontro con Ivan, uno dei sei veggenti, il quale raccontò la sua esperienza, iniziata ventuno anni prima, esortandoci ad ascoltare e vivere i messaggi della Madonna.Poi partecipammo alla messa che fu molto toccante, anche grazie ad un’omelia commossa e commovente del sacerdote. […]Pieni di grazia e traboccanti di gioia tornammo a casa per il pranzo; nel pomeriggio ci aspettava il monte Krizevac (il monte della croce).Sulla sua cima (520 metri sul livello del mare) il parroco di allora e

in cima al Krizevac, il monte della croce.

gli abitanti di Medjugorje hanno innalzato una croce in cemento armato alta 8,56 metri. Sulla croce hanno inciso queste parole: A Gesù Cristo Redentore dell’umanità, in segno di fede, amore e speranza in ricordo del 1900esimo anniversario della Passione di Cristo“. Nello stesso punto incastrata tra gli assi della croce si trova una reliquia appositamente venuta da Roma, un pezzettino della croce che i cristiani considerano quella sulla quale è stato crocifisso Gesù Cristo in molti affermano che, dopo l’inizio delle apparizioni della Vergine, hanno visto sulla croce una luce o altri “segni”.Si prospettava una salita ancora più lunga e più difficile, ma nulla ormai ci poteva fermare. Anche sul krizevac molti salirono scalzi.

Lungo il percorso s’incontrano anche lì delle icone in bronzo raffiguranti questa volta le stazioni della Via Crucis. Anche qui eravamo sostenuti da ispirate catechesi.

Percorrendo le drammatiche tappe del calvario di Gesù ne nacque un invito al sacrificio; e anche noi, con amore, ci facemmo carico della nostra croce.Bisogna proprio mettersi in questa condizione per riuscire a capire questo mistero, e per poterci avvicinare nella fede al grande “gesto d’amore” che Cristo ha compiuto per tutti noi. Chi più chi meno avevamo tutti delle debolezze, dei pensieri turbanti, dei cuori egoisti da caricarci sulle spalle, e tutti, alla fine della salita, abbiamo incontrato la croce del perdono e la via della resurrezione.

Arrivati in cima, quell’enorme croce di fronte a noi ci fece capire quanto piccole e sopportabili fossero le nostre e in assorta preghiera discendemmo. La sera a cena insieme si decise per l’indomani, una giornata di digiuno a pane e acqua secondo le volontà della Vergine Maria (mercoledì e venerdì).

14 agosto

La mattina, dopo le lodi, andammo a messa (dove ci proponevamo spesso per l’animazione dei canti) e restammo liberi fino a pranzo.Nel pomeriggio ci fu l’incontro con padre Jozo Zovko, un frate personalmente legato alle apparizioni e alle vicende di Medjugorje anche perché ne fu parroco in quel periodo.Anche lui come Ivan ci esortò con forza ad accogliere gli inviti di Maria e ci regalò un una coroncina del Rosario e un’immagine della Madonna dove dietro si trovavano “i cinque sassi” per combattere il nostro “Golia”. 

La preghiera con il cuore: il santo Rosario, l’Eucarestia, la Bibbia, il Digiuno, la Confessione mensile.L’incontro con padre Jozo fu molto toccante sopratutto per il carisma con cui ci parlava, e per l’ardita devozione che dimostrava verso Maria e il nostro Signore Gesù. L’incontro si concluse con una benedizione individuale (con l’imposizione delle mani sul capo) donataci dai molti sacerdoti presenti in chiesa.La sera del 14, vigilia della festa dell’Assunta il cielo, si partecipò ad una fiaccolata sulla collina del Podbrdo. Fu un’esperienza unica! Nella notte le nostre luci sembravano unirsi alle stelle della Beata Vergine così da farci sentire tutti suoi prediletti.Lei ci accompagnava e ci sosteneva ad ogni passo e noi Le offrivamo la nostra preghiera recitando in rosario. Con noi era presente un sacerdote vietnamita vittima di numerose torture durante la guerra e testimone silenzioso di come la preghiera sostiene e da speranza nei momenti difficili. La sua presenza diede una risposta alle nostre paure e infuse coraggio e serenità nei nostri cuori. Dentro un “piccolo” uomo silenzioso, Gesù aveva posto un cuore semplice capace di trasmettere la gioia della fede.Tra canti di lode e ringraziamento tornammo a casa per un altro sonno sereno.

15 agosto

Per la festa dell’Assunta in cielo, festa molto sentita a Medjugorje, si raccolsero per la celebrazione eucaristica un’infinità di pellegrini. La chiesa era gremita sia dentro che sulle panchine esterne. Dopo la messa molti fecero visita al “Risorto”,

una statua in bronzo molto grande raffigurante

Cristo in piedi con le braccia aperte sollevatosi

dalla Sua stessa immagine distesa.

Dal ginocchio destro, da due anni fuoriesce

una goccia d’acqua la quale ritorna

puntualmente se asciugata; un fenomeno

non spiegato che suscita molta curiosità e

che per molti rappresenta un segno divino;

rientrammo a casa. Le persone che ci accoglievano in “casa famiglia” erano sempre molto discrete e disponibili, e provvedevano per noi con delle attenzioni così particolari (soprattutto in cucina) che appellativo di “casa” come alloggio venne presto naturale. Nel pomeriggio si fece vita di parrocchia, seguendo le proposte spirituali della chiesa di San Giacomo secondo l’invito della Vergine Maria. Si comincia alle 18.00: preghiera del santo rosario (i misteri gaudiosi e dolorosi), adorazione eucaristica, i misteri gloriosi e santa messa (in genere era questo l’ordine). La sera ci si riunì in preghiera nelle panchine che circondano la chiesa. Una giornata di festa trascorsa in tranquilla libertà! 

16 agosto

Dopo le lodi si partì in pullman per celebrare la messa al santuario della Madonna del Tihaljina; la statua col viso più celebre e dolce di sempre, presente in ogni illustrazione o souvenir riguardante Medjugorje. Anche se è solo una statua da una sensazione, per il suo sorriso e lo sguardo così amorevole, di una fisica e vitale presenza.La messa fu celebrata dai due religiosi che ci accompagnavano, il carmelitano padre Guglielmo e padre Bernardino dell’ordine dei frati minori.

La nostra mattinata continuò con la visita alle cascate di Kravica,

la piccola Niagara jugoslava.

Quasi tutti facemmo il bagno (in un acqua gelata!).

Era uno splendore naturale da stropicciarsi gli occhi; uno spettacolo di acque zampillanti tra una flora verde e rigogliosa.Felici dell’esperienza tornammo a casa per pranzare, nel pomeriggio ci aspettavano i ragazzi di suor Elvira. Dopo pranzo in un momento di tranquillità una notizia choc riempì di gioia in nostri cuori: la nostra guida Giuseppe Cartella annunciò che la Madonna aveva comunicato ad Ivan che quella sera, sulla collina del Podbrdo, ci sarebbe stata una apparizione straordinaria (naturalmente Ivan sarebbe stato l’unico a percepirla). E’ difficile descrivere l’entusiasmo anche perché ognuno di noi reagì alla notizia con modalità personalissime. Chi saltava di gioia, chi cantava alla Gospa, chi iniziò a pregare, chi restò ammutolito o con un sorriso incantato sul viso.

 

A volte il sorriso è la parola che ti manca! Ma andiamo per ordine…

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Salimmo sul pullman e ci dirigemmo verso l’istituto di suor Elvira. E’una casa di accoglienza per giovani che cercano sostegno per uscire dalla schiavitù della droga.Ad accoglierci ci sono due giovani che (anche tra qualche risata) ci racconteranno la loro esperienza di tossicodipendenti e della fede ritrovata, punto di forza per un cammino verso la Vita. Di come abbandonandosi a Lui si può ritrovare la speranza e l’amore vero.Nella semplicità che traspariva dalle loro testimonianze si nascondevano parole forti e molto toccanti. Nonostante adesso si sentissero in pace, non nascondevano ancora il bisogno di arrampicarsi sulle le loro debolezze, per accettarle giorno per giorno, così da riuscire a vivere donandosi a Lui ed al loro prossimo. L’opera di suor Elvira è presente in tutto il mondo con circa 40 case di accoglienza dove i ragazzi oltre a crescere nella fede imparano diversi lavori. Un aiuto che da speranza, una speranza nata da una fede grande che diffonde, con sacrifici, senza risparmiarsi, la gioia dell’incontro con Gesù. Ritornammo a casa per prepararci all’evento di quella sera… l’apparizione straordinaria! Era prevista per le 22.30. Pieni di tante aspettative e pervasi da un’emozione difficile da descrivere, data la singolarità dell’avvenimento, ci accingemmo a salire; erano le 20.00.Negli zaini avevamo dell’acqua e del pane per la cena

(venerdì digiuno),qualcosa di pesante per il freddo e delle torce.

Sulla strada recitammo il santo rosario.

Quando arrivammo in cima trovammo già tanti pellegrini e

molti altri ne giunsero nell’attesa; colpiva comunque la loro compostezza

, tutti i pellegrini erano raccolti in silenziosa preghiera.

Qualcuno accennò un canto e molti lo seguirono, cambiando il clima in soavi e rispettosi canti alla Santissima Vergine. Verso le 21.30 da un megafono la voce di Ivan fece da guida nella preghiera del rosario. Si avvicinava il momento accompagnato da un sempre crescente batticuore. Al termine del rosario, erano le 22.30 circa, la voce di Ivan invitò a spegnere le torce; un perfetto silenzio accompagnò il momento dell’apparizione.

Un breve momento, ma nello stesso tempo infinito; il dono

della Sua presenza stava cambiato per sempre la nostra vita. Al termine Ivan raccontò la venuta di Maria. 

Tradotto in molte lingue ecco quello che disse Ivan e che ascoltammo dalla versione in italiano: «la Madonna è apparsa con tre angeli ed era molto gioiosa, ha salutato dicendo: “Sia lodato Gesù Cristo, cari figli”, ha steso le mani su di noi ed ha pregato per ciascuno di noi benedicendoci. Non ha lasciato nessun messaggio in particolare, ma Ivan ha sottolineato che ha pregato lungamente su di noi. Ivan ha presentato a Lei in particolare gli ammalati, per i quali insieme alla Madonna ha pregato con un Pater e un Gloria; Ivan ha riferito inoltre che la Madonna ha pregato in particolare per i giovani e le famiglie. Alla fine è andata via nel segno luminoso della croce ed ha salutato dicendo “Andate nella pace del Signore, cari figli”».Tra lacrime di gioia e silenziose risposte accogliemmo quelle parole; la Madonna era venuta per noi a donarci la Sua preghiera.

E’ difficile commentare quei momenti: è un dono troppo grande da descrivere.

Adesso avevamo ricevuto un’altra chiamata speciale, e quei dodici “piccoli semi” con piena convinzione ringraziarono Maria, proponendosi di impegnarsi verso il bene con una preghiera. Una preghiera  di consacrazione che sanciva da quel momento la promessa di migliorarsi sempre nella fede e nelle nostre capacità sull’esempio di Cristo.

Tornammo a casa di notte per preparare le valigie; l’indomani avremmo fatto ritorno in Sicilia.

17-18 agosto

Il viaggio di ritorno fu sostanzialmente più breve; il tragitto era cambiato in Medjugorje-Dubrovnik-Bari-Palermo. Dopo colazione, alle 9.30 caricammo i bagagli e dopo le consuete foto di rito salutammo gli amici della “casa famiglia” e salimmo sul pullman.Il percorso del ritorno ci permise di dare un ultimo sguardo alla chiesa di San Giacomo che con molta malinconia stavamo per lasciare. Iniziò così un altro viaggio tra atmosfere di canti e preghiere, con la gioia nel cuore per aver partecipato ad un’esperienza unica; Dio ci aveva donato una nuova vita. Nella traversata a mare non fu possibile celebrare la messa quindi i sacerdoti riuniti in cabina consacrarono le ostie così in pullman celebrammo la liturgia della parola che si concluse con l’Eucarestia. In viaggio trovammo anche un momento per condividere le nostre esperienze con gli altri e molti di noi fecero dono della propria testimonianza.C’era molta allegria, sapevamo che Medjugorje era servita sopratutto come “scuola di preghiera”, e che sarebbe stata soltanto un punto di partenza per una rinascita. Vivere i Sacramenti ogni giorno ci fece capire quanto fossero indispensabili per la crescita della nostra fede; e adesso non ci sentivamo più di abbandonare questo dovere.Medjugorje ci aveva cambiato, finalmente avevamo detto il nostro “si” con convinzione e la conseguenza fu l’ovvio ritorno a quell’anima pura che Dio aveva posto in noi.Tra canti e lacrime discendemmo gli scalini del pullman arrivato a Palermo.

Tornavamo carichi di un bagaglio spirituale da mettere a frutto, tornavamo con la gioia di nuove amicizie… pronti per iniziare una nuova vita.


   Sandro Lupo

 

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