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Il Padre nostro e l’Ave Maria (Estratto da Santo Rosario meditato di Padre Giulio Maria Scozzaro)

 Estratto da Santo Rosario meditato [Qui] di Padre Giulio Maria Scozzaro

 

 

 

Il Padre nostro

La recita del Padre nostro, è il momento in cui dopo avere focalizzato il mistero da contemplare-, l’animo si innalza verso il Padre. è la preghiera insegnata dal Figlio. Gesù sempre ci porta al Padre, in ogni mistero Gesù continuamente si rivolge e volge noi verso il Padre.

Gesù ci porta al Padre attraverso la recita del Rosario, perché anche noi dobbiamo fare la sua esperienza, e il Padre nostro ci introduce nell’intimità del Padre. Recitando il Padre nostro nel Rosario, entriamo in rapporto con il Padre, e così siamo fratelli di Gesù e fratelli tra di noi. La preghiera del Padre nostro introduce l’Ave Maria, è base della preghiera cristologico-mariana, ci permette di fare la continua esperienza ecclesiale, anche se il Rosario lo si recita da soli.

Nel Rosario ci rivolgiamo soprattutto al Padre insieme al Figlio Gesù, guidati da Maria. Contempliamo il Padre perché Lui ha mandato il Figlio e il Figlio è nato dalla Vergine Maria, salutata per conto di Dio dall’Angelo con l’Ave Maria.

Nel Rosario siamo guidati dallo Spirito del Padre e del Figlio, siamo condotti a fare l’esperienza trinitaria, e lo Spirito è l’Amore della Santissima Trinità.

Il Padre nostro è la preghiera che ci unisce e ci rende veri fratelli, uniti dallo stesso amore verso il Padre. Recitato in unione a Gesù, il Padre nostro assume il carattere infinito, che solo la mediazione di Gesù ci può dare. È una preghiera che rende l’umanità una sola famiglia, che rende il Cielo come la Patria di tutti, che ci fa innamorare di Dio Padre, che ci fa sentire vicini a tutti, anche se la preghiera è strettamente personale.

 

 

L’Ave Maria

Sarebbero decine di migliaia le affermazioni bellissime dei Santi sul grande valore dell’Ave Maria, sulla validità straordinariamente efficace della sua recita.

Santa Matilde affermava: “Il saluto dell’Ave Maria è tanto gradito a Maria, che ogni volta Ella risente le gioie dell’Incarnazione”. San Vincenzo dè Paoli diceva: “Dopo la Santa Messa , la devozione al Rosario ha fatto scendere nelle anime più Grazie che tutte le altre devozioni, e con le sue Ave Maria compie più miracoli di ogni altra preghiera”. Sicuro il Santo Curato d’Ars: “Una sola Ave Maria ben detta fa tremare l’inferno”.

Dobbiamo comprendere meglio il significato dell’Ave Maria. «È questo l’elemento più corposo del Rosario e insieme quello che ne fa una preghiera mariana per eccellenza. Ma proprio alla luce dell’Ave Maria ben compresa, si avverte con chiarezza che il carattere mariano non solo non si oppone a quello cristologico, ma anzi lo sottolinea e lo esalta. La prima parte dell’Ave Maria, infatti, desunta dalle parole rivolte a Maria dall’Angelo Gabriele e da Sant’Elisabetta, è contemplazione adorante del mistero che si compie nella Vergine di Nazareth. Esse esprimono, per così dire, l’ammirazione del Cielo e della terra e fanno, in certo senso, trapelare l’incanto di Dio stesso nel contemplare il suo capolavoro -l’incarnazione del Figlio nel grembo verginale di Maria-, nella linea di quel gioioso sguardo della Genesi (cfr Gn 1,31), di quell’originario “pathos con cui Dio, all’alba della creazione, guardò all’opera delle sue mani”.

Il ripetersi, nel Rosario, dell’Ave Maria, ci pone sull’onda dell’incanto di Dio: è giubilo, stupore, riconoscimento del più grande miracolo della storia. È il compimento della profezia di Maria: “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno Beata” (Lc 1,48). Il baricentro dell’Ave Maria, quasi cerniera tra la prima e la seconda parte, è il nome di Gesù. Talvolta, nella recitazione frettolosa, questo baricentro sfugge, e con esso anche l’aggancio al mistero di Cristo che si sta contemplando. Ma è proprio dall’accento che si dà al nome di Gesù e al suo mistero che si contraddistingue una significativa e fruttuosa recita del Rosario.

Già Paolo VI ricordò, nell’Esortazione apostolica Marialis cultus, l’uso praticato in alcune regioni di dar rilievo al nome di Cristo, aggiungendovi una clausola evocatrice del mistero che si sta meditando. È un uso lodevole, specie nella recita pubblica. Esso esprime con forza la Fede cristologica, applicata ai diversi momenti della vita del Redentore. È professione di Fede e, al tempo stesso, aiuto a tener desta la meditazione, consentendo di vivere la funzione assimilante, insita nella ripetizione dell’Ave Maria, rispetto al mistero di Cristo. Ripetere il nome di Gesù -l’unico nome nel quale ci è dato di sperare salvezza (cfr At 4,12)- intrecciato con quello della Madre Santissima, e quasi lasciando che sia Lei stessa a suggerirlo a noi, costituisce un cammino di assimilazione, che mira a farci entrare sempre più profondamente nella vita di Cristo. 


Dallo specialissimo rapporto con Cristo, che fa di Maria la Madre di Dio, la Theotòkos , deriva, poi, la forza della supplica con la quale a Lei ci rivolgiamo nella seconda parte della preghiera, affidando alla sua materna intercessione la nostra vita e l’ora della nostra morte» (RVM 33).

Nessuno qui sulla terra può comprendere il valore di un’Ave Maria recitata bene. Santa Teresa d’Avila, dopo la morte, apparve ad una sua suora e disse: “Quale gioia si gode nel Paradiso, non c’è paragone a quella della terra. Però tornerei tra voi per un motivo solo: recitare un’Ave Maria per acquistare tanti meriti”.

L’Ave Maria è l’inno di giubilo di chi sa di essere stato redento e scopre l’amore della Madonna, la sua stupenda Maternità e la sua totale disponibilità ad ascoltarci, curarci, guidarci e renderci degni della Grazia.

Tante Ave Maria compongono il Rosario, questa preghiera è l’oasi dell’anima mia.

Il diavolo viene sempre fortemente disturbato quando si recita il Santo Rosario. Non appena si invoca il Santissimo Nome di Maria con il saluto Angelico, è costretto ad allontanarsi dalla persona che disturba e dai luoghi infestati dalla sua presenza.

“L’Ave Maria si chiama salutazione angelica perché comincia col saluto che fece a Maria Vergine l’Arcangelo Gabriele… Nel salutare la Santissima Vergine con le parole dell’Arcangelo, noi ci rallegriamo con Lei, facendo memoria dei singolari privilegi e doni, che Dio Le ha conceduti a preferenza di tutte le altre creature. Nel dire le parole di Santa Elisabetta ci rallegriamo con Maria Santissima della sua eccelsa dignità di Madre di Dio, e benediciamo Dio e lo ringraziamo di averci dato Gesù Cristo per mezzo di Maria”, scriveva San Pio X.

Con le continue ripetizioni di Ave Maria, il nostro terreno pellegrinaggio si colora di Cielo, il colloquio con Dio comincia a dare suggestioni più intense.

È molto bella la preghiera di San Giovanni Eudes alla Regina del Santo Rosario:

Ave Maria, prescelta dal Padre per essere la Sposa dello Spirito Santo.

Ave Maria, che hai dato alla luce il Figlio di Dio fatto Uomo.

Ave Maria, Tempio dello Spirito Santo, Tempio di tutta la divinità.

Ave Maria, Vergine umilissima da cui volle nascere il Re del Cielo.

Ave Maria, Madre amorosa del Figlio Tuo che è Dio.

Ave Maria, Regina dei Martiri, la cui Anima fu trapassata da una spada di dolore.

Ave Maria, Sovrana del mondo, a cui è stato dato ogni potere in Cielo e sulla terra.

Ave Maria, Madre mia carissima, mia vita, mia dolcezza, mia speranza.

Ave Maria, Madre di misericordia, Tu sei la Piena di Grazia, il Signore è con Te, Tu sei la Benedetta fra tutte le donne e Gesù, il frutto del Tuo seno è benedetto.

 

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