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Le Ceneri : “Polvere tu sei e in polvere tornerai!”. (Genesi 3, 19)

 

LE SACRE CENERI

Con questa celebrazione inizia il periodo di Quaresima,

cioè i quaranta giorni prima della Pasqua.
Il Sacerdote durante la funzione religiosa  mette sulla nostra testa un pizzico di Cenere, ciò ci ricorda
che Dio è Creatore, noi siamo sue creature ci ha fatti per amore, la Bibbia dice che ci ha tratti dalla polvere ma ci ha donato un’anima immortale, Gesù il Figlio ci ha salvati dalla morte e dal peccato, noi non siamo dunque destinati a diventare solo polvere, Dio ci solleverà e ci porterà con Lui in Paradiso dovremo potremo vivere per sempre nell’Amore e nella gioia.

Il gesto di ricevere le Sacre Ceneri sul capo accompagna l’invito a “convertirci e a credere nel Vangelo” perché dobbiamo ricordarci che abbiamo sempre bisogno di ascoltare Gesù. Lui ci parla, ci insegna a essere buoni, ad amare e aiutare gli altri. Il Vangelo racconta che Gesù prima di iniziare la Sua Missione, rimase nel deserto quaranta giorni dove fu tentato dal diavolo.

Se il diavolo ha tentato Gesù pensate un po’ a quanto tenta noi?

Ricevere le “Sacre ceneri” quaranta giorni prima della Pasqua, ci ricorda che siamo deboli: San Paolo lo dice attraverso le sue “Lettere” e ci raccomanda di fare molta attenzione perché il diavolo è sempre lì pronto a tentarci, a spingerci a disubbidire a Gesù. Se non ascoltiamo Gesù, ma diamo retta al demonio, ci allontaniamo da Lui, come hanno fatto Adamo ed Eva, quando hanno disubbidito a Dio.

“Polvere tu sei e in polvere tornerai!”. (Genesi 3, 19)

Queste parole che, secondo il Libro della Genesi, sono state pronunciate da Dio dopo il peccato di Adamo ed Eva, e ripetute varie volte in tutte le chiese del mondo mercoledì scorso, detto delle ceneri, possono essere viste come una condanna, ma è una chiamata dell’uomo alla sua realtà.

Questa è la verità che la Quaresima vuole ricordarci. Creato dalla polvere del suolo l’uomo ha ricevuto da Dio l’alito di vita per diventare essere vivente. Nel ciclo della vita l’uomo torna alla terra, da dove è stato tratto, ma il soffio vitale non gli è tolto, di modo che, come recita il prefazio della messa per i defunti, “la vita non è tolta ma trasformata”. (Pref dei defunti 1)

Era necessario richiamare alla memoria questa realtà del ritorno alla terra, perché gli umani, raffigurati in Adamo ed Eva, ingannati dal serpente, volevano essere “come Dio”.(cfr Genesi 3, 5). Lasciamo ai teologi e agli studiosi della Bibbia, la discussione sul peccato originale, perché a noi serve ricordare che ancora oggi noi umani continuiamo con questo desiderio di essere “come Dio”. Non ci sarebbe nulla di male se questa voglia di essere “come Dio” fosse tradotta seguendo l’invito pronunciato da Cristo: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. (Mt 5,48) Il male viene quando ci dimentichiamo che fin dalla creazione siamo “come Dio” perché “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.” (Genesi 1, 27) Quando ci dimentichiamo di questa bellissima realtà, corriamo dietro alle nostre fantasie, e facciamo degli dèi simili a noi… che sono portatori di disgrazie.

Il tempo di Quaresima, perciò, vuol essere per noi un tempo di riflessione per rammentarci della nostra dignità di figli di Dio come scrive Paolo ai Romani: “Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio”. (Rm 8,16)

Durante la liturgia del mercoledì delle ceneri si usa la formula “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”, si impongono sulla testa dei fedeli le ceneri e non la “polvere del suolo”. Tradizionalmente si usa la cenere di legna, e questo è un dettaglio interessante che può aiutarci nella nostra riflessione.

Se pensiamo alle ceneri come gesto liturgico, non dobbiamo  limitarci al fatto che siamo polvere, ma ricorderemo che questa polvere, le ceneri, ha una forza in sé che può e deve servire per il bene. E’ per questo motivo che l’altra formula durante l’imposizione delle ceneri è “Convertitevi e credete al vangelo”. (Marco 1, 15)

L’idea delle ceneri ci fa pensare che anche dalle nostre “ceneri” possiamo trovare forze per collaborare con la grazia di Dio che ci porta a partecipare alla redenzione. come le ceneri possono essere un buon fertilizzante per tutte le piante possono esserloanche la nostra umanità! Corrotta dal peccato, essa può essere come un fertilizzante, se la mettiamo al servizio di Dio. Dice San Paolo ai Romani: “Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”. (Rom 8, 28) Ai Corinzi poi, scrive “Ed egli [il Signore] mi ha detto: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. (2Cor 12,9) Basta valorizzarci come figli e figlie di Dio ed evitare di entrare in dialogo con il diavolo, che è molto astuto ed è capace di creare divisioni e confusione in noi e attorno a noi. San Pietro ci allerta: “Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare.”  (1Pt 5,8) Ai Corinzi Paolo scrive: “Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte.” (1 Cor 12, 31) Ora i carismi che Paolo ha in mente sono tutti al servizio del Corpo Mistico di Cristo. Dice, infatti, “Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre.” (1 Cor 12, 24-25) Mettendoci, quindi, al servizio gli uni degli altri staremo lavandoci dai nostri peccati. San Pietro, infatti, scrive “Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati”. (1Pt 4,8)

E’ con ragione che la Chiesa, in questo tempo santo, ricorda l’insistenza di Gesù su tre pratiche religiose, l’orazione, il digiuno e l’elemosina. (Mt 6, 4-34) L’orazione, infatti, ci mette in contatto con Dio che ci ricorda la nostra figliolanza, e per rinfrescare la nostra memoria Gesù ci ha insegnato la bella preghiera del Padre Nostro. Il digiuno ci mette a faccia a faccia con noi stessi, con le nostre possibilità e le nostre limitazioni, e questo offre una barriera contro gli inganni del diavolo. Ricordando chi siamo, non ci lasceremo ingannare con false promesse. L’elemosina, poi, ci ricorda che abbiamo fratelli e sorelle con i quali condividere i nostri beni. L’elemosina va contro quell’ansietà di voler ammassare molti beni che alla fin fine ci creano problemi. Molto ci aiuta il ricordo delle parole di Gesù: “Guardate gli uccelli del cielo. Non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? … Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?  Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno”. (Mt 6, 26 e 31) Con l’elemosina condividiamo con altri quello che Dio ci dà.

Accettiamo, dunque, l’invito della Quaresima e facciamo del nostro meglio per vivere da veri figli e figlie di Dio, da veri amici di noi stessi, e da amici e benefattori degli altri. Faremo bene, però, a cercare di non turbare con un cattivo esempio i nostri fratelli secondo quel monito di San Paolo ai Romani: “Guardati perciò dal rovinare con [quello che turba il tuo fratello] uno per il quale Cristo è morto!” (cf Rom 14, 15)

Ci aiuti il Signore!

 

Tratta dalle omelie di fra Constantine Mamo o.p. anno 2009

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