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Quaresima :un cammino educante nell’alleanza con Dio

 

Tu riapri alla Chiesa la strada dell’esodo quaresimale,

perché ai piedi della santa montagna,

con il cuore contrito e umiliato,

prenda coscienza della sua vocazione di popolo dell’alleanza,

convocato per la tua lode

nell’ascolto della tua parola,

e nell’esperienza gioiosa dei tuoi prodigi

Messale Romano, Prefazio di Quaresima V

 

 

Il duplice carattere della Quaresima

 

Spesso nella nostra prassi pastorale il tempo quaresimale viene quasi anestetizzato e trasformato in una sorta di tempo “devoto” nel quale si intensificano le iniziative, ma anche dove ci si dimentica della radice più propria di questa importante stagione liturgica. Già SC 109 si premura di ricordare il duplice carattere della Quaresima: tempo di immediata preparazione al Battesimo per coloro che lo celebreranno nella Veglia pasquale e tempo di riscoperta o di recupero della propria identità cristiana smarrita o deturpata dal peccato per i già battezzati. La Quaresima, allora, si configura come tempo iniziatico per eccellenza: 40 giorni durante i quali la Chiesa completa la preparazione dei candidati ai sacramenti pasquali e, attraverso la dimensione penitenziale, si impegna nell’opera delicata, discreta e faticosa di ricondurre i suoi figli peccatori alla bellezza della grazia battesimale. Tempo iniziatico e, pertanto, tempo educante nello sforzo di non smarrire il legame con Dio intessuto nella storia della salvezza e che ha trovato il suo culmine nell’alleanza nuova e definitiva in Cristo.

 

 

Una Chiesa penitente

 

A questo recupero conduce uno dei compiti principali di tutta la comunità cristiana, e a maggior ragione in Quaresima, ovvero la penitenza, l’impegno intenso e accurato per intavolare cammini credibili di conversione per tutti i credenti. La tradizione cristiana, in piena linea con l’insegnamento evangelico, conosce la dimensione penitenziale come pratica concreta di rinnovamento dell’esistenza in reazione all’appello di Cristo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15). Per questo nella Chiesa pastori e fedeli sono chiamati a prendersi a cuore i peccatori e a promuovere azioni di riscatto concrete, fatte di ascolto della Parola e di preghiera, di dialogo interpersonale e di tappe comunitarie, di spazi di silenzio e di momenti di verifica. Questo è l’agire di una Chiesa che fa penitenza, tutta coinvolta nello sforzo di prendere per mano il fratello che ha sbagliato, nell’indicargli la strada di casa, nell’elevare suppliche fiduciose al solo che può guarire, nel tracciare piste convincenti e fattibili di vera conversione. Tutto il corpo ecclesiale deve sentire il peso e la fatica dell’accompagnare, seguire e curare i componenti più deboli.

La Quaresima si presenta proprio come il tempo in cui tutta la compagine ecclesiale si incammina verso la salvezza e il perdono, tempo in cui ciascuno si assume le proprie responsabilità nei confronti dei fratelli. È altresì il tempo che aiuta tutti a comprendere che è proprio la Chiesa il luogo dove si può e si deve fare penitenza, non il luogo dove si riceve un servizio, possibilmente celere e indolore, ma lo spazio vitale entro il quale si attua la terapia della conversione, dell’ascolto e della preghiera, dell’esortazione e della maturazione personale. Così il perdono incondizionato di Dio misericordioso si salda con la responsabilità della Chiesa, sempre impegnata a generare e a rigenerare i suoi figli.

Con questo respiro ampio è possibile programmare autentici percorsi di riconciliazione e penitenza nelle comunità garantendo concretamente la possibilità della celebrazione nelle forma individuale, ma anche e soprattutto dando maggiore cura e spazio alle celebrazioni comunitarie del sacramento. In esse, infatti, viene ad emergere il valore di azione rituale (spesso soffocato nei tempi e nei modi) compiuta da una comunità penitente. È un popolo convocato e radunato (cfr. Gl 2, 16-17) che sa darsi tempo e sostare per ascoltare Dio che nuovamente rivolge l’annuncio della salvezza e l’appello alla conversione, e per innalzare fiducioso la supplica del pentimento e la lode riconoscente per il perdono ricevuto.

In tale prospettiva, è forse possibile comprendere e valorizzare anche i segni più elementari di questo tempo liturgico: dal colore viola delle vesti, alla cenere sul capo, ai salmi e canti tipici del pentimento, alle opere della penitenza ben delineate in Mt 6,1-18. Le indicazioni evangeliche e la prassi ecclesiale lungo la storia concorrono a mantenere viva la valenza sensibile e corporea di queste opere e a non renderle troppo astratte ed evanescenti riducendole ad una presunta “intenzione”. Accettare che la salvezza dell’uomo passi attraverso esperienze corporee e dunque attraverso forme di preghiera liturgiche e personali, gesti concreti di solidale attenzione verso gli ultimi e anche attraverso il proprio rapporto con il cibo, significa riconoscere che tutto l’uomo è soggetto al peccato e tutto l’uomo è oggetto dell’azione salvifica di Dio. Il nostro corpo, orante o intento a compiere o ricevere gesti di carità o occupato a prendere cibo o ad astenersi dal mangiare, è la pagina sulla quale possono essere impresse le tracce del nostro fallimento, ma anche della nostra vittoria con Cristo.

 

 

Alla scuola del chicco di grano

 

Il Lezionario domenicale è la direttrice entro la quale dovrebbe procedere il cammino spirituale e pastorale delle nostre comunità, a maggior ragione nel tempo “forte” della Quaresima. Nell’anno B l’accento è posto sulla figura di Gesù Cristo obbediente alla volontà del Padre fino alla croce e da questi risuscitato nella gloria. È il suo corpo, infatti, il tempio demolito dall’infedeltà umana e riedificato dalla potenza del Padre (terza domenica), è lui il Figlio inviato da Dio nel mondo non per condannarlo, ma per salvarlo (quarta domenica), è lui il chicco di grano caduto nella terra in attesa di spuntare come frutto di risurrezione (quinta domenica). Anche le due domeniche introduttive presentano il Signore tentato nel deserto e poi servito dagli angeli (prima domenica) e raggiante sul monte (seconda domenica): la Chiesa è chiamata a seguirlo nella prova e a gustare con lui la gioia della vittoria sul peccato.

Chi vuole impostare una saggia e fruttuosa azione pastorale in questi 40 giorni che ci preparano a celebrare la Pasqua, non può limitarsi a iniziative genericamente “quaresimali”, ma deve poter affondare le radici del proprio impegno nella Parola proclamata nell’assemblea liturgica.

Lì, infatti, la Chiesa, ogni volta che proclama e ascolta i testi delle prime letture delle Messe domenicali, si riscopre fondata da un’alleanza antica e sempre nuova. Impara così a confrontarsi con le esperienze di Noè, in cui Dio stabilisce un patto duraturo con ogni essere vivente, di Abramo, padre nella fede, del popolo di Israele che sul Sinai accoglie la legge, dell’esilio dove si manifesta la fedeltà di Dio tra le infedeltà del popolo. Con il brano dell’apostolo approfondisce la propria origine battesimale e dunque pasquale, riconosce il cuore dell’annuncio cristiano ovvero Cristo crocifisso e risorto, confessa la propria condizione peccaminosa ma anche il dono d’amore di Dio in Cristo crocifisso. Soprattutto alla scuola del Vangelo, la comunità si dispone a vivere l’”ora” di Gesù, ora di abbassamento e di umiliazione che il Padre trasforma in ora di gloria e di vita per sempre.

Alla scuola dei testi biblici proclamati nell’“oggi” della celebrazione, la comunità dei credenti si rende conto di essere costantemente ri-educata dall’alleanza tra Dio e il suo popolo, alleanza mai venuta meno, ma sempre rinnovata per l’amore instancabile del Signore. Allora la Pasqua di Cristo diventa anche la Pasqua dei cristiani e la Quaresima non scade in una generica esortazione moraleggiante, ma diventa la palestra dei credenti dove la forza rinnovatrice non è data né da un vuoto spiritualismo senza corpo, né da un volontarismo senza spirito. Rinnovamento della vita, lotta contro il male, denuncia del peccato in tutte le sue manifestazioni sono la traduzione quotidiana della fede del discepolo intenzionato a portare la croce con Cristo per godere con lui dell’alba radiosa di Pasqua (cfr. Gv 12,23-26).

 

 

Il popolo dell’alleanza

 

Il tempo quaresimale, come canta il prefazio riportato in apertura, ripropone la peregrinazione dell’esodo quale esperienza di liberazione ed evento che segna l’appartenenza del popolo a Dio. Nella Pasqua rinnovata nella celebrazione eucaristica domenicale, la Chiesa fa esperienza, comprende e ri-comprende il dono inestimabile di essere il popolo dell’alleanza nuova sancita nel sangue di Cristo. Questa consapevolezza, infatti, non può che rinnovarsi nella lode, nell’ascolto della Parola e nell’esperienza sacramentale delle grandi opere di Dio. Un tempo dedicato e da dedicare, quello quaresimale, affinché i cuori e le coscienze vengano rigenerate non per mero sforzo personale, ma grazie all’azione dello Spirito Santo operante attraverso i segni della liturgia. In tempi in cui si dibatte spesso di questioni religiose e dove la fede rischia di diventare chiacchiera, è estremamente urgente ritornare all’azione liturgica, dove il credente, singolarmente e in comunità, si apre al dono di Dio che sempre precede e sempre sovrasta l’iniziativa umana.

Vivere la Quaresima con questa intensità significherà davvero “fare Pasqua” ovvero contemplare ancora una volta la bontà di Dio che risplende nella morte e nella risurrezione di Cristo e nella rinascita di coloro che sono stati resi figli nel Figlio.

 

(Tratto da chiesacattolica)

 

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