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Fr.Modestino vive nella fraternità celeste

«Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostramorte corporale…» così cantava

il Serafico Padre San Francesco nel conosciutissimo Cantico delle Creature

che senz’altro avremo avuto modo di conoscere o tra i banchi di scuola, perché

costituisce uno dei pezzi di letteratura italiana più famosi, o forse abbiamo

avuto modo di ascoltarlo durante le nostre assemblee liturgiche in forma

di canto…. Ma più che soffermarmi a riflettere sulla natura e l’importanza

del testo, mi preme evidenziare il recente passaggio di sorella morte

Infatti, il giorno 14 agosto, nel pomeriggio, all’età di 94 anni, ha terminato il

suo lungo e proficuo cammino terreno fr. Modestino da Pietrelcina, un frate

minore cappuccino che ha avuto il privilegio di vivere un particolare rapporto

filiale con san Pio da Pietrelcina.Infatti, come ha già ricordato il comunicato

stampa ufficiale della nostra Religosa Provincia, la madre di fr. Modestino,

Anna, era coetanea e vicina di casa di Francesco Forgione (il futuro Padre

Pio da Pietrelcina). Inoltre le rispettive famiglie avevano un piccolo podere

nella contrada “Piana Romana”, dove spesso la madre di fr. Modestino e il

futuro Padre Pio, quando erano bambini, si incontravano mentre conducevano

le loro pecore al pascolo. Dal 1908 al 1916, nei lunghi periodi di permanenza

a Pietrelcina, dove i medici lo inviavano a respirare l’aria natia per curare

la sua misteriosa malattia, spesso Padre Pio si ritirava a pregare nella solitudine

del podere di famiglia, a Piana Romana. E per non sottrarsi alle richieste

di aiuto di Anna, intenta alle fatiche domestiche e ad aiutare il marito

nel faticoso lavoro nei campi, talvolta accettava di accudire il piccolo Antonio,

il primo dei tre figli della famiglia Fucci, facendolo giocare sulle sue

ginocchia. Quando il giovane Damiano si trasferì a San Giovanni Rotondo

e ci rimase un anno intero, a contatto con Padre Pio ebbe la possibilità

di conoscere l’intimo rapporto che legava il Frate al Signore e decise di diventare

anche lui cappuccino.Sul momento Padre Pio accolse la notizia con un’esortazione:

«Paesano, non mi far fare brutta figura!». Poi, quando cominciò

il suo compito di frate questuante,gli garantì: «Fra Modestino,

vai tranquillo, io ti starò semprevicino e lo sguardo di

san Francesco, dal cielo,sarà sempre sopra di te».

Dopo la morte del Cappuccino stigmatizzato,fr. Modestino

 fu trasferito a San Giovanni Rotondo come portinaiodel Convento dove,

 memore della promessa ricevuta, assicurava ai tanti pellegrini

che lo incontravano le sue preghiere per invocare l’intercessione del

suo venerato Compaesano, ottenendo numerose grazie dal cielo.Tra queste,

il miracolo che ha consentito di proclamare Padre Pio beato.

Penso che tutti noi in un modo o in un altro, nei nostri pellegrinaggi a san

Giovanni Rotondo abbiamo avuto modo di incontrarlo o di notare almeno

una lunga coda di persone che, anche di notte, sostava dinanzi alla porta del

convento di San Giovanni Rotondo nell’attesa e nella speranza di ricevere

una parola buona, di conforto e di speranza da un degno figlio di Padre Pio

da Pietrelcina! Quanto bene fatto alle anime, anche se non sacerdote; quanto

bene anche se poco istruito, quanto grande è la potenza di Dio che si rivela

agli uomini per mezzo delle persone umili! “Grandi cose ha fatto in me

l’onnipotente…” ha esclamato Maria all’annunzio dell’angelo e così anche

fr. Modestino può ora dire al Signore; infatti tanto grande è la sua fama quante

le anime smarrite che ha ricondotto a Dio! Tanto che per queste opere buone

e numerose altre ancora è morto in quello che la cristianità chiama “concetto

di santità”. Lui che tanto “sponsorizzava” l’aiuto ai fratelli più poveri

dell’Africa incoraggiando, sostenendo e pregando per le Missioni, assista tutti

noi da lassù e da Pietrelcina dove riposa il suo corpo mortale, dove senz’altro

contempla il volto beatifico di Dio, e continui a pregare affinché tanti e tanti

cristiani aprano il loro cuore ad una carità fattiva ed operosa nel sostegno

delle Missioni volute dallo stesso Padre nella nostra fraternità provinciale

di “S. Angelo e P. Pio” e in particolar modo in quella locale di San Giovanni.

(Fr. Angelo Gravante)

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