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Recitiamo il santo rosario (Come si prega il Santo Rosario)

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La meditazione dei misteri di Cristo è proposta nel Rosario con un metodo caratteristico, atto per sua natura a favorire la loro assimilazione. È il metodo basato sulla ripetizione. Qualcuno pensa che questa pratica sia arida e noiosa, soprattutto quando l’abitudine rischia di farla diventare “meccanica”. Ma per comprendere il Rosario “bisogna entrare nella dinamica psicologica che è propria dell’amore” ci spiega il Papa. Infatti, chi ama non si stanca mai di ripetere le stesse cose all’amato con effusioni che “pur simili nella manifestazione, sono sempre nuove per il sentimento che le pervade”.
In Cristo Dio ha assunto davvero un cuore di carne, un cuore capace “di tutte le vibrazioni dell’affetto”. Attraverso la preghiera a Maria il nostro atto d’amore va direttamente a Gesù che non si stanca mai di ricevere le nostre carezze amorose. È quindi evidente che per Lui la nostra ripetizione non può essere né arida né noiosa, a condizione che ogni nostra parola sia pronunciata con il cuore.

UN METODO VALIDO… CHE TUTTAVIA PUÒ ESSERE MIGLIORATO

In occidente esiste oggi una rinnovata esigenza di meditazione che, come afferma la lettera: “trova a volte in altre religioni modalità piuttosto accattivanti”. Si è tuttavia allettati da tali proposte perché non si conosce abbastanza la tradizione contemplativa cristiana.
Queste tecniche di meditazione orientali “pur avendo elementi positivi e talvolta integrabili con l’esperienza cristiana, nascondono spesso un fondo ideologico inaccettabile”, ci avverte il Papa. In questa prospettiva, il Rosario ci offre un ottimo metodo per contemplare, “senza necessariamente dover ricorrere a tecniche di carattere psico-fisico per ottenere un’alta concentrazione spirituale”.

L’ENUNCIAZIONE DEL MISTERO

È di fondamentale importanza enunciare bene il mistero, perché in realtà è “come aprire uno scenario su cui concentrare l’attenzione”.
È noto che le immagini ci aiutano a comprendere più facilmente qualsiasi messaggio, non per niente la nostra società si orienta in misura sempre maggiore verso una comunicazione visiva più che verbale. Questa metodologia, del resto, corrisponde alla logica stessa dell’Incarnazione: “Dio ha voluto prendere, in Gesù, lineamenti umani. È attraverso la sua realtà corporea che noi veniamo condotti a prendere contatto con il suo mistero divino”. Dare la giusta importanza all’enunciazione dei misteri del Rosario corrisponde quindi a questa esigenza di concretezza.

L’ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO

“Per dare fondamento biblico e maggiore profondità alla meditazione, è utile che l’enunciazione del mistero sia seguita dalla proclamazione di un passo biblico corrispondente” scrive Giovanni Paolo II, confermando la buona abitudine di chi solitamente accompagna la riflessione con un passo della Scrittura. Se pensiamo infatti che la Parola di Dio è viva e non solamente un semplice racconto di fatti, inserendola nella meditazione del mistero permetteremo a Dio di parlarci in prima persona.

IL SILENZIO

“L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio”. Allora, dopo aver aperto lo scenario del mistero arricchendolo con la Parola di Dio è opportuno creare uno spazio interiore dove lo Spirito Santo ci possa comunicare il pensiero di Dio per noi. Ma per far parlare Lui è necessario che noi taciamo: “La riscoperta del valore del silenzio è uno dei segreti per la pratica della contemplazione e della meditazione. Tra i limiti di una società fortemente tecnologizzata e mass-mediatica, c’è anche il fatto che il silenzio diventa sempre più difficile”, commenta il Papa con il suo consueto tono realistico.

IL “PADRE NOSTRO”

“Dopo l’ascolto della Parola e la focalizzazione del mistero è naturale che l’animo si innalzi verso il Padre”. È con questa preghiera infatti che si aprono le decine e non può che essere così. In ciascuno dei suoi misteri Gesù infatti ci porta sempre al Padre: “Nell’intimità del Padre Egli ci vuole introdurre, perché diciamo con Lui “Abbà, Padre” (Rm 8, 15; Gal 4, 6).

 

 

 

LE DIECI “AVE MARIA”

“È questo l’elemento più corposo del Rosario e insieme quello che ne fa una preghiera mariana per eccellenza” leggiamo nella lettera. Ma questo continuo rivolgerci a Maria non esclude, come già ribadito, la centralità di Cristo, “ma anzi la sottolinea e la esalta”. Il nome di Gesù si trova per l’appunto al centro della preghiera, come ci fa giustamente notare il Papa: “Il baricentro dell’Ave Maria, quasi cerniera tra la prima e la seconda parte, è il nome di Gesù. Talvolta, nella recitazione frettolosa, questo baricentro sfugge, e con esso anche l’aggancio al mistero di Cristo che si sta contemplando. Ma è proprio dall’accento che si dà al nome di Gesù e al suo mistero che si contraddistingue una significativa e fruttuosa recita del Rosario”.
Ripetere quindi questo nome, l’unico nome nel quale ci è dato di sperare salvezza (cfr At 4, 12) &emdash; intrecciato con quello della Madre Santissima, ci fa penetrare sempre più la sua vita assimilandoci a Lui.

IL “GLORIA”

“La dossologia trinitaria è il traguardo della contemplazione cristiana”. Se percorriamo fino in fondo questa via, ci ritroviamo continuamente di fronte al mistero delle tre Persone divine da lodare, adorare, ringraziare. Questa breve ma preziosa preghiera non può quindi essere pronunciata frettolosamente, quasi come una rapida conclusione, perché se ci siamo lasciati coinvolgere dalla contemplazione del mistero e dal susseguirsi dell’Ave Maria, il Gloria “acquista il suo giusto tono contemplativo, come per elevare l’animo all’altezza del Paradiso”.

LA ‘CORONA’

“Strumento tradizionale per la recita del Rosario è la corona”. Tante volte l’abbiamo vista tra le mani delle statue raffiguranti Maria e anche noi l’afferriamo volentieri, come ci invita la Madonna stessa nei suoi messaggi, ma le attribuiamo unicamente una funzione di conteggio per registrare il succedersi delle Ave Maria. In realtà la corona del Rosario ha un valore molto più profondo, perché “evoca l’incessante cammino della contemplazione e della perfezione cristiana”. Inoltre, iniziando e finendo con il crocifisso ci ricorda che “In Cristo è centrata la vita e la preghiera dei credenti”.

LA VIA DI MARIA

Se vissuto così, il Rosario diventa veramente un percorso spirituale, “in cui Maria si fa madre, maestra, guida, e sostiene il fedele con la sua intercessione potente”, ci ricorda infine il Santo Padre. Esso è veramente “la via di Maria. È la via dell’esempio della Vergine di Nazareth, donna di fede, di silenzio e di ascolto”.
Pregando quindi i “misteri di Cristo” ci troveremo contemporaneamente a pregare “i misteri della Madre”. Della nostra Madre, che non mancherà di farci comprendere, attraverso la preghiera, anche il grande mistero della nostra vita.

 

Clicca  sull’enunciazione dei misteri e attendi qualche secondo.

 

Misteri Gaudiosi  (lunedi e sabato)

 

 

Misteri dolorosi  (Martedì e venerdì )

 

 

Misteri Gloriosi ( Mercoledì e domenica)

 

 

 

 

 

Misteri Luminosi (Giovedì)

 

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