Partimmo alle 8.05 dello mane, io e lo mio fidato sherpa cavadalgese,
sicuri nello andare e non curanti dello cammino ce ci attendea,
o per megliodir, sì da non turbar l’animo della mia guida,
lo sherpino mio apparea ben conscio della via che all’andar s’andava a profilar.
Lo passo fu sostenuto, forse oltremodo a dirne a voi,
ma gli sguardi apparean fieri e assai decisi e lo inceder era baldanzoso,
alla stregua di quello de li eroi.
Il viaggio parve breve sinchè si dibattea dello animo umano
e di quei tiri che madre natura pole escogitar a qualcheduno
che a nostra guisa parrebbe modellato.
Allo scoccar dell’ora dacchè il viaggio prese avvio
un crucicchio parrossi innanzi a noi
e la mia umile e attempata guida a me :
”vuolsi colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare”
Ah no, mi scuso teco o mio lettore, codesta è altra storia e altro è chi la pole narrare.
Dicevo, giunti alla fatal biforcazione
oramai trascorsa l’ora dall’inizio del peregrinare,
due lingue silenziose ed assolate ci si paravan innanzi
ed allorchè i carrubi immoti e grevi osservavan lo nostro incerto incedere d’innanzi,
lo mio sherpino marinaro a me si volse con occhio da dubbio e deferenza assai velato e disse:
“augusto mio signore, austero eppur grondante vigoria ed ardore,
desiderate Voi proseguir per lo sentiero noto
e battuto dalle vestigia degli antichi padri,
o per converso non vorreste tentar la sorte e sfidar la provvida sventura,
che di tanto in tanto si burla del pover uomo inerme,
ed incedendo avverso ai numi proseguir per lo sentiero ameno, financo a me ignoto,
ma certamine perfetto per gente di ventura, alla pugna ed alla esplorazione assai avvezza?”
Amici miei ve lo confesso, seppur non trasparia dallo mio inceder,
un pò provato già lo ero e lo mio andar sicuro e cadenzato quasi vacillava,
se anco grazia ed eleganza ancor mi accompagnavan,
ma lo mio orgoglio mi impedì alla sfida di recar rifiuto,
ignaro che un essere sì umil e modesto all’apparir,
potesse ordir conjure tanto elaborate e volte allo signore recare sofferenza.
Lo piccolo figuro, che adesso mi parea ricurvo su se stesso e dallo sguardo cupo,
ci fece inoltrar per li sentier detti “trazzere”, privi del manto cupo che chiamiamo asfalto
e mentre lo amico sòl, amico poi tanto più non mi parea,
la strada proseguia arida e dura mentre lo vostro sentia di esser, quasi in apnea.
Li sassi torturavan li piedi miei e lo vegliardo grigio ahimè tirava innanzi
non pago dello dolòr ormai palese, girossi e disse “padrone mio, ma avete sete?”.
L’ira salì e di vermiglio ormai mi tinse il viso
ma lo fiato s’accorciava e la mia vista pure s’appannava,
allor lo ammetto cari miei! A malincuore, mandai ira ed orgoglio a defecar
e privo d’alcuna vigoria smisi di favellare ed iniziai davvero a arrancar.
Giunti che fummo a un luogo Sampieri nomeato,
a dirlo a voi mi apparia assai garbato,
capii che lo cammìn non era terminato,
allor mi volsi verso chi mi precedea e senza verbo proferire,
in mente mia lo maledissi, sperando che dissenterico potesse ei morire!
La ultima mezz’ora del tornar fu solo sofferenza,
riardeva lo asfalto ritrovato e la calura ogni mio membro avea bruciato,
non c’erano rifugi lungo il cammino, né alberi né case e nenche piscio,
che manco quello io potessi bere a mò di vino!
Mi scusin i lettori per lo linguaggio mio,
ma quando non c’è arrivo e solo sete,
anche l’urina appare vino e certo lo capite,
ero anco sullo punto di mancare.
Al dunque che la meta ormai alla vista mia apparia,
che quasi per miraggio la prendessi,
lo vecchio pustoloso e virulento mi si volse a me chiedendo:
“signore mio, provato eppure vigoroso come sto io ancora vedendo,
gradito avete condesto viaggio addentro la mia terra
e poi indetro, fino a tornare al mare?”
La mia risposta lettori cari voi la immaginerete,
e per finire senza che alcun di riceva turbamento,
vi dico sol che braccio sollevai e diedi rotazione al movimento,
sicché il vegliardo baldanzoso capì in un momento
e allora girossi ed anche un po’ macinolento,
riprese lo suo andar in direzione
del luogo che gl’indicai avendo ogni ragione.
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Ahahahahahah, hama capiri cu era stu sherpino!