..e possa la fortuna essere sempre a vostro favore.
Siete pronti ad essere sorteggiati per partecipare ad una lotta all’ultimo sangue da cui emergerà un solo vincitore? E che sarà seguita 24 ore su 24 da gente che potrà decidere se farvi sopravvivere o farvi morire in base alla simpatia che sarete in grado di suscitare?
No. Beh, allora andate al cinema e guardatevi Hunger Games.
Devo dire che il film è stato pubblicizzato malissimo e pochissimo forse perchè mostra a tutti quanto il pubblico televisivo appassionato di reality show sia diventato assuefatto alla cattiveria con cui condanna questo o quel concorrente; quanto il sistema TV sia veloce a creare e disfare personaggi, molti dei quali diventano dei veri e propri mostri mediatici. Questo se vogliamo sfruttare il carattere metaforico del discorso, ma in Hunger Games di metaforico non c’è proprio niente.
In un futuro post-apocalittico l’America è diventata Panem, una nazione divisa in 12 distretti in cui tutti i cittadini sono prigionieri di un rigidissimo sistema di regole orwelliane tra cui la peggiore è la scelta dei tributi. Per mantenere la pace tra i distretti, infatti, si è deciso di organizzare ogni anno gli Hunger Games, una competizione mortale televisiva dove 24 ragazzi, d’età compresa tra i 12 e i 18 anni, devono affrontarsi in un duello all’ultimo sangue sotto gli occhi del pubblico estasiato ed assetato di violenza. L’unico modo per sopravvivere è accattivarsi la simpatia degli spettatori, gli sponsor, che possono mandare aiuti insperati in caso di bisogno. Alla fine ci sarà un solo vincitore, colui che riuscirà a sopravvivere alle difficoltà costituite dagli avversari e dall’ambiente in cui si svolge il tutto. Per l’edizione numero 47 degli Hunger Games, nel distretto 12, vengono sorteggiati Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) e Peeta Mellark (Josh Hutcherson) che saranno preparati allo scontro dall’ex vincitore dei giochi Haymitch Abernathy (Woody Harrelson) e dallo stilista sui generis Cinna (Lenny Kravitz). Che i giochi abbiano inizio.
Il film è tratto dal romanzo The Hunger Games di Suzanne Collins e compone una trilogia, pubblicata in Italia tra il 2008 e il 2010, insieme ai capitoli successivi La ragazza di fuoco e Il canto della rivolta.
La storia è stata ispirata dal film Battle Royale (dall’omonimo romanzo di Koushun Takami) e rappresenta un’attacco abbastanza violento al mondo dei reality show in cui la realtà viene manipolata e assoggettata alla richiesta dello spettatore medio anche (e specialmente) se questo porta a mettere in difficoltà i concorrenti. Alla fine quello che lo spettatore vuole è quasi sempre il lieto fine, successivo ad un momento di tensione altissimo condito da litigi, riappacificamenti e storie d’amore; il fatto che in alcuni paesi, come in Italia, l’elemento sesso sia quasi bandito quando non è trattato come una pratica di magia nera, comporta che l’aggressività dei concorrenti sia stuzzicata oltremodo e si possa manifestare sottoforma di comportamenti più o meno violenti (se vi interessa leggete il saggio L’effetto Lucifero del professor Philip Zimbardo o guardatevi il film di produzione tedesca The Experiment dove questo concetto viene espresso in tutte le sue forme). In Hunger Games non c’è spazio per l’interpretazione della violenza: bisogna combattere e uccidere (o evitare di essere uccisi) per sopravvivere, per il resto non ci sono altre regole.
Hunger Games è un film che fa pensare a quanto siamo morbosamente attaccati alla violenza fisica e verbale, tanto da accalorarci per fatti e circostanze che non ci riguardano minimamente, come quello che accade in una casa o in una spiaggia piene di telecamere.



http://it.wikipedia.org/wiki/La_decima_vittima Che ne pensi?
Preveggenza? Anticipo dei tempi??
È proprio il “tempo” giusto per discuter di tali cose, non credi?
credo credo
io il film l’ho visto, e a parte Jennifer Lawrence che è davvero bella, con quell’aria da innocente, ma mica tanto poi, il film mi è piaciuto a tratti! bello il primo dialogo nella foresta tra lei che deve cacciare il cervo e il tizio che credo l’amasse, bello questo senso di ribellione di lui che vuole andarsene e vivere da fuorilegge, in contrapposizione all’idea di lei che preferisce subire gli eventi perchè pensa che nn ci sia soluzione alla situazione attuale! La parte relativa ai giochi è un pò veloce, io avrei preferito approfondire di più i personaggi, avrei approfondito meglio le emozioni e il vero carattere di Peeta, anche se quanto vale si capisce in qualche scorcio di film!
Il finale è un pò troppo veloce, anche se rende veramente l’idea di quello che sono oggi i reality show : programmi o eventi che riescono a corrompere e a commercializzare anche l’anima più innocente (ovviamente che tanto innocente non è).
Chiudo chiedendomi…ma che ne è stato della piccola rivolta nata nel distretto della ragazzetta nera?