Oggi tutti celebrano l’anniversario della strage di Capaci.
Falcone diceva che la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.
Ma ciò che tutti dovrebbero ricordare è che la mafia, essendo fenomeno umano, ha anche una vita, una sua esistenza giornaliera che quasi nessuno sente o riconosce se non nei giorni “del ricordo”. La mafia è fenomeno umano e quotidiano ed i vari Impastato,Rizzotto,Chinnici,Borsellino etc sono morti perchè contro questo fenomeno hanno lottato quotidianamente e con umanità, ma soprattutto con piena coscenza di ciò che affrontavano.
Le commemorazioni sono importanti, ma l’impegno quotidiano è fondamentale contro questo fenomeno umano, fondamentale come uno studio ed una presa di coscienza seria di cosa s’intenda quando si parla di mafia.
Questo termine, negli ultimi anni, è diventato più che altro un “brand”, sì esatto, na roba da mostrare per farci na fiction con l’attore del momento e risollevare gli ascolti in tv, oppure un mezzo per attirare l’attenzione sull’ennesima disamina banale ed assolutamente imprecisa o magari semplicemente banale nella sua ricerca d’originalità.
Ebbene, amici e meno amici, la mafia è normalità, la mafia è banalità, la mafia è silenzio (badate bene non solo omertà, ma vero e proprio silenzio), la mafia é il favore fatto dal consigliere comunale al “tizio” e al “caio” di turno che non vogliono rispettare la trafila, la mafia è l’amministrazione che opera come non dovrebbe e trucca gli appalti, la mafia è uno strozzino, la mafia è un ricatto silenzioso, o meglio, appena sussurrato all’orecchio, quasi impercettibile.
Ma quel che tutti ricordano come mafia e che uccise Falcone – perchè oggi si ricorda lui delle migliaia di morti ammazzati dagli uomini che danno corpo e talora volti a questo fenomeno, proprio in quanto umano – oggi si è evoluto, oggi la mafia è nelle imprese, è al nord come al sud, è nelle borse, è nelle compravendite bancarie ed azionarie, la mafia è nei mutui e comunque e sempre anche nello Stato, perchè sinchè rimarrà anche un solo parlamentare che ne nega l’esistenza, come un attuale deputato fece qualche anno fa in tv quando gliene fecero domanda diretta, la normalità e la banalità – non intesa nelle strutture o nello svilupparsi, ma banalità nel suo insinuarsi nella quotidianità di ognuno senza che questi ne abbia contezza – di ciò che banale e naturale non è, continuerà ad avere la meglio e ci porterà sempre ed ancora con più ipocrisia a puntare il dito e scuoter il capo quando c’è il giorno del ricordo, salvo poi tornare a fregarcene l’indomani, perchè c’è il latte da fare o la spesa da comprare o l’aspirapolvere da passare…La mafia è questo, anormalità divenuta normalità e consuetudine, una massa di merda che puzza e fa storcere il naso solo quando qualcuno ci dice “ehi ma stai mangiando merda sai!?!?”, salvo poi tornare a metter la molletta al naso,chiudere gli occhi ed abbassare la testa sul nostro bel piatto di letame fresco e fumante.
E perciò ricordo Falcone e Borsellino,Dalla Chiesa,La Torre, Rizzotto, Spampinato, Chinnici, Peppino Impastato, ogni singolo uomo delle forze armate a cui lustro non è stato dato ma che di mafia e dalla normalità folle degli esseri che si definiscono mafiosi è stato fatto fuori.
Io ricordo tutti loro e ringrazio chi, come Libera o Don Ciotti e molti altri si impegnano quotidianamente nella lotta, non solo simbolica, ma sopratutto concreta e quotidiana contro questa “cosa” che in realtà non ha un vero nome, ma che rappresenta la parte peggiore di ogni italiano, di ogni uomo.


Non posso non apprezzare questo ottimo post.
Tempo fa si parlava di mafia con alcuni ragazzi romani che mi chiedevano spiegazioni in quanto siciliano, e io in quanto siciliano, ma della provincia di Ragusa (la provincia “babba”), rispondevo che la mafia non è poi così difficile da capire e nemmeno dobbiamo offenderci se qualcuno ci dà dal mafioso a cuor leggero perchè “essere mafioso” non vuol dire necessariamente essere un assassino stragista. Il concetto di mafia si fonde infatti indissolubilmente con quello del “favore”. Il sistema dei favori, in Sicilia come in tutta Italia, comporta una sola direttiva morale: se fai un favore ti deve essere ricambiato; se te lo fanno lo devi ricambiare. La regola è una sola e molto semplice da capire.
Siamo tutti mafiosi perchè cerchiamo sempre le scorciatoie, ci arrabattiamo alla ricerca della via più semplice anche se essa ha diversi gradi di onestà, perchè odiamo e invidiamo gli altri per i loro successi senza chiederci quanta fatica c’è voluta per ottenerli, e semplicisticamente pensiamo e diciamo che chi ha soldi ruba, chi vince ruba, chi ha potere è mafioso: il tutto in un ragionamento aberrante che torna indietro come un boomerang fino a noi stessi.
Svegliamoci dal sogno: quanti Falcone, Borsellino, Impastato, Fava, Siani etc..etc.. devono morire prima di farci capire che la mafia va combattuta prima nella nostra testa e poi fuori?
Vi dirò, amici, non volevo leggerlo questo post. Perchè ero terrorizzato al pensiero di dover dire a Guglielmo: tu quoque?
Non che sia mio figlio, il sig Pacetto, capiamoci. Sarebbe stato proprio uno sbuffo alla siciliana: macari tu????
Io non scrivo di mafia e raramente ne leggo, specie nei giorni commemorativi. Mi infastidisco facilmente dinanzi alla retorica. E invece il sig. Pacetto ha scritto ” ‘na roba” – per usare un’espressione a lui cara – un articolo sincero, onesto, senza troppa retorica. Certo un po’ c’era, ma credo sia fisiologico in questo periodo. Dunque bravo.
denghiu…