Umberto Bossi e il ribelle Roberto Maroni. Per il Senatur è l’nizio del declino

C’è un grosso problema all’interno della Lega Nord, e quel problema ha nome e cognome: si chiama Roberto Maroni. Il consenso intorno all’ex titolare del Viminale è ampio se prendiamo in considerazione la base, meno ampio tra gli elementi del partito. A contare, tuttavia, sono questi ultimi, dato che, se la base avesse potuto esprimersi nel voto di giovedi alla Camera – quello che ha negato le manette a Cosentino – il verdetto sarebbe stato diverso.
C’è quindi una grave spaccatura dentro il partito di Umberto Bossi, lacerato dalla lotta intestina tra i due leader. Il vecchio ed il nuovo, quello che resiste con i denti e con le unghie, andando contro il volere degli elettori in quasi tutte le scelte pur di non perdere il bastone del comando, l’altro che

non perde occasione per dissociarsi, portando con sé la frangia di “ribelle” che è stanca delle mattane di un timoniere vecchio e rincitrullito. Perché Bossi sta progressivamente perdendo colpi: non è mai stato un genio, intendiamoci. Tuttavia aveva una certa presa sull’elettorato nordista che gli ha permesso di portare il partito al Governo più volte.

Non è cosa da nulla che un partito anti-italiano, con mire secessionistiche e tendenze razziste entri in una coalizione di Governo in uno tra i dieci Paesi più sviluppati del mondo. Ci vuole un leader forte e capace di catalizzare milioni di voti. Lasciamo perdere il ruolo giocato dall’ignoranza italiana, perché è un discorso che ci porterebbe troppo lontano, ma limitiamoci a constatare il successo leghista.
Siamo arrivati ad un punto, però, in cui la parabola prende inesorabilmente una fase discendente. L’aver tradito costantemente il mandato elettorale è costato parecchio in termini di credibilità ai vertici del Carroccio che, adesso, con la sua base, sembra spingere verso il pensionamento di un Bossi che di numeri ne ha dati fin troppi quest’anno.

Il voto su Cosentino potrebbe aver segnato un punto di non ritorno nella storia della Lega. La prossima volta che si andrà alle urne assisteremo a una rivoluzione più o meno rumorosa nel partito, con Bossi che probabilmente dovrà farsi da parte in favore di Maroni. I tempi sono cambiati, un cavernicolo come il senatur non può più guidare la Lega, anche se è un partito basato su idee da quattro soldi che anche un bambino potrebbe smentire.
Ma i bambini crescono prima o poi. Bossi non può più farlo, ora tocca ad altri tirare la carretta.

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