Immigrazione clandestina, stupri e razzismo

Vincenzo era in leggero anticipo. Stava andando al punto di raduno da dove sarebbe partita la manifestazione in favore dei diritti degli extracomunitari. Aveva anche una bandiera sulla quale campeggiava ”Accoglienza per tutti” e, avendo da trascorrere un pò di tempo, decise di prendere un caffè nel solito bar.
«Un espresso al vetro, e de corsa» disse scherzando ad Abib, il ragazzo senegalese che lavora al banco.
«Tu vai oggi di fretta?» gli rispose il giovane africano.
«Eccerto. Te devo anna’ a difenne», disse sorridendo Vincenzo.
«Tu difendi me?»
«Vabbè, se fa pe’ di’. C’è ‘na manifestazzione pe’ protestà contro l’espurzioni de li stragneri come te».
«A me, come dire voi di Roma? Ah sì, non può fregare di meno».
«Ao’, qua er monno s’arivorta. Ma come, io vado a gonfiamme li piedi pe’ ’na marcia a favore

vostro e tu te ne freghi? Io, nun so si l’hai capito, ma vojo che dar Senegal possano ariva’ qui tanti parenti e amici tua».
«E miei parenti e amici tu metti a casa tua?».
«Ma io a te mica te capisco, a’ Abibbe! Mo’ er razzista me pari tu. Se lo dovemo leva’ dalla capoccia ’sto monno fatto a caselle. Qui ormai ce se deve da integra’».
Il senegalese porse a Vincenzo il bicchierino di caffè e disse: «Amico, io integrato da anni. Prima di avere soggiorno e documenti, io fatto bucio così. Adesso io ha lavoro bello regolare qui al bar. Tu fai venire altri da Senegal, uno arriva e dice che lavora a mio posto per cento euro in meno. E io?».
«Ao’, messa così pare che se vado a ’sta manifestazzione a te te faccio ’n guaio».
«Ecco, tu fai guaio. Sì».
«Allora mo’ che faccio?».
«Andare a casa, oppure cinematografo».
«Sì, e ’a bandiera?»
«Tu prima arrotoli…»

Ho riportato un fatto accaduto a Roma l’estate scorsa, per dimostrare, in chiave – se vogliamo – ironica, quanto l’immigrazione è temuta anche dagli stessi immigrati.

Registriamo un ulteriore fatto di violenza, l’ennesimo stupro verso una donna da parte di un immigrato di origini africane. Non occorre fare commenti, il fatto si commenta da sé. Ho già parlato del problema dell’immigrazione, vorrei solo aggiungere che siamo stanchi di sentire e leggere di questi accadimenti, siamo stanchi del buonismo dei politici (o almeno di una parte di essi), siamo stanchi di sentire continuamente parlare di integrare chi non vuole essere integrato, siamo stanchi delle polemiche suscitate da chi protesta per il respingimento dei barconi, siamo stanchi di essere accusati di razzismo: se essere razzisti significa non volere a casa propria ladri, spacciatori di droga, sfruttatori della prostituzione (soprattutto minorile), stupratori, assassini… ebbene sì, siamo razzisti. Intendiamoci, non ne faccio una questione di carattere politico, ma di buonsenso.

Volevo chiudere l’anno 2009 con gli auguri di Buon Anno fatti nel post precedente, ma leggendo la notizia dello stupro, mi vengono pensieri cattivi. Ho la tentazione malvagia di augurare, per il 2010, a tutti quelli che ci accusano di razzismo, che un extracomunitario clandestino possa loro violentare la figlia. Ma non mi sento di farlo, anche se lo meriterebbero. Ma se dovesse succedere e, mi auguro di no, vorrei proprio vedere se il loro falso buonismo si trasforma in cosiddetto razzismo.

E’ facile essere tolleranti e buonisti quando i fattacci succedono agli altri. Si fa bella figura a parlare di perdono ed a continuare a dire che la colpa è della Società e dello Stato che non riesce ad integrare questa gentaglia.

Io dico basta con l’immigrazione clandestina, non facciamo entrare in Italia la feccia e buttiamo fuori chi non è autorizzato a starci, ma, soprattutto, chi violenta le nostre donne! E’ l’augurio per il 2010, per rispetto anche di tutte le donne che hanno subito violenza.




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