Il turpiloquio dei nostri politici. Parole, parolacce. E le riforme?

Ormai non mi stupisco più di niente. Mi stupisco soltanto quando guardo chi ancora si meraviglia di fronte alle sortite ed alle battute della nostra classe dirigente. Una classe smarrita e stordita, che fa un mucchio di chiacchiere e nulla più.

Credo che abbiamo passato la misura. Cominciò Umberto Bossi con un annuncio solenne e pubblico: “Noi ce l’abbiamo duro”. Ha finito, per adesso, il Presidente della Camera Gianfranco Fini, col vigoroso ed efficace: “Stronzi”, detto davanti ad una platea di giovani studenti immigrati, invitati a pronunciare questa parola contro chi si permette di schernirli o di emarginarli.

Questa legislatura e le precedenti hanno creato in me una sensazione di noia, di fastidio e di malumore con le tante parole, e ancora parole, e parolacce, ma nessuna come “riforme”, o meglio, i nostri politici le hanno sempre in bocca, ma solo lì. E pensare che il Paese ne ha un bisogno urgente e assoluto. La Destra litiga con la Sinistra, rinfacciandosi vicendevolmente di non cambiare il Paese. La maggioranza non fa niente, o troppo poco, un pò perchè incapace, molto perchè divisa e litigiosa. L’opposizione, ha finalmente trovato una guida, che non sarà un leader, Pier Luigi Bersani, ma è una persona seria, che

conosce i problemi e non parla a vanvera. E intanto tutto è paralizzato.

Le riforme, dicono da una parte e dall’altra, devono essere condivise. E perché? Basta che a volerle, salvo alcune, sia la maggioranza. Sembra di essere tornati ai tempi dei guelfi e dei ghibellini. Chi dovrebbe fare le riforme pensa ad altro, al proprio tornaconto personale più che a quello della collettività. Spero che, alla fine, qualche riforma, quelle più necessarie, come la sanità, la scuola, la giustizia, il fisco, si faccia, ma non mi stupirei se non si facesse.

Ma torniamo al linguaggio. Quando Bossi, una quindicina di anni fa, balzò di prepotenza alla ribalta politica, fra le prime parole che uscirono dalla sua bocca ci furono: “Noi ce l’abbiamo duro”. Vero o falso che fosse, mi sono sempre rifiutato di verificarlo.

L’inequivocabile dichiarazione priapesca sconcertò gli italiani, che certe cose le dicono o le ascoltano solo in privato, nelle conversazioni al bar sotto casa o direttamente nei talami e nelle alcove. Il paragone era crudo, ma realistico, e aveva un doppio significato. Chi lo pronunciò, il Senatur, intendeva rendere di pubblico dominio non solo la superiore prestanza fisica dei seguaci del Carroccio, ma anche la combattività.

Non più tardi di un mese e mezzo fa, il Presidente Silvio Berlusconi, a Benevento, si lasciò andare a criticare certa stampa che “sputtana il Paese”. Un mese addietro il Ministro Renato Brunetta aveva accusato “la povera sinistra” di farsi “condizionare da un’elite di merda”, aggiungendo che la sinistra deve andare “a morire ammazzata”.

Eravamo abituati al linguaggio solenne, pomposo, dei politici come Moro e Rumor, e di un presidente della Repubblica, il barone calabrese Oscar Luigi Scalfaro, che più parlava e meno diceva. E dato che parlava tanto, non diceva niente. Ma più di tutti i Veltroni e i Rutelli che con le parole evangeliche hanno fatto carriera, almeno finché non sono stati smascherati da un’opinione pubblica che, dopo tante chiacchiere mielate, voleva fatti.

Quanto a Fini, il presidente della Camera, terza carica dello Stato dopo il Presidente della Repubblica e quello del Senato, poteva risparmiarsi gli “stronzi”. Poteva risparmiarceli, e doveva, perchè ad un simile turpiloquio non si ricorre di fronte a una scolaresca. D’immigrati o di connazionali, poco importa.

Ma, ripeto, dal fondatore di Alleanza Nazionale ormai c’è da aspettarsi di tutto e di tutto il suo contrario. Nessuno ha capito perchè lo faccia. Il partito lo sta abbandonando, ma lui continua a sinistreggiare accarezzando la chimera di succedere a Berlusconi, o addirittura a Napolitano, quando scadrà il mandato di uno dei migliori, più onesti ed equilibrati Capi di Stato dell’Italia repubblicana. Ma come possono gli ex comunisti e gli ex democristiani di sinistra sollevarlo sui loro scudi e portarlo a Palazzo Chigi o al Quirinale, se fino a ieri lo volevano nella fogna e nel ghetto? Possibile che Fini non l’abbia ancora capito?

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