I costi della politica: le seicentomila auto blu

Mi è capitato recentemente di leggere un libro, scritto da due assi del giornalismo che sono Mario Cervi e Nicola Porro, dal titolo “Sprecopoli” (editore Mondadori), che già dal titolo stesso la dice lunga sul contenuto. Gli autori raccontano ed analizzano la questione dei costi della politica e dell’enorme mole di denaro pubblico che viene speso nei modi più diversi, per far funzionare gli innumerevoli organismi dello Stato. Che, come al solito, ha fatto, e fa orecchio da mercante a qualunque critica, censura, rilievo.

Sapete quante auto blu esistono in Italia? Circa seicentomila! Come fa uno Stato

come quello americano ad averne soltanto settantatremila? E l’Inghilterra cinquantottomila? Come facciamo a non indignarci di fronte a questo stato di cose?  Possibile che in Italia non ci sia un politico che si vergogni dell’attuale situazione delle auto blu? E che nessuno prenda seri provvedimenti? Con un debito pubblico extragalattico (si parla di circa tremilioni e seicentomila miliardi  di vecchie lire) così alto, come si fa a non pensare di ridurre drasticamente uno spreco di tale portata?
Qualcuno dirà che è un vecchio fardello. Lo so, ma chi ce l’ha messo sulle spalle? Un bambino appena nato, nel momento stesso in cui viene al mondo, ha un debito con lo Stato di trentamila euro, su cui ogni anno, a sua insaputa e senza sua colpa, pagherà migliaia di euro di interessi. Chi ha fatto questo debito? Siamo con l’acqua alla gola, le nostre finanze sono allo stremo per colpa della spensieratezza, anzi della dissennatezza di una classe politica indegna di questo nome che nel tempo ha scialacquato a piene mani i nostri quattrini.
Chi sono i responsabil di questo stato di cose? Con buona pace dei nostalgici, mi sento di dire che sono stati e sono i governi consociativi, nati sotto la protezione di un ombrello fradicio:
“l’arco costituzionale”. Tutti insieme appassionatamente, maggioranza e opposizione. I vecchi governi non si limitavano a governare, ma spartivano il loro potere con l’opposizione che non chiedeva di meglio che entrare nelle “stanze dei bottoni”, e poi ci tempestavano di tasse e balzelli vari. I superstiti dell’epoca non ci vengano a dire che loro non c’entrano perchè non siamo fessi. Le cose le conosciamo, come le conoscono tutti quelli che vogliono conoscerle. La torta da dividere era grossa e ce n’era per tutti, allora. Ciascuno si è ritagliato la sua, infischiandosi di tutto e di tutti.
Bisognerebbe radere tutto al suolo e ricominciare da zero…
Non vorrei, ma è solo un sospetto, esile come tutti i sospetti, che le nostre seicentomila auto blu avessero una loro ragione. Forse mi sbaglio, ma penso che i cosiddetti rappresentanti dei cittadini godano di una vasta impopolarità. La gente non li ama e quando li vede passare in auto blu li guarda con un misto d’indifferenza e di disgusto. E questo non va.

I nostri parlamentari, al centro e in periferia, vanno protetti. E le auto blu, trasformate in autoblindo, svolgono perfettamente questa funzione…

Pertanto, chissà…bisognerebbe forse aumentarle?




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