Formazione e lavoro lontani.Se il corso non porta il posto dal libro: Un fiabesco senza limiti

 

Le parole del segretario regionale Uil, Gerardo Colamarco,
hanno il peso di una pietra tombale.
Il resto del «carico negativo» lo mettono i numeri di Confindustria
e Confartigianato, gli stessi che sono poi il cuore della terza
e ultima parte dell’inchiesta in tema di lavoro e giovani.

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Politichiamo in attesa di risposte artistiche

Formazione e lavoro lontani.Se il corso non porta il posto!
I sindacati: «Antiquata e autoreferenziale, così serve a poco».
Il difficile rapporto tra giovani e lavoro
-VENEZIA —«Oggi come oggi, per come è stata gestita, la formazione
non serve a nulla, se non a tenere in piedi gli stessi soggetti
che la fanno». Le parole del segretario regionale Uil, Gerardo Colamarco,
hanno il peso di una pietra tombale. Il resto del «carico negativo»
lo mettono i numeri di Confindustria e Confartigianato, gli stessi che sono
poi il cuore della terza e ultima parte dell’inchiesta in tema di lavoro
e giovani, pubblicata ieri dal Corriere del Veneto.
La regione con uno dei migliori apparati per la formazione professionale
(Lombardia e la «rossa» Emilia Romagna stanno davanti)
in un anno spende 215 milioni per mettere in piedi 1.500 corsi
che il 70 per cento dei circa 7mila iscritti smette di frequentare ben prima
che siano terminati. A fermarsi qui vien quasi da gridare, perché il dato
da solo giustifica la stilettata al sistema di Colamarco.
Ma andare oltre è un obbligo. La crisi economica non è certo un bene,
ma se può diventare un faro che illumini carenze, disfunzioni,
sprechi che prima pochi vedevano e a meno ancora interessavano,
giusto usarla.

Sulla «questione formazione», oltre al segretario veneto di Uil,
dicono la loro anche i parigrado di Cgil e Cisl, Emilio Viafora
e Franca Porto: a caccia di perché, ma soprattutto di soluzioni.
Quanto ai primi, l’analisi di Porto può fare da pianale per gli interventi
successivi. «La nostra formazione – dice – è in crisi da almeno dieci anni.
Dagli anni Sessanta è stata uno degli elementi fondamentali
per lo sviluppo del sistema industriale e i risultati si sono visti.
Non ha dato (quella prima formazione, ndr) solo gli strumenti a chi aveva
bisogno di nozioni per una particolare mansione, ma ha formato anche
imprenditori, dirigenti, capi azienda». Poi, a sentire il segretario Cisl,
il giocattolo si è rotto. «Il meccanismo si è incrinato e la formazione
professionale è diventata assolvimento dell’obbligo scolastico e, in fondo,
una proposta quasi fine a se stessa». Una parola: autoreferenzialità.
Ecco il morbo che limita l’efficacia di un sistema che pure costa una cifra
a otto zeri. Lo stesso indicato da Colamarco e indirettamente anche
da Emilio Viafora quando dice che «si sta ragionando sul nuovo sistema
di accreditamento delle strutture di formazione», aggiungendo
che «c’è un tratto differente tra quanto si dovrebbe fare e quanto
in effetti si fa».

Siamo all’impasse. Ma come andare oltre?
«Va recuperata la frattura che indicavo prima – ancora Porto – con un
primo intervento di tipo culturale. Da tempo qui da noi non si dà più
il giusto valore al lavoro dipendente e si tende quindi a svalutare
la formazione relativa: questo va cambiato.
Il secondo intervento è sulle finalità. Si deve portare l’attenzione sul fatto
che la formazione deve legarsi all’occupabilità ». Avvicinare studio, corsi,
informazioni, al lavoro inteso come «il lavoro che c’è», sul territorio,
in un dato momento storico, fatta salva la prospettiva di sviluppo possibile.
Se la partita da giocare è questa, come si vince?
«Indirizzare i giovani fin dalla scuola al mondo del lavoro e collegare
di più e meglio scuola e aziende. Inutile continuare a fare formazione
che non porta a lavoro», dice Colamarco.
Franca Porto completa il proprio ragionamento invocando «politiche attive
da parte del governo. Politiche di security, che di flex ne abbiamo anche
troppa». Curvata la formazione all’occupabilità e recuperato il valore
del lavoro dipendente, cambieranno anche i soggetti che fanno
formazione. Il segretario veneto di Cisl ne è convinta:
«Dovranno diventare realtà più dedicate a chi chiede che
non a se stesse».

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Published: febbraio 13th, 2012 at 16:20
Categories: Arte-Rappresentazione Fenomenale