Orrende parole indecifrabili
Posted in Senza categoria on maggio 14th, 2012Orrende parole indecifrabili
scritte di nero
che contengono
la bellezza
più pura nel mondo.
Nessuno riesce a leggerle
- Hoppipolla
Orrende parole indecifrabili
scritte di nero
che contengono
la bellezza
più pura nel mondo.
Nessuno riesce a leggerle
- Hoppipolla
Ragazze
sul legno incidono
le proprie
Speranze
che almeno su un tronco
vivente, a custodirle
non saranno mai portate via
dal tempo
dalla corrosione dell’anima
dalla giovinezza
che non è più
in questo sporco mondo.
- Hoppipolla.
Vivo in un tempo scombinato
Chi è grande dentro è piccolo
Io che son piccola dentro son grande
Intorno siamo tante biglie che rotolano
Senza direzione
Io sola pallina gommosa tento di saltare
Di palo in frasca
Conoscere il mondo
Sulla mia pelle
Pensiero anarchico.
Tante formiche
Vanno avanti per inerzia
Non sanno cos’è l’organizzazione
Quando piove
In questa giovinezza
Sporca,
corrotta
che io mi stanco di vivere
non sembra vera
sento di essere sola
a tenere le fila
rosse di pianto
e di trucco, ormai marcio
per ricostruire qualcosa che non c’è mai stata.
- Hoppipolla
(Sopraffatti dal dolore:)
Ho la morte e la vita
dentro me:
la vita più vera,
la morte più nera
che si sgretolano insieme,
ossimori.
Ma ci sono altri modi
per stare ancorati
per terra.
- Hoppipolla
Fai della vita una folgorazione continua,
e capirai.
-Hoppipolla
Stasera tacciono le stelle,
la luna ancora non è sorta
ed io sto dedicandomi
al canto degli assassini.
Già dai primi versi si sente
nello stormire delle foglie,
ora la pietra che affila
l’acciaio,
ora il rantolo strozzato,
verso tipico dello strangolato.
E se si ferma per un attimo
il vento,
allora il suo posto
prende un silenzio
gravido di morte,
consapevole, opprimente,
colpevole.
Un silenzio buio,
ovattatato come l’oscurità,
quando è assoluta,
preme sulle pareti di un pallido
spiazzo di lucore.
Allo stesso modo
in questo silenzio ogni suono è smorzato
come la luce oppressa.
Quando il vento,
passato neanche un secondo
-un secolo-
riprende l’instancabile soffio,
anche gli scricchiolii
dei rami
suscitano immagini
di corde tese
e ossa spezzate.
Stanotte il cielo è terso,
ma il vento ha portato
in grembo un tuono
tale e quale
ad uno sparo.
Il vento cambia,
e porta un odore
di carne in disfacimento
dal mattatoio.
Odore di battaglia
di una vita in fila
come alle poste
premuti uno con l’altro
nelle futili grida
in attesa della consegna ultima.
Il vento cambia ancora,
ma resta vivo a malapena quanto basta
per portarti alle narici
un odore di veleno
profumato di rosa e di fiele,
trementina e albicocca.
Finalmente la luna sorge,
e mi scuote dal mio
torpore di morte.
Forse ha incontrato il sole
nel suo svenarsi
dei raggi del tramonto,
perchè stasera sorge rossa,
insanguinata.
Ma il vento ora si è posato,
gli uccelli notturni spezzano
a tratti
il silenzio latteo
che non sa più di morte,
perchè è nella luna che termina
il canto degli assassini.
-Poex-
Sverginare le poesie.
Poichè troppo ineffabili,
s’inceppano nella penna,
contorte, arzigogolate
non son chiare
s’oscurano al Sole.
Quale poesia ha il diritto
d’oscurarsi quando le va,
rimanere vergine, pura
morta nella sua forma
incompresa
nella sua lacerante bellezza?
La vena si gonfia
il senso esplode
la condivisione
le dà corpo,
la comprensione.
Raggio di luce
in sè effimero,
a lei lo specchio è cosa buona:
amplifica e moltiplica;
come i battiti
di fronte alla vertigine.
La bravura
per il disvelamento
della bellezza.
-Hoppipolla
Mani
un ammasso di linee
tensione
che afferra
sospesa nell’attimo
prima dell’azione
prima del pensiero.
-Hoppipolla
Camminare sulla spiaggia
a molti porta consiglio.
La mia ultima camminata su una spiaggia
mi ha portato un nuovo demone.
La memoria.
ho incontrato un ambulante,
che iniziava la giornata -erano le otto del mattino-
in spiaggia c’era poca gente,
ma tanta, tanta luce.
Chissà, forse la gente assorbe la luce.
Quello che so è che ho parlato con l’ambulante.
Lui mi ha fatto dono del suo nome e della sua storia,
dei nomi dei suoi figli e di quello di sua moglie
rimasti in Pakistan.
Li ho dimenticati.
Ricordo la storia,
non il volto che l’ha raccontata.
Ricordo la spiaggia, non il nome dell’ambulante.
D’ora in poi tutte le spiagge avranno per me
il nome di quell’ambulante
e siccome di lui non rammento il nome,
nessuna spiaggia avrà più un nome.
Ah, Giulietta, quanto ti sbagliavi!
Noi SIAMO il nostro nome.
Senza nome, il nostro volto e la nostra storia
sono come una nave che, senz’ancora,
beccheggia in mezzo al mare in tempesta
della memoria umana, volubile come il vento.
-Poex