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Fosca. 5: L’avvocato

10 giugno, 2012 | | No Comment


Quando Corrado tornò nella via silenziosa, trovò Fosca a metà strada. La ragazza era vestita con più accuratezza del solito. Portava una giacchetta che dava sul blu, coordinata con i pantaloni e corta ai fianchi. Il collo nudo emergeva nitido dove finiva una abbottonatura alta ma non accollata.
- Da un quarto d’ora vado avanti e indietro.
- Ho perso gli occhiali. Sono tornato sui miei passi per almeno 50 metri e li ho ritrovati in pezzi. Forse una macchina, forse un motorino. La vedo elegante.
- Aspetto il fidanzato. Andiamo a Lucca, ad un pranzo che chiude un convegno di avvocati.
- E sua nonna?
- La vedova Tonini verrà da lei e le preparerà il pranzo. Non c’è molto da fare. Le patate sono già bollite. Fredderanno un po’, come piacciono a mia nonna, che però esagera con l’olio e il sale. Ho preparato anche il pesto senza formaggio.
- E’ qui per la seconda finestra.
- Ci penso da domenica. Voglio conoscere tutte le storie.
- Mi ha preso per Sherazade delle “Mille e una notte”?
- Solo perché ho bisogno di racconti. Non le chiedo di distrarmi da propositi crudeli. Ma è successo un incidente. Ieri sera la presa del salotto ha preso fuoco. Una vampata e odore di plastica bruciata. Ho avuto paura.
- La corrente c’è?
- Tutto ha continuato a funzionare, meno quella presa. Mi chiedevo se per compensare la delusione di studi inutili lei non abbia imparato, per suo conto, qualcosa di pratico.
- Qualcosa so fare. Un po’ di idraulica, un po’ di elettricità, un po’ di meccanica, un po’ di ferro battuto.
- Verrebbe con me a vedere quella presa?
In salotto, nonostante la finestra aperta, c’era ancora odore di plastica bruciata.
- Non ho molti attrezzi e tutti poco adatti, disse Fosca.
- Non importa. Ho qui un cacciavite cercafase. Assomiglia ad una penna.
Corrado svitò la presa. Anche l’estremità dei fili risultò annerita e incotta.
- Non c’è fase e, probabilmente, in qualche parte del muro anche il filo del neutro è interrotto. Mi chiedo perché non sia scattato il comando generale.
Corrado guardò in alto e vide una scatola di derivazione.
- Deve esserci un fusibile. Mi occorre qualcosa per arrivare lassù.
Fosca tornò con una scala di legno, che appoggiò sotto la scatola. Corrado salì e aprì il coperchio. Caddero dei frammenti di temperina bianca.
- C’è un fusibile e, naturalmente, il filamento è spezzato.
- E’ un guaio?
- Sì e no. Sì, perché è un vecchio modello di fusibile che forse non è più in commercio. No, perché la rottura del filamento ha permesso al resto dell’impianto di continuare a ricevere corrente. Qui posso fare qualcosa di provvisorio, ma la presa è ormai inservibile e dovrà essere sostituita. Purtroppo è un modello antiquato, che non si fabbrica più da anni.
- Le dispiace guardare alcune cose che ho messo da parte?
Fosca guidò Corrado in una stanza guardaroba situata sul lato opposto dell’ingresso. La ragazza prese una scatola da uno scaffale e l’aprì su un tavolinetto. Corrado vi trovò prese, interruttori, deviatori ed anche un invertitore e due fusibili a vite. Tutti della stessa linea di quelli della palazzina.
- Come fa ad averli?
- Una delle villette a schiera è stata rinnovata all’interno. Questo materiale stava per finire nella spazzatura. Ho chiesto ai muratori se potevo averlo. Ho preso anche dei rubinetti e delle piastrelle.
- Certo che lei è previdente.
Corrado portò la scatola in salotto e cercò una presa da 10 ampere. La pulì e la sostituì nella scatola. Salì di nuovo e avvitò nell’alloggiamento uno dei due fusibili recuperati da Fosca.
- E’ probabile che i fili non siano interrotti. Ora proviamo.
Fosca stava per inserire di nuovo la spina della stufa elettrica nella presa, quando Corrado la fermò.
- Se fa così, provoca un’altra vampata. La stufa assorbe troppe ampere, va oltre la taratura della presa e dei fili. Vede che la spina è più grande? Non deve rimediare alla differenza di passo mettendo un adattatore da 16 a 10 ampere. E poi, perché accendere una stufetta di luglio?
- Volevo provarla prima di portarla in soffitta per il prossimo inverno. Non sempre ha funzionato bene.
- Provi la presa con un paralume.
La presa era tornata a funzionare. Corrado stava per raccomandarsi di nuovo perché Fosca usasse la presa giusta, quando un uomo ben vestito entrò in salotto. Doveva avere le chiavi della palazzina perché la porta d’ingresso era chiusa.
- Giovanni!
Fosca e il fidanzato avvocato si salutarono con un bacio. Corrado raccolse la vecchia presa e i frammenti di temperina, rimise il cercafase nel taschino, prese il cappello e fece l’atto di congedarsi.
- Giovanni, ti presento il signor Lanfranchi.
Si strinsero la mano con una certa diffidenza.
- Il signore abita da queste parti. Parlando, gli ho detto della presa bruciata e lui si è offerto di vedere se il guasto poteva essere riparato subito. Quella presa annerita mi preoccupava.
- E’ un elettricista?
- Non di professione.
- Corrado, disse Fosca, è laureato in filosofia.
- Un elettricista filosofo, commentò Giovanni con marcata ironia.
- Un non filosofo che vorrebbe essere un bravo artigiano, rispose Corrado, irritato dall’ironia di quel fidanzato. Come Fosca ben sa, ho studiato chiacchiere e affini. Se parlo, esagero.
- Parla troppo? Disse Giovanni con un mezzo sorriso.
- Troppo no, ma dico cose spesso involute e talvolta mi accorgo di esprimermi in modo inutilmente aulico, ampolloso.
- E se ne rammarica? Disse ancora Giovanni, che appariva innervosito.
- Cerco di correggermi. In quei momenti mi dico: “Attento, Corrado, rischi di passare per un avvocato”.
Su questa impertinenza, Corrado salutò Giovanni con un cenno della testa e strinse la mano a Fosca. La ragazza, le guance rosse e gli occhi bassi, gli trattenne qualche istante la mano.
- Non si preoccupi. La presa funziona.
Fosca lo accompagnò alla porta.
- Torni, disse a bassa voce, torni, la prego.