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Fare la maglia mentre la ghigliottina lavora

14 giugno, 2012 | | No Comment


L’amico Umberto Semplici ha risposto sul suo blog al mio articolo intitolato “In un paese libero il carcere è un’eccezione”. Anche il lettore Marco Benedetti si è soffermato a lungo sul mio articolo e mi ha scritto una mail molto circostanziata. Devo dire che entrambe sono risposte bene argomentate e all’altezza del tema. Benedetti trova considerazioni condivisibili sia nel mio sia nel post di Umberto e, giustamente, riassume una posizione di civile prudenza richiamando il termine “garantismo”. Anche Umberto lo fa. Potrei essere molto breve nel rispondere citando semplicemente un inciso del post di Umberto, che è il seguente: “sempreché ne sia dimostrata la colpevolezza”. Basterebbe questo ad esaurire la discussione: “sempreché ne sia dimostrata la colpevolezza”. Dovremmo attendere per gioire, se proprio c’è da gioire. Mi fermerei qui, se il mio articolo fosse impostato sul semplice e chiaro principio del garantismo, da osservare fino all’ultimo grado di giudizio. Ma non era questo che avevo in mente. Nel mio articolo non c’è alcun riferimento al garantismo e alle considerazioni che esso implica. Scriverei le stesse cose anche in presenza di una condanna definitiva. Sapere di gente in carcere non mi fa stare meglio, non mi rende contento. Questo non significa che non dia peso al valore della pena. Dirò di più. Io non credo al “perdono responsabile” teorizzato dall’ex giudice Colombo né penso che il carcere debba essere un luogo di rieducazione. Lo considero il luogo della pena e mi aspetto che sia giusto e rispettoso della condizione umana. Scontata la pena, l’uomo è di nuovo nella società con tutte le responsabilità individuali che questo comporta. Quello che il mio articolo voleva segnalare è l’estrema facilità con cui possiamo trasformarci in moderne “tricoteuses”, quelle parigine, con lo scialle e la cuffia, che si sedevano accanto all’impalcato della ghigliottina e lavoravano ai ferri mentre la lama scendeva e si alzava, si alzava e scendeva. Alcune di loro passavano il fazzoletto nel sangue dei ghigliottinati. Solo tenendo a mente la nostra primaria condizione di uomini liberi possiamo evitare di “godere” di ogni abolizione, sbagliata o giusta che sia, di questo bene vitale.